Roma: le PMI Sanità in piazza per abolire il “payback sanitario”

Abolire il “payback sanitario”: una norma che, chiedendo 2,2 miliardi alle aziende del settore sanitario, provocherà la chiusura delle imprese più piccole e la carenza di dispositivi medici di qualità negli ospedali

Con questa richiesta stamattina a Roma, in piazza SS. Apostoli, sono scesi in piazza operatori e lavoratori delle aziende produttrici di dispositivi medici per chiedere l’abolizione del “Payback sanitario”.

Una cifra di poco inferiore ai 2 miliardi e 200 milioni di euro. “Questo meccanismo, che non si sa se definire più iniquo o più assurdo” dice Gennaro Broya, Presidente di PMI Sanità, “se applicato avrà conseguenze economiche e occupazionali gravissime su un settore industriale che vale 16,2 miliardi di euro, conta 4.546 aziende, dà lavoro a 112.534 addetti e garantisce forniture di dispositivi medici di qualità agli ospedali. E quindi salute ai cittadini italiani. Molte, fra le aziende più piccole chiamate indebitamente a pagare le disfunzioni delle Regioni con i loro denari onestamente guadagnati, rischiano il fallimento”.

La manifestazione di oggi è la seconda, dopo quella dello scorso 20 dicembre, a essere organizzata da PMI Sanità.  I dispositivi medici sono prodotti (qui la definizione del Ministero della Salute) che supportano cure mediche, chirurgiche e preventive di ogni tipo: dal termometro allo stent coronarico, dal cerotto al laser. Un universo di oltre 4 mila aziende, per lo più medio piccole. “Siamo scesi in piazza perché dobbiamo assolutamente portare a conoscenza dell’opinione pubblica cosa sta succedendo, è un problema che riguarda tutti” dice Anna Maria D’Aguì, vicepresidente di PMI Sanità.

In pratica, il payback dispositivi medici, consiste in questo: le Regioni che hanno speso in sanità più di quanto programmato (e cioè più del 4,4% della loro spesa totale) possono chiedere alle aziende da cui hanno comprato gli indispensabili dispositivi medici di restituire loro una cifra pari al 50% della spesa fatta in eccesso. Avendo venduto i loro prodotti alla Regione – in seguito a regolari gare pubbliche – le aziende si vedono sequestrare il loro guadagno.

La legge che prevedeva il payback (che in inglese significa rimborso, recupero) fu varata nel 2015, rimanendo silente fino a oggi. Se ne è però ricordato il governo lo scorso 6 luglio 2022. In questa data un Decreto emanato del Ministro della Salute, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, ha stabilito che tra il 2015 e il 2018 diverse Regioni hanno speso in sanità molto più di quanto programmato. E che per ripianare, la metà della cifra andava chiesta  alle aziende che glieli hanno venduti: e si parla di 2,2 miliardi di euro.

Il termine del pagamento era stato fissato per il 15 gennaio 2023. In seguito alle proteste di associazioni di categoria il governo ha ripreso in considerazione il problema, e sembra quasi certo che oggi tale data verrà rinviata.  “Un meccanismo così rovinoso, iniquo e direi odioso come il payback sui dispositivi sanitari va semplicemente abolito. Ne va della sopravvivenza di un settore portante dell’economia italiana. Ne va della salute stessa degli italiani. E non ultimo, della credibilità della nostra classe politica” conclude Gennaro Broya.

La posizione, le iniziative di PMI Sanità e tutta la documentazione sul payback dispositivi medici è reperibile sul sito web dell’associazione: www.pmisanita.org

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