Milano, l’Ospedale Sacco punto di riferimento vaccinale per l’area milanese

Per incrementare le coperture vaccinali è fondamentale l’apporto di percorsi ospedalieri dedicati ai pazienti fragili con patologie croniche e l’ampliamento dell’offerta vaccinale in un’ottica di ‘vaccinazione diffusa; in quest’ottica l’Ospedale sacco di Milano promuove un nuovo approccio che supporterà l’area metropolitana per le problematiche infettivologiche. 

Spiega Andrea Gori, Direttore Malattie Infettive 2 presso l’Ospedale Luigi Sacco: “L’obiettivo è essere di appoggio offrendo collaborazione a tutti gli ospedali che non hanno dei reparti di malattie infettive ma che, quotidianamente, devono affrontare problematiche infettivologiche. In questo senso, la Direzione dell’Ospedale Sacco, di concerto con la Regione Lombardia, promuove un nuovo approccio che supporterà l’area metropolitana, come punto di riferimento per tutte le problematiche infettivologiche. Un’iniziativa che andrà anche oltre l’esperienza dei percorsi ospedalieri specifici per i pazienti fragili perché si esplicherà in un’azione di coordinamento, d’introduzione di policies e di supporto, che sarà condotta dalla rete infettivologica lombarda”.Regione

  Fin dalla metà del 2018, l’Ospedale Sacco ha sperimentato con successo l’attivazione di percorsi vaccinali ospedalieri dedicati ai pazienti fragili, inizialmente dedicati ai pazienti con Hiv e poi ampliati anche ad altre patologie, come ricorda  Giuliano Rizzardini, Direttore Malattie Infettive 1 presso l’Ospedale Luigi Sacco, Polo Universitario Milano: “È un’esperienza che abbiamo maturato rendendoci conto che le coperture vaccinali sui pazienti che seguivamo non erano particolarmente elevate. Di qui la scelta, in accordo con l’Azienda di Tutela della Salute-Ats, di attivare un ambulatorio vaccinale dedicato ai pazienti Hiv positivi che seguivamo, che è stato uno dei primi in Italia, in cui eravamo noi specialisti a prendere l’appuntamento per i pazienti dare indicazioni sulle vaccinazioni da somministrare in funzione della storia e delle condizioni di ciascun paziente. In questi tre anni e mezzo su circa 6.500 pazienti Hiv positivi, il 50 per cento ha iniziato un piano vaccinale e il 60 per cento l’ha completato. Un risultato significativo se si considera che sono ben otto i vaccini proposti – dall’antipneumococcico a quello contro l’Haemophilus influenzae di tipo B; dai vaccini contro la meningite ACWY e tipo B a quelli contro le epatiti A e B, passando per il vaccino anti-difterite-tetano-pertosse e quello contro l’Herpes Zoster – che richiede un approccio personalizzato per ciascun paziente che viene coinvolto nella scelta e questo elemento lo fa sentire più tutelato. L’efficacia dell’iniziativa – che ha registrato anche ottime performance in occasione degli eventi eccezionali come il Covid e la vaccinazione contro il vaiolo delle scimmie (monkey pox) “siamo riusciti a intercettare in breve tempo oltre 4mila pazienti per la prima e la seconda dose e abbiamo fatto 1.000 vaccinazioni contro monkey pox – è stata poi estesa anche a pazienti affetti da altre patologie: dalla reumatologia a quelli affetti da malattie infiammatorie intestinali”.

 

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