MissingB : parte la campagna d’informazione sui rischi della meningite B

La febbre che si alza ora dopo ora, il pianto inspiegabile e poi quelle macchie rosse che compaiono sempre più numerose sulla pelle. La corsa in ospedale e lo sguardo dei medici, che non lascia speranza. Poche ore dopo, Alessia, 18 mesi, non c’è più. Stroncata dalla meningite del ceppo B.  Per mamma Amelia, distrutta dal dolore e dall’impotenza, inizia la battaglia perché altri bambini non debbano seguire il destino della sua piccola, o restare disabili a causa del meningococco di tipo B.

Dal 2007 ad oggi, anno in cui ancora non era disponibile un vaccino per questo tipo di meningite, di strada la ricerca ne ha fatta tanta.  Oggi, infatti, esiste la possibilità di prevenire questa infezione, che colpisce soprattutto i più piccoli ma non risparmia anche i grandi, eppure molti ancora non lo sanno.

E proprio dai bambini, attraverso le immagini di una campagna volta a diffondere la cultura della prevenzione,  giunge un messaggio positivo e educativo: Sa(b)rina, Isa(b)ella e Ro(b)erto sono bambini ripresi durante scene di vita quotidiana felice che potrebbero essere interrotte a causa della malattia. Mentre le immagini scorrono si ricorda che bisogna verificare di aver ricevuto una completa vaccinazione dalla meningite, quindi non solo dai ceppi A, C, W, Y ma anche dal MenB di cui molte persone non conoscono l’esistenza e il pericolo rappresentato.

Sono loro, infatti,  i veri protagonisti della campagna MissingB, che in Italia vedrà protagoniste soprattutto la TV, i quotidiani, la comunicazione online ed  i social, vera e propria “cinghia di trasmissione” di un messaggio di salute e benessere. L’obiettivo è ricordare quanto previsto dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale e quanto riporta il board del Calendario per la Vita: “la vaccinazione contro il meningococco B rappresenta una necessità epidemiologica, ma anche etica e comunicativa, non eludibile”.

L’intera iniziativa è realizzata con l’autorizzazione del Ministero della Salute ed il patrocinio del Comitato Nazionale contro la Meningite (Liberi dalla Meningite), SIP (Società Italiana di Pediatria), SItI (Società Italiana di igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica), FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri), FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale), WFPHA (World Federation of Public Health Associations).

Che questo genere di messaggi sia importante, è dimostrato da un’indagine  Cawi (Publicis Spine – ottobre 2019) condotta su un campione di 1007 genitori con figli nella fascia tra 0 e 15 anni, con diversi livelli di scolarità, rappresentativo della popolazione italiana.

Dallo studio è emerso che 3 persone su 4, tra papà e mamma, ritengono che la meningite sia un problema grave e che almeno 1 su 2 si dice molto preoccupato del rischio per il proprio figlio. A porre sul tavolo il problema dell’infezione da meningococco B sono soprattutto la televisione (78 per cento del totale), seguita dai medici (68 per cento), amici e conoscenti (53 per cento). Quando però i genitori si muovono per ottenere informazioni specifiche il referente primo è il pediatra (in 3 casi su 4 e con percentuali superiore all’80 per cento quando si tratta di bimbi da 0 a 6 anni), seguito dal medico di medicina generale (59 per cento) e dall’informazione che viaggia online (43 per cento). L’analisi della campagna informativa “MissingB” da parte dei genitori rivela che nell’85 per cento dei casi l’iniziativa appare adatta a raccontare il problema.

Che ci sia bisogno di una “scossa” informativa, proprio attraverso le immagini di bimbi, è peraltro dimostrato da una ricerca condotta all’inizio del 2019 su 3600 genitori di bambini tra i 2 e i 10 mesi in diversi Paesi, Italia compresa, con dati rilevati anche su genitori di adolescenti nel Regno Unito e negli USA. L’indagine ha dimostrato che 1 persona su 2 non conosce lo stato vaccinale nei confronti del meningococco del figlio, che il 60 per cento dei soggetti non è informato sul fatto che esistono differenti sierotipi dei batteri. Come se non bastasse, 2 su 3 non sanno che i bambini vaccinati nei confronti di specifici tipi di meningococco potrebbero non risultare protetti dalla meningite e 3 su 4 non sono a conoscenza del fatto che il meningococco B è il più comune tipo di batterio circolante.

I primi sintomi dell’insorgenza della malattia nella maggior parte dei casi sono aspecifici, come la febbre, e talvolta possono essere confusi con altre infezioni, ad esempio l’influenza. La terapia della meningite da meningococco si basa su un trattamento antibiotico mirato, che talvolta risulta inefficace data la velocità con cui la malattia progredisce. Quando si verifica un caso, per difendere chi è entrato in contatto con l’ammalato, si attua una profilassi attraverso un antibiotico adeguato.  

Dopo le prime fasi dell’infezione, il meningococco entra nel sangue e, a quel punto si manifestano febbre, cefalea, rigidità della nuca, vomito e macchie sulla pelle, presenti in tre malati su quattro. Il decorso della meningite può essere estremamente rapido, tanto da condurre a morte anche in poche ore. 

I vaccini contro la meningite sono gratuiti per specifiche fasce di popolazione, ossia quelle a maggior rischio di infezione. Tali vaccini sono inseriti nel nuovo Calendario vaccinale che a sua volta fa parte del Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019.

In particolare:

  • la vaccinazione contro il meningococco B è gratuita per i bambini nel corso del 1° anno di vita. Sono previste 3 dosi al 3°, 4°, 6° mese di vita ed 1 richiamo al 13° mese;
  • la vaccinazione anti-meningococco C è gratuita per i bambini che hanno compiuto 1 anno di età tra il 13° e il 15° mese di vita;
  • la vaccinazione con il vaccino coniugato tetravalente , contro il meningococco A, C, W, Y, è gratuita per gli adolescenti: sia come richiamo per chi è già stato vaccinato contro il meningococco C da piccolo, sia per chi non è mai stato vaccinato in precedenza.

A seconda dell’età in cui si inizia a vaccinare, la vaccinazione contro il meningococco B prevede una schedula diversa. Tuttavia si ricorda che il vaccino è indicato soprattutto al di sotto di un anno di età.

 

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