Vaccinazione contro la meningite: si può fare di più e meglio

La meningite – come sostiene il Professor Carlo Signorelli, Presidente della National Immunization Technical Advisory Group – è la malattia a più alta letalità circolante in Europa. Ma la percezione del rischio che essa rappresenta è generalmente bassa, salvo prendere corpo in presenza di focolai epidemici, mentre va detto che solo una vaccinazione praticata su larga scala potrebbe ridurre in modo significativo il rischio d’infezione cui è maggiormente esposta la prima infanzia.

Per fortuna, almeno per la meningite, la politica, dai Cinque Stelle a Fratelli d’Italia, sembra essere concorde circa la necessità che le forze politiche, nella XIX Legislatura, guardino con attenzione alla necessità di alzare la risposta sanitaria a contrasto di questa patologia. È questo il senso dei messaggi che la Senatrice Elisa Pirro (M5S) e l’On. Marcello Gemmato (FdI) hanno dato in apertura del convegno sulla Vaccinazione Meningococcica promosso, nei giorni scorsi, dalla rivista di politica sanitaria Italian Health Policy Brief (IHPB) e dalla Fondazione Sturzo di Roma.

Come sottolinea anche il Dottor Giovanni Rezza, Direttore Generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, negli ultimi due anni si sono registrati pochi casi di meningite in Italia, soprattutto grazie alle cautele utilizzate in chiave anti-Covid-19 che hanno contemporaneamente limitato la circolazione della malattia. Tuttavia, ha riconosciuto come occorra fare un ulteriore sforzo per migliorare il livello della copertura vaccinale, oggi definito “subottimale”, soprattutto a causa di notevoli disomogeneità assistenziali tra le diverse regioni. Un quadro vaccinale che, sempre secondo il direttore generale del Ministero della Salute, dovrebbe migliorare ulteriormente con la prossima entrata in vigore del nuovo piano vaccinale concepito con logiche di flessibilità e aggiornamento rispetto alle possibili evoluzioni degli scenari sanitari.

“In Italia, anche se la meningite è una patologia a basso tasso di circolazione, occorre avere maggior consapevolezza della sua estrema gravità per l’alta capacità di generare processi flogistici, diffusi e importanti, che richiedono un approccio terapeutico multidisciplinare”, sottolinea il Professor Paolo Grossi, Ordinario di Malattie Infettive dell’Università dell’Insubria, “ma la consapevolezza è opportuno che si abbia anche in relazione al fatto che la prevenzione, grazie alla vaccinazione, oggi è possibile. Quello che conta è che su questo tema di sanità pubblica vi sia attenzione e se ne parli non solo quando si manifesta, generando a volte reazioni scomposte o eccessive, frutto di pregresse scelte inadeguate”.

L’importanza della prevenzione – L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha varato nel 2017 una road map che mira ad eliminare la meningite entro il 2030, oltre a ridurre le disabilità ad essa collegate. Cinque sono i punti che la caratterizzano:

  • Prevenzione e controllo delle epidemie grazie alle vaccinazioni
  • Diagnosi precoce e trattamenti terapeutici immediati
  • Attività di sorveglianza
  • Supporto e cura dei pazienti colpiti
  • Collaborazione in chiave advocacy per elevare la consapevolezza della pubblica opinione e della politica sulla meningite e il suo impatto

 

Fare di più e meglio – Dal dibattito è emerso che possiamo fare di più e meglio nel nostro Paese, aumentando la “vaccine confidence” nella popolazione, soprattutto – per quanto riguarda la meningite – nei neo-genitori, spesso poco o male informati sui rischi e sulle conseguenze di tale patologia. E verso gli adolescenti che, mostratisi sensibili alla copertura vaccinale durante la pandemia, da un lato devono essere adeguatamente informati (anche con il coinvolgimento delle scuole) e dall’altro devono poter usufruire gratuitamente della vaccinazione in tutto il Paese, e non solo in alcune regioni del sud.

 

 

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