Radioterapia: altra faccia vincente nella lotta al cancro. Ma è urgente aumentare e rinnovare i macchinari

Radioterapia oncologica: è l’arma vincente nella lotta al cancro,  indicata per il trattamento del 60% dei nuovi casi di tumore, da sola o associata a terapie sistemiche. La radioterapia, infatti, utilizza radiazioni ionizzanti, in prevalenza raggi X ad alta energia ed è un trattamento salva-vita, una cura fondamentale per molti tipi di tumore. In Italia attualmente sono in grado di garantirla  183 Centri radioterapici. Ma il 29% dei macchinari ha più di 12 anni. La tecnologia è in rapida evoluzione, quindi è urgente rinnovare il parco macchine e ampliarlo di almeno il 20% per soddisfare una domanda che entro il 2025 lieviterà del 15%, consentendo di trattare un milione di persone in più. 

Questo, in sintesi, lo scenario nel complesso positivo sebbene disomogeneo lungo il territorio nazionale e che risponde attivamente ai bisogni dei pazienti affetti da tumore. Il censimento annuale condotto da AIRO, l’Associazione Italiana di Radioterapia ed Oncologia Clinica, registra 183 Centri di radioterapia nel pubblico o nel privato convenzionato, con 185 Unità di radioterapia al Nord, 137 al Centro e 108 al Sud.

Per eseguirla, sono funzionanti 377 acceleratori lineari (LINAC) e 53 unità di radioterapia per trattamenti con tecnologie ad altissima complessità; oltre a queste 430 macchine per radioterapia a fasci esterni, sono presenti sul territorio italiano 36 per radioterapia intraoperatoria (IORT) e 69 per la brachiterapia ad alto e basso dosaggio. 

«Siamo in linea con gli altri Paesi europei per quanto riguarda il Nord e il Centro, oltre il 60% dei macchinari è in numero sufficiente, per quanto riguarda il Sud, invece, dobbiamo constatare una criticità qualitativa e quantitativa delle macchine  e delle Unità di radioterapia – dichiara Vittorio Donato, Capo Dipartimento Oncologia e Medicine Specialistiche, Direttore Divisione Radioterapia, AO San Camillo Forlanini di Roma e Presidente AIRO – Quindi è necessario rinnovare il parco macchine in tempi brevi per due motivi: un adeguato supporto tecnologico migliora i vantaggi per i pazienti e riduce i tempi di trattamento. Occorre sensibilizzare i decisori politici e i Direttori generali delle aziende sanitarie ad investire per una terapia altamente tecnologica e curativa oltre che assai poco costosa».

Anche la figura del radioterapista è fondamentale all’interno del team multidisciplinare oncologico, poiché si tratta di uno specialista in grado di prendersi in carico il paziente oncologico in tutto il percorso di cura.

«I trattamenti radioterapici sono sempre più mirati ed efficaci – spiega Renzo Corvò, Direttore di Radioterapia Oncologica IRCCS Policlinico San Martino Genova e Presidente Eletto AIRO – La radioterapia riveste un ruolo molto importante per ogni tipo di tumore, può essere impiegata in qualsiasi fascia d’età dal paziente pediatrico fino ai centenari e trova la sua massima indicazione nel tumore prostatico localizzato o in alternativa alla chirurgia dopo i 65-70 anni d’età; nel tumore polmonare in fase iniziale a scopo curativo; nei tumori testa-collo; nel tumore anale. È determinante il suo ruolo nei tumori metastatici, come terapia palliativa classica e palliativa a scopo stabilizzante della progressione di malattia e delle recidive, e poi nei linfomi e in altri tumori del sangue». 

I nuovi casi di tumore nel 2019 in Italia sono stati 371.000, di questi 230.000 hanno l’indicazione al trattamento radiante. Si considera un numero indicativo di 450 pazienti da trattare per macchina in un anno, secondo il benchmark stimato a livello europeo dallo studio EORTC-QUARTS e confermato dallo studio ESTRO-HERO; tuttavia molti di questi pazienti non possono accedere alle terapie radianti per diversi motivi (mancanza di personale, inattività o carenza dei macchinari, liste d’attesa). Le tecnologie evolvono rapidamente e di continuo e un corretto approccio terapeutico al paziente con tumore non può prescindere da una adeguato supporto tecnologico.

«La radioterapia può essere definita come una ‘chirurgia virtuale’, un trattamento localizzato nel quale la precisione è determinante – sottolinea Barbara Jereczek, Direttore Divisione di Radioterapia, Istituto Europeo di Oncologia, Milano, Professore Associato di Radioterapia dell’Università degli Studi di Milano e Coordinatore Commissione Scientifica AIRO – proprio per questo innovazione oggi significa identificare nel modo più preciso possibile il bersaglio e ridurre il più possibile la dose a livello degli organi sani circostanti. Naturalmente, i macchinari devono essere molto avanzati e di elevata tecnologia; per tale motivo andrebbero rinnovati periodicamente, perché il progresso tecnologico è continuo. La radioterapia oncologica evolve sempre più velocemente e va verso trattamenti ablativi con piccoli volumi e alte dosi. Inoltre, sempre di più la radioterapia trova impiego sia nei tumori in fase iniziale che nei pazienti metastatici prolungando la sopravvivenza e migliorando la qualità di vita». 

Poiché le stime prevedono che entro il 2025 aumenterà del 15% la quota dei pazienti con indicazione per i trattamenti radianti,  esiste una necessità reale di prevedere investimenti finalizzati ad arrivare ad avere entro quella data almeno 8/9 macchine ogni milione di abitanti e a rinnovare i macchinari obsoleti. La spesa per la radioterapia è la più bassa in oncologia, circa il 3-4% dei costi totali. Inoltre, sarà necessario potenziare l’informazione e la conoscenza della radioterapia tra i pazienti e la popolazione generale.

 

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