MELANOMA: SE LA DIAGNOSI È PRECOCE PUÒ ESSERE CURATO CON SUCCESSO

Il melanoma è il tipo più aggressivo di tumore cutaneo. La sua incidenza è in aumento in tutti i continenti. Ogni anno in Italia si registrano 7.000 nuovi casi e nel mondo oltre 130.000. In Italia, è causa di 1500 decessi l’anno. In un caso su cinque colpisce tra i 15 e i 39 anni, e l’età media dei pazienti è di 50 anni.

La diagnosi deve essere precoce altrimenti…
Può essere curato con successo, ma l’efficacia delle terapie è tanto maggiore quanto più è precoce la diagnosi. I risultati migliori, infatti, si ottengono nel primo e secondo stadio, quando le cellule tumorali sono ancora confinate alla lesione.
Quando però non viene individuato in tempo, può diffondersi anche rapidamente, e la situazione diventa più difficile. Si parla di terzo stadio della malattia quando le metastasi si sviluppano regionalmente nei linfonodi. Di quarto stadio, invece, quando le metastasi si diffondono anche in strutture più lontane: fegato, polmoni, ossa e cervello.
Se tutti i melanomi fossero operati e valutati seguendo rigorosamente le linee guida chirurgiche più avanzate, i pazienti “guariti”, a tre anni dall’inizio della malattia, sarebbero almeno del 15% più numerosi.

In Veneto un “sistema di controllo della qualità chirurgica”

In Veneto questo gap che separa i risultati reali da quelli ideali potrà essere pressoché azzerato nei prossimi tempi, grazie all’applicazione di un “sistema di controllo della qualità chirurgica” messo a punto dallo IOV per tutte le sedi della Rete Oncologica Veneta (ROV).
Il “sistema per il controllo della qualità chirurgica” (che affianca il “Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale”, o Pdta) consiste in un insieme di procedure da seguire rigorosamente sia nella fase diagnostica che in quella terapeutica; in questo caso riferite alla chirurgia dei melanomi.
Il sistema applicato dalla ROV è stato elaborato dal gruppo di lavoro dell’Intergruppo Melanoma Italiano guidato dal professor Carlo Riccardo Rossi, responsabile dell’UOC Chirurgia Oncologica dell’Istituto Oncologico Veneto, da 30 anni un pioniere della chirurgia di questi tumori.
I motivi per cui, finora, le terapie chirurgiche del melanoma davano, nel 15% dei pazienti, risultati inferiori a quelli obbiettivamente raggiungibili erano svariati, tra cui valutazioni sbagliate nel decidere l’ampiezza dei tessuti “tagliati” insieme al tumore, biopsie dei linfonodi sentinella insufficienti, tessuti esaminati in modi diversi che portavano a conclusioni diverse. Spesso non si trattava di “errori” dipendenti dalla bravura o meno dei medici, ma la conseguenza di interpretazioni differenti dei dati e delle indicazioni (cioè mancanza di standardizzazione).
Era ormai chiaro da tempo che per portare i successi della chirurgia del melanoma ai livelli che ci si sarebbe potuto legittimamente aspettare, sarebbe bastato che in tutte le strutture oncologiche venissero applicate in modo uniforme le raccomandazioni standardizzate nel 2014 dall’Intergruppo Melanoma Italiano, pubblicate nello stesso anno sul Journal of surgical oncology e riconosciute dalla comunità scientifica internazionale.

Contro il melanoma si stanno facendo notevoli passai avanti

“Allargando la prospettiva al di là del Veneto, sarebbe augurabile che un simile ‘sistema’ fosse applicato in tutte le strutture sanitarie italiane che si occupano di melanoma”, dice il professor Rossi. “Oggi contro questa patologia stiamo facendo notevoli passi avanti: mi riferisco, in particolare, alle terapie farmacologiche di nuova generazione e alla crescente attenzione per la prevenzione e la diagnosi precoce. Per questo è più importante che mai poter contare su una chirurgia sempre di massima qualità, scevra da errori e difformità, giacché nell’80% dei pazienti il melanoma viene sempre trattato anche chirurgicamente. Ci auguriamo che il nostro modello venga replicato anche altrove, anche perché l’applicazione di queste raccomandazioni dimostrerà come si possano ottenere risultati importanti per la salute dei pazienti non solo con le nuove terapie, tra l’altro molto costose, ma anche con la semplice applicazione delle ‘regole per la qualità’ e quindi senza ulteriori spese”.

DA RICORDARE
Ci sono alcuni fattori di rischio, in presenza dei quali bisogna fare molta attenzione:
familiarità
presenza di molti nei, di cui uno o più di diametro superiore a 5mm e di forma irregolare;
presenza di uno o più nei congeniti grandi;
capelli biondo-rossi, occhi chiari e pelle chiara, lentiggini;
aver subito diverse scottature solari durante l’infanzia;
esposizione frequente al sole senza creme solari protettive;
utilizzo frequente di lampade abbronzanti o lettini solari.

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