IMPORTANTI NOVITÀ PER CHI STA LOTTANDO CONTRO UN TUMORE AL SENO

È stato messo a punto presso l’Istituto Oncologico Veneto di Padova un test genetico in grado di identificare quali pazienti con tumore al seno HER2+ hanno le migliori probabilità di beneficiare della recente terapia anti-HER2 combinata.
Il test consiste nell’individuare la mutazione del gene PIK3CA che caratterizza i pazienti – circa un caso su cinque – con scarse probabilità di risposta terapeutica. Sulla base di questa informazione, in caso di gene mutato si potrà ricorrere subito ad altre terapie più adeguate senza perdite di tempo ed evitando l’uso inappropriato dei farmaci; e in caso di gene non mutato si avranno maggiori certezze sulla prognosi.
Lo studio, condotto dal professor Pier Franco Conte, responsabile dell’Oncologia II dell’Istituto Oncologico Veneto e dalla professoressa Valentina Guarneri, sempre dello IOV, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica The Oncologist.

Da qualche tempo la ricerca ha fatto diversi passi avanti nelle terapie anti-HER2, il recettore che caratterizza le forme più aggressive di carcinoma della mammella. Uno degli studi più recenti, denominato CHER-LOB, aveva ultimamente esplorato l’efficacia terapeutica dell’associazione tra un farmaco biologico e tecniche chemioterapiche. Si era così evidenziato che la combinazione di diverse specifiche molecole, aggiunte alla chemioterapia neoadiuvante, era notevolmente più efficace dell’uso dei singoli farmaci. Tuttavia, malgrado la sostanziale positività dei risultati, si registrava un certo grado di variabilità tra le risposte al trattamento: alcuni pazienti ne traevano benefici marcati, altri no. Poiché non si comprendeva il motivo di queste differenze, alcuni ricercatori già impegnati nello studio CHER-LOB, hanno successivamente sviluppato una indagine per chiarirne i meccanismi.

Questo team di ricerca, ha preso in esame una serie di indicatori che si pensava potessero predire la risposta ai farmaci anti-HER2. E ha scoperto che, tra questi, la mutazione di un gene denominato PIK3CA può dare indicazioni molto precise.

Nei pazienti con carcinoma mammario HER2+, infatti, questo gene risulta mutato nel 20% dei casi e non mutato nell’80%. E soltanto il 12,5% dei pazienti con PIK3CA mutato risponde al trattamento con le due molecole prese in esame mentre la percentuale di successo sale al 48,4% in quelli col gene non mutato. In pratica, la terapia ha un’efficacia quattro volte superiore nei pazienti che non presentano la mutazione. In altre parole i ricercatori hanno appurato che esaminando il PIK3CA si può predire la maggiore o minore efficacia della terapia anti-HER2 con i due farmaci associati.

“Oggi sempre più farmaci anti-HER2 risultano efficaci per trattare pazienti con carcinoma mammario in cui sia presente questo recettore”, dice il professor Conte. “Il problema, però, è scegliere i più adeguati a seconda del caso. Per questo è importante riuscire a identificare nuovi marcatori che aiutino a prevedere quali pazienti sono maggiormente sensibili a questo o quel farmaco o trattamento anti-HER2 e poter così praticare terapie sempre più efficaci e personalizzate. Col nostro studio siamo riusciti a fare un passo avanti in questa direzione. Vorrei esprimere tutta la mia gratitudine ai ricercatori del nostro team che col loro impegno hanno reso possibile questo avanzamento”.

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