Tentazioni pericolose: Fumo, droghe, gioco, sesso e alcool: quando diventano dipendenze?

 Sappiamo davvero quando una tentazione si trasforma in dipendenza? La risposta “Sì ma posso smettere quando voglio” è dietro l’angolo, e la consapevolezza diventa una chiave importante per cambiare atteggiamento e migliorare.

Le droghe, ma anche l’emergenza del gioco d’azzardo, il fumo, l’abuso di alcool e la pornografia online, sono temi di grande attualità. Coinvolgono  tutti, giovani e meno giovani.  Queste tentazioni pericolose infatti possono sfociare in dipendenze che mettono a repentaglio la salute e il benessere della persona.

“La droga non è più quella di una volta, da un lato perchè le sostanze sul mercato si moltiplicano, dall’altro siamo noi a non essere più quelli di una volta, perchè abbiamo delle aspettative diverse. Oggi il passaggio tra società post-industriale e società interconnessa, crea un vuoto culturale che rischia di essere riempito dal desiderio di alterazione. Un mercato particolarmente aggressivo e in grado di utilizzare tutte le tecnologie di comunicazione dei nuovi media, promuove consenso per l’utilizzo di sostanze legali ed illegali all’interno di situazioni che fanno parte della nostra vita di tutti i giorni, come il lavoro, il gioco, l’amore, ecc. Si diventa così dipendenti, prima ancora che dalle sostanze, dalle situazioni in cui consumarle diventa un must. Si vendono emozioni che generano dipendenza, per riempire il vuoto culturale che ci circonda e che avrebbe bisogno di ben altro per essere colmato” ha esordito Riccardo Gatti – Direttore UOC Programmazione Studi e Ricerche nell’Area Dipendenze, ASST Santi Paolo e Carlo.

Per Emilio Sacchetti – Presidente Eletto Accademia Italiana di Scienze delle Dipendenze Comportamentali “Le dipendenze comportamentali sono un nuovo capitolo della psichiatria, anche se parliamo di vecchie dipendenze come quella del gioco d’azzardo, che è legato all’uomo in maniera quasi indissolubile da secoli. L’avvento di internet e delle cosiddette macchine elettroniche da gioco oltre che la diffusione dei locali aperti 24 ore su 24, hanno sicuramente aumentato il numero di fruitori, ma bisogna fare attenzione a non confondere il gioco d’azzardo, con il gioco d’azzardo patologico (solo l’1 o il 2% del giocatori diventano patologici). Il disturbo da gioco d’azzardo ha notevoli possibilità di cura, ma purtroppo, solo il 10-20% dei giocatori patologici chiede aiuto. Quindi, è più importante prevenire, rispettando il più possibile il diritto dei giocatori non patologici di continuare a giocare. In quest’ottica sono possibili varie strategie di intervento: da quelle proibizionistiche più adatte ai minorenni, a quelle più educative per gli adulti che promuovono il gioco responsabile. In ogni caso, bisogna prestare molta attenzione al rischio di promuovere, con questi interventi, il gioco illegale. Infine, non si possono dimenticare le dipendenze da internet, dai videogames e dai social network, che sono sottovalutate come possibile patologie”.

Dal punto di vista psicologico, Giulia Meloni – Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Responsabile Spazio Psicologico Associazione Amico Charly ha dichiarato che “La maggior parte dei casi che vediamo allo Spazio Psicologico dell’Associazione Amico Charly, riguarda adolescenti con problematiche di origine ansiosa, relative al ritiro sociale. Di solito le paure principali sono due: lo stare in situazioni sociali, soprattutto non conosciute; ed eseguire delle prestazioni non all’altezza delle aspettative, che portano pertanto ad essere giudicabili negativamente dagli altri. In questo contesto in cui i ragazzi vedono “l’altro” come giudicante, fattore di ansia, se non di angoscia in alcuni momenti, è più facile che i social network diventino un rifugio confortevole. Nell’adolescenza, dove è in gioco la costruzione della propria identità, è fondamentale il rapporto con l’altro – il suo sguardo, il suo contatto – perchè concorre alla formazione dell’immagine che abbiamo di noi stessi. In internet – sui social network, i videogames, ecc – l’altro non c’è, ma ci sono i suoi corrispettivi simbolici. Per questa ragione bisogna prestare particolare attenzione in fase adolescenziale, perchè un abuso di questi strumenti può non contribuire alla formazione di un’identità integrata”.

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