OBESITÀ: UN PERICOLO SOTTOVALUTATO

Nonostante l’obesità rappresenti una minaccia in costante crescita, resta ancora poco diffusa la conoscenza dei rischi. Un italiano su cinque, ad esempio è convinto di essere in sovrappeso, mentre in realtà è obeso.
Lo rivela un’indagine, svolta su un campione di oltre 14.000 individui in sette Paesi europei (Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia e Regno Unito), condotta dalla società di ricerca indipendente Opinium, in collaborazione con l’Associazione Europea per lo Studio dell’Obesità (EASO), e il supporto di Medtronic.

La ricerca “Obesità: un pericolo sottovalutato. La percezione pubblica in Europa” evidenzia l’esistenza di un legame tra l’obesità intesa come un problema per la salute pubblica sempre più diffuso, e un’errata percezione generale sulla sua natura, il suo impatto, le cause e le cure mediche per contrastarla.
“L’obesità rappresenta uno dei pericoli maggiori per la salute e per il benessere della nostra società ed è in costante crescita”, spiega Paolo Sbraccia, Presidente della Società Italiana dell’Obesità (SIO) e rappresentante italiano di EASO. “In alcuni Paesi europei, ben sei individui su dieci sono classificati come obesi o in sovrappeso; si prevede che entro il 2030 questa proporzione riguarderà nove individui su dieci. Nonostante ciò, molti sembrano non avere la giusta percezione delle gravi conseguenze legate all’obesità”.

In Italia – dove la ricerca ha interessato un campione rappresentativo di oltre 2.000 adulti di genere, età e provenienza diversi -, è emerso che la popolazione è meno propensa a sottovalutare il proprio peso corporeo, ma tende colpevolmente a sottovalutarne i pericoli correlati.
La metà (50%) degli italiani intervistati ritiene che il proprio peso sia normale, mentre il 42% pensa di essere in sovrappeso. Circa il 10% di coloro che si descrivono in salute, è in realtà in sovrappeso; mentre il 18% di coloro che si descrivono in sovrappeso, risulta essere obeso. D’altro canto, il 18% di coloro che si descrivono in sovrappeso, è in realtà normopeso.
Rispetto agli altri Paesi, gli italiani sono più propensi a identificare nell’obesità una malattia: ne è consapevole il 62% degli intervistati, contro la media europea del 46%; la consapevolezza è maggiore tra le donne (69%) che tra gli uomini (53%) e tra i giovani, under 35 (69%) contro il 56% degli over 55. Per il 67% la causa principale dell’obesità è una dieta poco equilibrata, seguito dal 61% che ritiene che l’obesità sia causata da uno stile di vita non appropriato. Prettamente femminile, inoltre, la convinzione che anche lo stress possa contribuire a causare l’obesità.
Il 44% degli intervistati, inoltre, descrive l’obesità come un disturbo psicologico, o ancora, un disturbo genetico (41%).
Riguardo ai rischi per la salute, gli uomini sono più propensi a indicare il fumo quale maggior rischio per la salute (58% vs 42%), mentre le donne ritengono che l’obesità sia più pericolosa. Inoltre, le donne sono più consapevoli dei rischi legati all’obesità, tra i quali indicano il diabete (73% contro il 66% degli uomini) e la depressione. Quasi nessuno (14%) indica il cancro quale complicanza per la salute legata all’obesità.
In Italia, l’obesità è vista quasi esclusivamente (per il 90% degli intervistati) come una condizione che richiede cure specialistiche. Il 65% degli intervistati ritiene che i farmaci siano una contromisura indicata, contro il 22% della media europea; inoltre, il 48% prenderebbe in considerazione l’ipotesi di sottoporsi a intervento chirurgico (48% vs il 36% della media generale). Questa percentuale cresce tra gli intervistati di età compresa tra i 35 e i 54 anni (56%). Infine, il 33% crede che una dieta equilibrata sia il miglior trattamento per le forme lievi di obesità, mentre solo un quarto (25%) indica la chirurgia come il rimedio più efficace.
“In linea generale”, afferma Ferruccio Santini, membro SICOB (Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità) e rappresentante italiano EASO, “i risultati della ricerca indicano una corretta percezione da parte degli italiani nei confronti delle soluzioni per contrastare l’obesità, vista come condizione patologica che richiede interventi terapeutici mirati e che necessariamente coinvolge il Servizio Sanitario Nazionale. È importante che la stragrande maggioranza degli intervistati riconosca nel cambiamento dello stile di vita un presidio cardine irrinunciabile nell’approccio terapeutico all’obesità ma è altrettanto rilevante come il ricorso a interventi curativi più energici venga accettato per le forme di obesità più gravi e resistenti. La chirurgia bariatrica rappresenta oggi una soluzione di comprovata efficacia, con un rapporto rischi/benefici nettamente favorevole, ove applicata con le giuste indicazioni e in idonee strutture”.

Le opinioni su come dovrebbe essere curata l’obesità, variano notevolmente da nord a sud dell’Italia. Nelle regioni meridionali, gli italiani sono più propensi a considerare l’ipotesi di sottoporsi a intervento chirurgico rispetto al nord del Paese: il 52% degli intervistati provenienti dal sud dell’Italia si dice favorevole alla chirurgia, contro il 47% dei settentrionali e il 45% nel nord-est.

L’indagine rivela anche grandi difficoltà nel saper riconoscere quale sia il peso ‘ideale’
“So quale sia la strada per combattere questa malattia: un sincronismo di forze, l’aiuto di tante circostanze, ma, soprattutto, un corretto approccio con specialisti del settore, in centri multidisciplinari per la cura di questa patologia, centri che possano curare il malato a 360 gradi: dalla psicoterapia alla nutrizione, passando, se necessario, dalla chirurgia”, Marina Biglia, Presidente dell’Associazione Amici Obesi Onlus, ed ex grande obesa,

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