Maculopatia senile: una campagna di prevenzione e un nuovo farmaco per combatterla

E’ in corso fino al 28 febbraio la campagna di prevenzione della Maculopatia e Retinopatia senile promossa dal Centro Ambrosiano Oftalmico (CAMO) in collaborazione con l’Ospedale San Raffaele di Milano e ASST H Fatebenefratelli-Sacco di Milano. Questa  iniziativa medico-sociale ha avuto nuovamente il patrocinio del Ministero della Salute, della Società Oftalmologica Italiana e di IAPB Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità. (per aderire alla campagna www.curagliocchi.it ) 

25 i Centri in 13 regioni  in cui si potrà effettuare un esame  gratuito volto alla rilevazione di queste due invalidanti patologie che, se non diagnosticate per tempo, possono portare alla cecità. Gli screening saranno effettuati da equipe medico-infermieristiche altamente qualificate e dotate delle attrezzature più all’avanguardia.

La degenerazione maculare senile, legata all’invecchiamento della retina, colpisce in Italia oltre un milione di persone, soprattutto dopo i 65 anni.

Colpisce l’area centrale della retina detta macula. Il processo degenerativo è dovuto all’accumulo di grassi (lipidi) e detriti cellulari causato da alterazioni del metabolismo. La conseguenza è una sofferenza cronica dei fotorecettori; le cellule retiniche deputate alla visione, quindi un danno irreversibile delle stesse.

La DMLE risulta bilaterale nella maggior parte dei casi e generalmente tende a progredire. Nei Paesi industrializzati rappresenta la principale causa di perdita della visione centrale dopo i 55 anni, causando il 41% dei casi di cecità legale secondo l’OMS.  L’incidenza di questa malattia è destinata ad aumentare in tutto il mondo. In Italia si stima che le persone affette da DMLE siano tra gli 800.000 e 1 milione, con più di 80.000 nuovi casi all’anno. La diffusione della malattia riguarda oggi circa il 10% delle persone di età compresa tra 65 e 75 anni, sale al 27% dopo i 75 anni, per raggiungere il 40 – 50% di persone over 80. Le più colpite sono  le donne.

La degenerazione maculare senile si manifesta con la comparsa delle drusen.  Può avere due complicanze, la forma umida (essudativa) e la forma secca (atrofica).  

La forma umida è più rara (colpisce il 10-15% dei pazienti) ma è responsabile approssimativamente del 90% di tutti i casi di severa riduzione visiva causata che può essere raggiunta rapidamente.  Si chiama umida perché è caratterizzata dalla presenza di neovasi che essendo poco maturi, hanno una maggiore permeabilità. Il liquido e le altra sostanza che fuoriescono dai vasi si possono localizzare in varie parti della retina e creare alterazioni anatomiche con danno irreversibile.

E’ la più comune (fino all’85%) ma la più lenta a dare diminuzione della vista. Interessa entrambi gli occhi, ma può non interessare i due occhi allo stesso momento.  E’ caratterizzata da un assottigliamento progressivo della retina con scomparsa del tessuto.

Tra fattori di rischio della malattia ci sono età superiore ai 50 anni, e il fumo di sigaretta (solo per le forme neovascolari) e i fattori genetici. 

Il sintomo iniziale della maculopatia può essere la visione distorta delle immagini (metamorfopsia) legata alla alterazione anatomica a livello dei fotorecettori che non essendo più perfettamente allineati creano la distorsione.  Accanto a questo può esserci la comparsa di una macchia nera solidale con lo sguardo (scotoma).

La diagnosi prevede l’esame della vista, l’esame del fondo oculare e la tomografia ottica a radiazione coerente (OCT). Maggiori approfondimenti possono essere poi necessari nel caso della comparsa di complicanze.  Il vantaggio dell’OCT è che è una tecnica non invasiva che utilizza una  luce non visibile dall’occhio umano e che permette di visualizzare i vari strati della retina come un preparato istologico in vivo.

Purtroppo non vi sono terapie per la complicanza atrofica.  

Per quanto riguarda la complicanza neovascolare, attualmente le terapie più utilizzate ed efficaci sono le iniezioni intravitreali con farmaci che bloccano in vario modo il VEGF (fattore di crescita endoteliale) e agiscono nel ridurre principalmente l’essudazione. Devono essere somministrati mensilmente per i primi mesi e poi più volte all’anno sulla base delle indagini diagnostiche eseguite con l’OCT.

Altre terapie meno  usate sono la terapia fotodinamica che prevede l’iniezione in una vena del braccio di una sostanza (Verteporfina) che si lega ai recettori delle LDL, di cui le lesioni neovascolari sono ricche, e successivamente viene irradiata con un raggio laser che attiva il farmaco con la conseguente azione sulla lesione. 

Altra terapia è il trattamento laser che prevede la coagulazione (cioè la bruciatura) della lesione neovascolare.  Tuttavia questo trattamento comporta anche la lesione della retina e quindi deve essere limitata a particolari lesioni neovascolari.

Notizie importanti per la terapia della degenerazione maculare senile di tipo essudativo (AMD), arrivano da un nuovo farmaco.  Il 10 luglio 2019, infatti,  la Food and Drug Administration (FDA), l’Ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici ha approvato l’utilizzo di brolucizumab) per la cura della Maculopatia senile essudativa (DMLE).

Il 16 Dicembre 2019 anche Il Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP) dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) ha dato parere positivo all’approvazione di brolucizumab per il trattamento della degenerazione maculare senile essudativa (DMLE).

Rispetto agli altri farmaci, penetra molto bene all’interno della retina, scompare subito dalla circolazione sanguigna, riducendo così il rischio di effetti collaterali sistemici e offre la possibilità di trattare i pazienti con AMD essudativa con un intervallo di tre mesi da una dose all’altra, dopo le prime dosi di carico, senza compromissione di efficacia.

La molecola brolucizumab è stata studiata per ottenere una più alta concentrazione di farmaco. Bloccando il VEGF, brolucizumab sopprime la crescita di vasi sanguigni anomali e la potenziale fuoriuscita di liquido nella retina.

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