Sanità: per il rilancio recovery fund e MES gli ingredienti essenziali

L’emergenza pandemica COVID-19 è ancora in atto. Ad un anno di distanza siamo ancora lontani dall’uscita dal tunnel.  Questa situazione ha messo in evidenza tutte le problematiche e le inefficienze della nostra sanità delle quali non avevamo consapevolezza.  Ora che questa realtà è ben chiara ed evidente, i più concordano sulla necessità di mettere mano con urgenza ad un Sistema Sanitario molto compromesso ma le divergenze sul “come” – in pratica sulle ricette – non fanno che peggiorare le cose.

La rivista di politica sanitaria Italian Health Policy Brief (IHPB), entra nel dibattito in corso con un numero speciale dal titolo “Recovery Fund e MES: risorse imperdibili per un nuovo SSN, moderno e sostenibile”, affidato ai contributi e alle riflessioni della Prof.ssa Veronica De Romanis – economista, docente alla LUISS e alla Stanford University – oltre che al direttore responsabile della stessa rivista, Stefano Del Missier, anch’egli economista, con numerosi e importanti trascorsi in materia di gestione dei servizi sanitari.

Una particolare attenzione  è stata dedicata alla ingiustificata riluttanza, quando non decisa opposizione, di alcune forze politiche e di parte della precedente maggioranza di governo rispetto all’uso del MES i cui fondi, secondo le regole UE, possono essere utilizzati non solo per le spese sanitarie dirette ma anche per quelle indirette, consentendo ampi margini di discrezionalità: dalle terapie intensive ai tamponi, dai termo scanner agli stipendi per nuove risorse infermieristiche e altro ancora. “Coloro che rifiutano questo strumento sostenendo, come alternativa, che sarà disponibile il New Generation EU – ha sottolineato la Prof.ssa Veronica De Romanis – dimostrano di non aver compreso la differenza tra le risorse che l’Europa mette a disposizione per tamponi e vaccini (quelle del MES) e le risorse per gli investimenti, quelle appunto, del NGEU”.

L’analisi della rivista, nel rilevare la genericità dell’approccio seguito nel recente passato dal Governo Conte che, nel Piano Nazionale di Resilienza e Rilancio, si limitava ad una elencazione generica di interventi aleatori e di cose da fare, porta invece l’attenzione sulla necessità di decisioni tempestive, prese nel contesto di logiche sinergiche, nelle quali le linee strategiche tracciate dal Presidente Draghi nel suo intervento programmatico in Parlamento vedono, per quanto riguarda la sanità, la convergenza di più progetti – anche di diversi ambiti del New Generation EU – basata sul principio dei co-benefici, cioè la possibilità di impattare simultaneamente più settori, in modo coordinato. Una visione, quella del nuovo Governo, che sollecita un confronto molto ampio intorno alla riforma della nostra sanità che deve poggiare anzitutto sul ridisegno dell’assistenza sul territorio, dotata di una forte rete di servizi. Una nuova sanità nella quale, mentre agli ospedali sono affidate le esigenze sanitarie acute, post acute e riabilitative, la casa, grazie soprattutto alla telemedicina e all’assistenza domiciliare integrata, possa divenire il principale luogo di cura.

Una visione condivisibile, quella del nuovo governo, che deve però fare i conti con una fin qui inadeguata allocazione delle risorse – rileva Stefano Del Missier – basti pensare, per fare un esempio, che il PNRR del precedente esecutivo assegnava solo l’1,2 per cento della spesa sanitaria pubblica alle tecnologie digitali, quelle voci di spesa così fondamentali per dare concretezza alle linee programmatiche del nuovo Presidente del Consiglio. La pandemia ha stravolto il modo di funzionare della sanità  e abbiamo visto quanto sia fondamentale disporre di sistemi informativi che parlino tra loro: lo scambio dei dati è il presupposto irrinunciabile per assicurare la continuità di cura dei pazienti; dobbiamo comprendere che la sanità non è locale e che i dati si devono poter scambiare a distanza, sia nel tempo che nello spazio”.

L’analisi di IHPB mette quindi in evidenza la necessità di una riallocazione più ragionata delle risorse, come ha sottolineato la Professoressa De Romanis, ricordando la disinvoltura con la quale, nel suo Piano, il Governo Conte aveva raddoppiato gli stanziamenti per la sanità da dieci a circa venti miliardi di euro nello spazio di pochi giorni, soprattutto sulla scia delle critiche provenienti da più parti. “Risorse sufficienti? – si chiede Veronica De Romanis – Difficile rispondere. Certo è che se si riesce, in poche settimane, a spostare oltre dieci miliardi da un comparto all’altro significa che non sono state stabilite delle priorità. Pertanto, le risorse per la sanità aumentano solo se aumenta il totale. Il metodo di “fissare un ammontare per poi distribuirlo”, non sapendo come – prosegue l’economista – lascia perplessi. La suddivisione dei fondi europei dovrebbe seguire la procedura inversa. Ovvero partire da un programma che includa obiettivi e responsabilità. Sia nel medio e lungo termine sia nel breve”.

La sfida che occorre assolutamente vincere per la sanità di domani deve anzitutto poggiare sulla onestà intellettuale di coloro che sono chiamati a decidere – in primis le forze politiche – che devono avere il coraggio di superare vincoli ideologici e pregiudizi circa l’uso di tutte le risorse finanziarie che potrebbero essere disponibili, concentrandosi piuttosto sulla necessità di realizzare una vera discontinuità con l’esistente. Stiamo vivendo una stagione caratterizzata, in tutti i settori, da una straordinaria avanzata dell’innovazione tecnologica che deve assolutamente essere colta soprattutto per la sanità, privilegiando quei settori che tutti ormai considerano prioritari: l’assistenza primaria, la digitalizzazione, la ricerca, l’ammodernamento infrastrutturale e tecnologico e la formazione. Perché questo sia possibile è indispensabile una sorta di “new deal sanitario”, un qualcosa che replichi lo spirito con il quale, in fondo, anche il nuovo governo è nato.

 

 

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