Nuovo farmaco rimborsabile per la cura della macroglobulinemia di Waldenström

Rappresenta circa il due per cento di tutti i linfomi non-Hodgkin e, in genere, evolve lentamente dopo la diagnosi. Di solito colpisce soggetti anziani ed è localizzata prevalentemente nel midollo osseo, sebbene possano essere coinvolti anche i linfonodi e la milza. In Europa, il tasso di incidenza è di circa sette su un milione negli uomini e quattro su un milione nelle donne. Sono le cifre della macroglobulinemia di Waldenström (WM), malattia linfoproliferativa relativamente rara e solitamente a lenta progressione, caratterizzata dall’infiltrazione nel midollo osseo e dalla secrezione della proteina monoclonale immunoglobulina M (IgM) dalle cellule linfoplasmocitoidi.

Pe ala terapia ora è rimborsato in Italia dal Servizio Sanitario Nazionale l’inibitore orale della tirosino-chinasi di Bruton (BTK) BRUKINSA® (zanubrutinib) per il trattamento di pazienti adulti che hanno ricevuto almeno una precedente terapia, o come trattamento di prima linea per pazienti non idonei alla chemio-immunoterapia. L’approvazione di zanubrutinib si fonda sui risultati di efficacia e sicurezza dello studio di fase 3 ASPEN che ha confrontato zanubrutinib a ibrutinib.

Zanubrutinib è un BTK di nuova generazione attualmente in fase di studio a livello globale nell’ambito di un ampio programma clinico che ne sta valutando l’impiego sia in monoterapia che in combinazione con altre terapie per il trattamento di vari tumori maligni delle cellule B. 

“L’inibizione della tirosino-chinasi di Bruton (BTK) è un approccio consolidato per il trattamento della WM e l’approvazione  di questo farmaco offre un’importante nuova opzione terapeutica in questi pazienti”, ha affermato il Professor Pier Luigi Zinzani, Ordinario di Ematologia presso l’Università degli studi di Bologna – Istituto di Ematologia L e A Seragnoli   “In Italia, i pazienti avranno dunque la possibilità di essere trattati con una molecola innovativa che potrebbe portare a una risposta profonda e duratura con una migliore tollerabilità, come osservato nello studio ASPEN”.

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