Stress: se non curato porta a un picco di malattie del cuore in soggetti sani

Disastri ambientali come i terremoti sono, purtroppo, di dolorosa attualità. E, in occasione di questi eventi, alle morti, ai feriti, alla perdita dei beni materiali e del senso di sicurezza si aggiungono danni più subdoli e troppo poco presi in considerazione. Sono effetti sulla salute anche a lungo termine che vengono poco considerati quando l’emergenza richiede nervi saldi per salvare se stessi e il maggior numero di vite umane. Un’emergenza che diventa sopravvivenza prima e bisogno di tornare il più velocemente possibile alla normalità.

Gli specialisti in Cardiologia, riuniti dal 27 al 31 agosto a Roma per il Congresso Europeo ESC lanciano l’allarme: curare le ferite fisiche ma anche gli aspetti psicologici, in un vero percorso di recupero che scongiuri il rischio di sviluppare stati di stress cronico che è noto avere effetti sulla salute cardiaca. “Fenomeno che si verifica anche in soggetti precedentemente sani”, avverte il Professor Leonardo Bolognese, Direttore Cardiologia ospedale di Arezzo e Local Press Coordinator di ESC 2016, “se è immediata la correlazione con sintomi psichici come ansia, depressione e disturbi post-traumatici, attacchi di panico, insonnia, cefalea é intuitiva: uno studio della Cornell University ha evidenziato alterazioni delle aree cerebrali deputate alla paura nelle vittime rispetto ai soggetti non esposti”.

Dunque, è sempre più chiaro che uno stress acuto non adeguatamente trattato ha effetti sulla salute cardiaca. In sostanza il primo effetto dello stress è l’attivazione di un ‘sistema di allarme’ che se rimane sempre acceso ha come conseguenza la secrezione di alcuni ormoni (adrenalina, noradrenalina, e glucocorticoidi) e l’aumento della pressione sanguigna e del battito cardiaco. Se questo stato prosegue per troppo tempo porta a un inevitabile affaticamento del cuore e dei vasi. Successivamente, i vasi tendono a ispessirsi per resistere al continuo flusso ad alta velocità del sangue, il cuore si ‘stanca’ producendo un ispessimento delle pareti del ventricolo sinistro (uno dei più comuni e importante marker clinici). Ma lo stress innesca anche una produzione eccessiva di globuli bianchi che ‘intasano’ i vasi sanguigni.

“Un meccanismo complesso cui si deve rispondere con una politica di assistenza psicologico-sociale alle popolazioni colpite dal sisma per non rischiare tra 5-10 anni di assistere a un picco epidemiologico che potrebbe interessare il 15% della popolazione priva di una storia di malattie cardiovascolari anche in pazienti altrimenti sani”, aggiunge il Professor Michele Gulizia, Direttore Cardiologia Ospedale Garibaldi di Catania e Local Press Coordinator del Congresso. “Da non sottovalutare anche l’esposizione acuta e per molte settimane a polveri e particelle ultra fini, macerie, amianto, diossina, metalli pesanti come piombo e residui di lampadine e strumenti elettrici, che possono causare problemi respiratori, tosse, secchezza delle mucose. Fenomeni che, a seconda dell’ampiezza delle aree interessate dai crolli, possono essere sovrapponibili a quella che fu chiamata ‘la Sindrome di Ground Zero’. Sindrome che interessò centinaia di abitanti e soccorritori esposti alle macerie e ai fumi che, venne calcolato, contenevano detriti in cui erano presenti oltre 2500 contaminanti tossici e che colpì in primis occhi e apparato respiratorio. Ma che dopo anni furono collegati anche ad alcuni casi di tumore, nei soggetti esposti alle fasi di pulitura delle macerie nei mesi successivi”.

La Società Europea di Cardiologia La Società Europea di Cardiologia (ESC) rappresenta più di 95.000 professionisti di cardiologia in tutta Europa e in tutto il mondo. La sua missione è di ridurre l’impatto delle malattie cardiovascolari in Europa.

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