ICTUS ISCHEMICO: UN INTERVENTO “RIPULISCE” LE ARTERIE E RIDUCE LA DISABILITÀ. MA…

È la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie, e la prima causa di disabilità nell’adulto. È l’ictus che, in Italia, colpisce circa 185.000 persone: 150.000 sono i nuovi casi mentre 35.000 sono gli ictus che si ripetono dopo il primo episodio.

Le linee guida per il trattamento oggi prevendono che, nel paziente con ictus ischemico acuto, si debba praticare in prima istanza la trombolisi per via endovenosa, ossia la somministrazione di farmaco trombolitico in vena entro le prime 4 ore e mezza dall’evento e successivamente, possibilmente entro le 6 ore, la procedura di trombectomia meccanica, ossia la disostruzione dell’arteria con un sistema – detto sentriever – che rimuove il coagulo dall’arteria colpita salvando il tessuto cerebrale. Una procedura quest’ultima che consente di limitare la disabilità nei pazienti nel 40-50% dei casi e che però oggi in Italia viene eseguita solo per il 7% del totale di pazienti stimati come candidabili. I dati del registro nazionale che raccoglie i casi riportati da 35 su 45 centri riporta infatti un numero di procedure pari a 400-500 l’anno contro le 7.000 potenziali.

Cause e fattori di rischio

L’ictus cerebrale è causato dell’improvvisa chiusura o rottura di un vaso cerebrale e dal conseguente danno alle cellule cerebrali dovuto dalla mancanza dell’ossigeno e dei nutrimenti portati dal sangue (ischemia, causato da un coagulo che impedisce al sangue di passare) o alla compressione dovuta al sangue uscito dal vaso (emorragia cerebrale).

Ipertensione, alcune cardiopatie, diabete, sovrappeso, eccesso di colesterolo, sedentarietà, fumo e abuso di alcol sono i principali fattori di rischio che vanno a incidere sulla salute e l’elasticità delle arterie e della circolazione sanguigna. Alcuni di questi possono essere monitorati (ipertensione) o corretti (soprattutto nel caso di stili di vita non corretti come sedentarietà, sovrappeso e fumo).

La caratteristica principale dell’ictus è la sua comparsa improvvisa, solitamente senza dolore. Solo nell’emorragia cerebrale c’è spesso mal di testa fortissimo”, afferma la professoressa Valeria Caso, neurologa Ospedale S. Maria della Misericordia di Perugia. “I sintomi tipici sono la comparsa improvvisa di una mancanza di forza, o formicolio e mancanza di sensibilità a un braccio e/o a una gamba, la difficoltà nel parlare, problemi a vedere da un occhio. Quando tali sintomi compaiono solo per alcuni minuti, si parla di attacchi ischemici transitori (TIA), anch’essi molto importanti, in quanto possono essere campanelli di allarme per un ICTUS vero e proprio. In caso di comparsa di uno o più sintomi di questo tipo è indispensabile rivolgersi sempre e con urgenza a un medico, perché il fattore tempo è fondamentale”.

Il trattamento

Il trattamento dell’ictus ischemico attualmente prevede due possibilità, la trombolisi farmacologica, che viene effettuata nelle stroke unit di primo livello e la trombectomia meccanica che può essere effettuata solo nelle stroke unit di secondo livello.

“Il primo intervento di trombectomia meccanica realizzato al mondo con lo stent retriever Solitaire risale al 2008 e oggi l’efficacia di questa procedura è incontrovertibilmente dimostrata da ben 5 ampi studi clinici randomizzati tanto da essere entrata nelle nuove linee guida nell’ictus moderato o grave”, afferma il Professor Salvatore Mangiafico, neuroradiologo interventista Azienda Ospedaliera Careggi di Firenze. “Oggi quindi, non è più possibile basare la terapia dell’ictus ischemico solo sulla fibrinolisi endovenosa limitandosi alla somministrazione endovenosa di farmaci, ritardando il trasferimento rapido o addirittura, non inviare il paziente a un centro di neuroradiologia interventistica di una stroke unit di secondo livello. Questo, infatti, significa negare al paziente una possibilità di ridurre il deficit neurologico residuo e quindi il grado di invalidità.”

Indispensabile quindi avere un sistema ospedaliero organizzato in rete e trasporti veloci per consentire un passaggio rapido dalle stroke unit di primo livello a quelle di secondo livello, nonché la formazione di personale operativo 24 ore su 24, 7 giorni su 7 con l’obiettivo di trattare tutti i pazienti candidabili a questo tipo di intervento. A questo va affiancata una maggiore opera di sensibilizzazione del pubblico sul riconoscimento dei segni e sintomi dell’ictus, per far sì che i pazienti arrivino presto in ospedale: la precocità del trattamento garantisce, infatti, un migliore outcome clinico del paziente.

Written By
More from Severina Cantaroni

MALATTIA DI PARKINSON: UNA STORIA LUNGA DUE SECOLI

La malattia di Parkinson, la seconda malattia neurodegenerativa dopo l’Alzheimer, è diffusa...
Leggi Tutto

Lascia un commento