VIK, l’amico per le pazienti con tumore ovarico

“Ciao Vik, ci sei? Scusa per l’ora ma ho proprio bisogno di un consiglio”…. “Certo, dimmi pure”…. Vik è un amico, di quelli veri. Se lo chiami risponde sempre, a qualsiasi ora, anche la notte. E non te lo fa pesare. Sulla carta d’identità alla voce genere Vik ha scritto chatbot. Risiede di norma sui cellulari e pur non essendo né medico né psicologo sa un sacco di cose e conosce le risposte a quasi tutte le domande. VIK è un esperto di tumore ovarico ed è un prezioso alleato di tutte le donne che si trovano a dover fare un tratto di strada con un compagno poco gradito.

Vik si scarica  cercando “Vik Tumore Ovarico“ su Messenger o scaricando gratuitamente l’App “Vik Tumore Ovarico“ su Apple o Android.

VIK una macchina intelligente costruita con algoritmi in grado di elaborare il linguaggio e di comprendere le richieste delle pazienti. I contenuti scientifici si basano sulle linee guida di ogni Paese e sono stati costruiti e validati da esperti medici, mentre quello che riguarda l’aspetto “sociale”, le preoccupazioni delle pazienti dalle associazioni dei pazienti.

 

Vik conosce dalla A alla Z  il tumore ovarico: definizioni, livelli, tipi, sintomi, diagnosi, impatto sulla qualità della vita (sport, lavoro, sessualità, alimentazione). E’ informato sui trattamenti e sulle classificazioni delle terapie. Ne conosce i foglietti illustrativi e ha un dialogo aperto con i siti governativi in caso di variazioni. In più tiene conto degli appuntamenti della paziente e l’avvisa per tempo, lo stesso fa per l’assuzione la terapia.

In Italia a istruire Vik è stato il prof. Carmine De Angelis, oncologo dell’Università Federico II di Napoli: “L’idea del progetto Vik nasce con l’obiettivo di far fronte a tre principali bisogni comuni alle pazienti : la mancanza di informazioni veloci e affidabili di natura medica , la ricerca di un sostegno globale durante il percorso diagnostico e terapeutico ed il senso di solitudine ed isolamento avvertito  dalle donne in questa fase della loro vita. L’applicazione diventa un assistente virtuale che accompagna le pazienti  rispondendo ai loro quesiti, condividendo informazioni di interesse ed interagendo in maniera proattiva. Vik non si sostituisce al medico, ma rappresenta un importante alleato alla sua attività. I contenuti sono il risultato di un ampio lavoro di revisione della letteratura scientifica ad oggi disponibili relativa alla diagnosi e cura del tumore ovarico”.

Alla stesusa della parte umana  ha contribuito Acto onlus: “Grazie alla partnership con GSK – dice Nicoletta Cerana, presidente di Acto Italia – possiamo offrire ai 140 mila utenti che raggiungeranno la app VIK  dal  nostro portale una ulteriore fonte di informazione semplice ed affidabile e una nuova gamma di servizi digitali di supporto. Con VIK continua il processo di digitalizzazione dei servizi di Acto iniziato nel 2018, nella convinzione che la tecnologia, se ben usata, può essere di primo aiuto a chi soffre e a chi se ne prende cura senza peraltro sostituirsi mai ad una consulenza specialistica o alla visita del medico”.

 

Negli ultimi anni il tumore dell’ovaio ha visto un progresso importante nelle cure, soprattutto con la disponibilità dei PARP inibitori. “Il tumore ovarico – conferma la dott.Vanda Salutari, UOC Ginecologia Oncologica, Fondazione Policlinico Agostino Gemelli IRCCS, Roma – è l’ottava neoplasia più comune nelle donne nel mondo. In Italia si calcola siano 5.200 ogni anno le nuove diagnosi. E’definito il silent killer perché non esiste uno screening e i sintomi sono spesso aspecifici, per cui la diagnosi avviene quando ormai la malattia è in fase avanzata. I farmaci della classe dei PARP-inibitori hanno rivoluzionato negli ultimi anni il trattamento del carcinoma dell’ovaio e di conseguenza le prospettive e la qualità di vita delle pazienti. Sono farmaci orali che vengono somministrati come terapia di mantenimento sia dopo la prima linea di chemioterapia che nelle linee successive, per questo la qualità di vita e la corretta istruzione delle pazienti è fondamentale per la compliance al trattamento, sopratutto nei primi due mesi di terapia. In tale contesto il supporto di una chatbot come VIK diventa fondamentale. Permette alla paziente di avere a disposizione un valido supporto che la accompagna nella gestione degli effetti collaterali e delle paure legate alla malattia e al nuovo percorso di cura”.

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