SI CHIAMA ‘SGNC’ LA SENSIBILITÀ AL GLUTINE CHE NON DIPENDE DALLA CELIACHIA

La SGNC è una sindrome caratterizzata da sintomi intestinali ed extra-intestinali legati all’ingestione di alimenti contenenti glutine in soggetti che non sono affetti da celiachia o da allergia al frumento. Nonostante la sua prevalenza sia ancora oggetto di discussione, la comunità scientifica internazionale non ha più dubbi sulla sua esistenza. Ne hanno parlato i principali esperti dei disturbi glutine correlati in occasione della tavola rotonda “Sensibilità al glutine non celiaca: dalla diagnosi di esclusione alla diagnosi positiva”, tenutasi a Bologna durante il XXI Congresso Nazionale della FISMAD (Federazione Italiana Società Malattie Apparato Digerente).
“La SGNC è un’entità clinica “relativamente recente” sulla quale la comunità scientifica sta lavorando con grande interesse a partire dal 2011”, dichiara il Professor Carlo Catassi, Università Politecnica delle Marche, Ancona e coordinatore del Comitato Scientifico del Dr. Schär Institute. “E sono in corso numerosi trial clinici, grazie ai quali contiamo di chiarire i meccanismi fisiopatologici ma soprattutto di definire degli standard diagnostici e terapeutici condivisi”.
Attualmente la diagnosi di SGNC, in attesa di novità sui biomarker, si basa sul riscontro di sintomi intestinali (IBS irritable bowel syndrome) ed extraintestinali (neurologici, cutanei e osteoarticolari) scatenati dalla ingestione di glutine in soggetti in cui è stata esclusa sia la diagnosi di celiachia che di allergia al grano.
“La conferma che un paziente sia realmente sensibile al glutine può venire solo da trial in doppio cieco con placebo (DBPC), procedura difficile da attuare e applicata solo nel campo della ricerca”, precisa il Professor Umberto Volta del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche Università di Bologna e membro del Board Scientifico dell’Associazione Italiana Celiachia (A.I.C.). “I trials finora effettuati hanno dato risultati discordanti a causa di vari fattori, quali i diversi criteri di selezione dei pazienti studiati, le differenti dosi e modalità di somministrazione di glutine o grano e l’inclusione o meno del crossover”.

Il ruolo del glutine come fattore scatenante della patologia è confermato da due studi. Uno ha dimostrato un significativo peggioramento complessivo dei sintomi nei pazienti in seguito all’assunzione di glutine (4,375 g/die in capsule) rispetto al placebo. Una conclusione analoga a favore del ruolo del glutine viene dai risultati preliminari di un altro studio che ha dimostrato una ricaduta sintomatologica nel 26% dei pazienti dopo l’assunzione di glutine rispetto al placebo.
“La diagnosi di SGNC richiede quindi la definizione di un protocollo diagnostico specifico che passa sia attraverso la continua ricerca e la validazione di biomarkers”, aggiunge il Professor Catassi, “sia attraverso la standardizzazione di trial in doppio cieco con crossover che sia applicabile con le stesse modalità a livello internazionale al fine di evitare restrizioni dietetiche non necessarie”.

Il trattamento della SGNC si basa sulla dieta senza glutine. Nella SGNC la soglia di tolleranza al glutine può essere molto flessibile e ne consegue quindi che una dieta priva di glutine possa essere transitoria e meno rigorosa rispetto a una celiachia conclamata.
“La dieta senza glutine, se correttamente bilanciata, può essere perfettamente sostenibile dai pazienti, senza particolari rinunce sia grazie alla grande disponibilità in commercio di prodotti sostitutivi sia grazie a un’ampia gamma di alimenti naturalmente privi di glutine”, sostiene la Dottoressa Nicoletta Pellegrini Professore Associato del Dipartimento di Food Science dell’Università degli Studi di Parma e membro del Dr. Schär Institute. “Tuttavia un regime di dieta aglutinata deve essere iniziato in seguito a una diagnosi certa di un disturbo glutine correlato e seguito sotto controllo medico per assumere in quantità adeguata tutti i nutrienti, soprattutto grassi, minerali e vitamine”.

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