Sulle orme di Leonardo un progetto dedicato al riso  

Una “sostenibilità partecipata” che unisce Natura, Innovazione e Progresso. “L’Eco dell’acqua sulle vie del riso” è la seconda tappa – la prima si è svolta il 15 giugno al Castello Visconteo di Pavia – del progetto che lega Riso Scotti, all’idea di “sostenibilità partecipata” fatta propria dall’azienda di Pavia, a Leonardo da Vinci, artista e “maestro delle acque.

SpiegaMariangela Singali, assessore alla Cultura, Musei, Eventi e Marketing Territoriale del Comune di Pavia: «Il Covid e questa lunga pandemia hanno ancor più reso forte nelle coscienze di tutti la necessità di tutelare l’ambiente e la natura, in questo senso la politica aziendale e le iniziative come questa di Riso Scotti vanno nella direzione giusta. Anche il coinvolgimento di arte e cultura in questo progetto, intese come mezzi per comunicare con le persone i principi della tutela dell’ambiente, della circolarità e del riciclo sono importanti e hanno la nostra approvazione e sostegno».

E che il riso sia davvero un cibo antico, ricco di storia e cultura, lo testimonia un ricettario, trovato nella biblioteca del Vaticano  scritto da Federico II di Svevia (1194-1250), re di Sicilia e Gerusalemme, imperatore del Sacro Romano Impero, in cui è descritta la ricetta degli arancini, cucinati con il riso. Una passione culinaria di Federico il Grande e della sua corte che con ogni probabilità è stata uno dei motivi della diffusione del riso in Occidente.

«Anche per questo il riso era considerato nella cultura del Medio Evo un cibo imperiale, un farmaco, una rarità – ha spiegato la medievalista e paleografa Barbara Frale -. Quando secoli dopo Leonardo come “Maestro delle acque” giunse a Milano gli venne chiesto di studiare come governare la grande risorsa d’acqua della pianura padana, che scendendo dalle Alpi si mescolava con le risorgive. Una risorsa per l’agricoltura che Ludovico il Moro non voleva sprecare. Leonardo si mise a studiare, tra altre molteplici e straordinarie attività, come canalizzare le acque di Milano e del ducato. Grazie ai suoi interventi, in particolare sulla Martesana, pose le basi per creare la grande risaia d’Europa che è poi diventata quest’area, trasformando il riso da privilegio per pochi ad alimento alla portata di tutti».

La coltura del riso, del resto, è legata all’acqua.  Ombretta Bertolo, responsabile Ufficio Relazioni Esterne dell’Associazione di Irrigazione Ovest Sesia ha sottolineato  «la straordinarietà della rete irrigua che percorre il territorio del vercellese, novarese e pavese, un  capolavoro di ingegneria idraulica che non ha uguali in Europa, costruito nei secoli e manutenuto con amore e competenza. Un sistema, che al contrario di quanto in molti pensano, non porta via acqua, ma la crea. La rete dei canali riceve l’acqua dai fiumi, scorre sul piano delle risaie, intercettando i fontanili e le risorgive, che in questo modo vengono riattivati, e poi torna ai fiumi. Ogni stagione irrigua il consorzio preleva 1 miliardo di metri cubi d’acqua e ne rilascia ai fiumi 1 miliardo e 4 milioni di metri cubi. Il surplus è dato dall’acqua di risorgive e fontanili, che altrimenti rimarrebbero in falda».

«Il Comune di Asigliano vercellese, di circa 800 abitanti, ha una rete di canali di 190 km. Questo per dire che la gestione di questa rete è un lavoro immane, se uno dei distretti più piccoli ha una rete di queste dimensioni – ha aggiunto Quirino Barone della Cascina Malfatta di Ronsecco coltivatore di riso. Ma non è solo l’estensione a meravigliare. Nei 200mila ettari delle nostre risaie, che non sono niente rispetto ai 500 milioni di ettari del mondo, non c’è un solo kilowatt di energia né una pompa di sollevamento. Tutto il movimento delle acque in entrata e in uscita dalle risaie, che scorre tra le montagne e il piano e tra l’ovest e l’est, avviene in ragione di declivi naturali. Questa cosa meravigliosa, che Leonardo aveva intuito, è unica al mondo».

Con l’innovazione tecnologica e la produzione industriale molto è cambiato, ma rispettando una logica di economia circolare «Per generare vapore per la lavorazione del riso utilizziamo i sottoprodotti come la lolla, che trasformino trasformiamo in biomassa – ha spiegato l’ingegnere Alessandro Irico, direttore Qualità Riso Scotti – Attraverso i sistemi di cogenerazione abbiamo raggiunto l’autosufficienza energetica e ricaviamo il caldo per riscaldare lo stabilimento nei mesi invernali e il fresco per i mesi estivi. E per chiudere, in una logica di circolarità, abbiamo predisposto un progetto molto ambizioso per valorizzare l’acqua con la quale realizziamo il riso parboiled e le bevande naturali. La restituiamo ripulita al distretto irriguo e dai fanghi della depurazione attiviamo un sistema per ricavare biogas e produrre energia».

https://www.youtube.com/watch?v=Yql1QddyZcA 

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