Il cuore delle donne? È a rischio. Lo scompenso cardiaco è sottovalutato e poco riconosciuto

Quando si parla di malattie al femminile il pensiero va subito ad altre patologie. Molto diffuse, molto importanti. E si raccomanda la prevenzione. La stessa cosa si dovrebbe fare a proposito del cuore. Perchè nelle donne italiane l’incidenza di scompenso cardiaco con funzione sistolica conservata  è doppia rispetto alla popolazione maschile e la prevalenza della malattia è maggiore nelle ultra 79enni rispetto agli uomini nella stessa fascia d’età.

 Dati  che devono far riflettere e che emergono  da un’analisi della letteratura scientifica, presentata dalla Professoressa Nadia Aspromonte, Responsabile UOS “Scompenso Cardiaco” del Policlinico Gemelli di Roma, che evidenziato come la scarsa consapevolezza  del rischio cardiovascolare femminile sia una delle cause dei ritardi nella presa in carico  delle pazienti colpite da scompenso cardiaco.

 Qualche dato? Dei 600.000 italiani che soffrono di scompenso cardiaco circa la metà sono di sesso femminile e la patologia è responsabile del 35% dei decessi per malattie cardiovascolari nelle donne in tutte le classi d’età (oltre 120.000 decessi/anno. Proprio per questo diventa sempre più importante migliorare tra le donne la conoscenza dei fattori di rischio, dei sintomi legati alle malattie cardiovascolari, in particolar modo allo scompenso cardiaco, sottolineando al tempo stesso l’importanza dell’informazione e del dialogo tempestivo con il medico per una corretta e tempestiva presa in carico.

Lo scompenso cardiaco è una patologia cronica caratterizzata dalla difficoltà del cuore a svolgere la sua normale funzione meccanica e a fornire una circolazione adeguata a soddisfare le richieste di sangue ossigenato da parte dell’organismo.

Secondo i dati presi in esame, nonostante lo scompenso cardiaco colpisca prevalentemente gli uomini, l’incidenza di scompenso cardiaco con funzione sistolica conservata nelle donne italiane è doppia rispetto alla popolazione maschile e la prevalenza della malattia è maggiore nelle donne ultra 79enni rispetto agli uomini nella stessa fascia d’età.

La diagnosi, però, spesso è più tardiva rispetto agli uomini a causa di una sottovalutazione da parte delle stesse pazienti di sintomi comuni come affaticamento e dispnea, e di sintomi non specifici che possono essere confusi con quelli legati a comorbidità come obesità, ipertensione arteriosa, diabete, distiroidismo, depressione e fibrillazione atriale.

I fattori di rischio per lo scompenso cardiaco sono simili negli uomini e nelle donne ma, in queste ultime e specialmente nelle donne in post-menopausa, questi includono ipertensione, cardiopatia valvolare, diabete e malattia coronarica.

Dall’analisi dei dati emerge che esistono non solo differenze di genere nella diagnosi dello scompenso cardiaco ma anche diseguaglianze assistenziali nel percorso di cura. In effetti, le donne hanno meno probabilità di ricevere una consulenza specialistica: sia in Europa che negli Stati Uniti, le donne sono più spesso diagnosticate e curate dai medici di medicina generale invece che dagli specialisti cardiologi.

Per quanto riguarda invece la ricerca clinica, le donne sono spesso sottorappresentate negli studi clinici relativi allo scompenso cardiaco e, negli ultimi 40 anni, la percentuale di donne reclutate negli studi clinici è rimasta costante intorno al 20-30%.

Si rende, quindi, necessario lavorare all’implementazione di un percorso di cura personalizzato per le donne, che metta insieme tutti i passaggi essenziali nella presa in carico di una donna con scompenso cardiaco: dall’identificazione della donna a rischio, in particolar modo con la corretta valutazione dei sintomi, ad una maggiore sensibilità verso la prevenzione dello scompenso nelle donne con una diagnosi di obesità, diabete o ipertensione, fino alla personalizzazione della cura con un cambiamento adeguato nello stile di vita.

 

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