“guerra-lampo” ai tumori: radioterapia più breve e mirata grazie a una macchina unica in Italia

Prof.Alongi + staff +nuovo macchinario FOTO di RENZO UDALI 328/3986252
Buone notizie nel campo della radioterapia. Una nuova apparecchiatura consente di adattare le sedute ogni giorno e in tempo reale.  I dati clinici emersi dimostrano efficacia e sicurezza in meno sedute rispetto alla radioterapia convenzionale, senza danno ai tessuti sani oltre che ottima qualità di vita dei pazienti nel corso delle cure. I promettenti risultati sono stati pubblicati in pochi mesi dal team dei ricercatori dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona) su prestigiose riviste scientifiche internazionali, Radiation Oncology, Journal of Cancer Research and Clinical Oncology e una terza, su Acta Oncologica.
 
Come agisce questo nuovo strumento a disposizione dei medici? E’ come un fucile di precisione con una lente d’ingrandimento incorporata che mette a disposizione del radioterapista oncologo, durante il trattamento, immagini di altissima qualità e definizione. Questo consente di definire perfettamente la sede tumorale e di colpirla con la massima precisione e con alte dosi di radiazione, minimizzando il coinvolgimento dei tessuti sani, riducendo le sedute di radioterapia e garantendo un’ottima qualità di vita.
Una rivoluzione tecnologica che è già realtà nel dipartimento di Radioterapia Oncologica Avanzata all’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona), unico ospedale in Italia, e tra le 20 strutture al mondo, dotato di questo moderno dispositivo (il MrLinac “Unity”), composto da un acceleratore lineare e da una risonanza magnetica ad alto campo, la stessa impiegata a uso diagnostico. 
In poco meno di un anno di attività all’Istituto IRCCS di Negrar sono state concluse oltre 1000 prestazioni, su 102 pazienti con tumore alla prostata e 59 con metastasi per altri tumori. Questo è valso al team di ricercatori radio-oncologi dell’ospedale tre pubblicazioni scientifiche nel corso di pochi mesi, a partire da aprile di quest’anno, che fanno emergere come l’efficace trattamento non solo sia più breve e preciso ma anche ottimamente tollerato per tutte le fasce d’età, compresi i più anziani e fragili per patologie concomitanti.
Finora, con i sistemi convenzionali, proprio per il naturale movimento degli organi, eravamo costretti a irradiare una zona più ampia rispetto al tumore, e con dosi minori per non danneggiare porzioni di tessuto sano necessariamente coinvolte – spiega Filippo Alongi, direttore del dipartimento di Radioterapia Oncologica Avanzata dell’IRCCS di Negrar e professore associato della facoltà di medicina all’Università di Brescia –. Grazie all’utilizzo delle immagini ad alta risoluzione della risonanza magnetica prima e durante ogni seduta, possiamo indirizzare con precisione millimetrica alte dosi di radiazione tali da neutralizzare le cellule tumorali, e proponendo sempre di più protocolli di trattamento con minor numero di sedute rispetto alla radioterapia convenzionale”. 

“Il rivoluzionario macchinario – prosegue Alongi – consente di adattare in tempo reale i fasci di radiazioni nel corso della stessa seduta, in base alla posizione del bersaglio tumorale che muta a causa del movimento naturale degli organi, come ad esempio la prostata che viene spostata dal normale riempimento della vescica e del retto. Vengono così superati i limiti della radioterapia tradizionale in cui il piano di cura viene deciso il ‘giorno zero’ e rimane sempre uguale, senza sostanziali modifiche di pianificazione della dose, come fa invece la radioterapia ‘adattiva’ che consente di realizzare un piano di cura specifico ogni giorno ed in tempo reale”.
Ricordiamo inoltre che la ripetizione della risonanza magnetica ad alto campo a ogni seduta giornaliera, è totalmente sicura per il paziente, in quanto utilizza campi magnetici e non radiazioni ionizzanti (raggi X) – aggiunge Alongi –. In molti casi selezionati di tumore localizzato alla ghiandola prostatica, la radioterapia è un’alternativa non invasiva all’intervento chirurgico di prostatectomia radicale in cui nonostante l’utilizzo di metodiche robotiche mini-invasive, permane il rischio, talora significativo, di incontinenza urinaria e disfunzione erettile. In particolare, con il nuovo dispositivo Unity, finora non si sono invece verificati effetti collaterali gravi e rispetto alla terapia tradizionale il risultato è altrettanto efficace ma con meno sedute, grazie alla scelta più sicura con questa tecnologia, di protocolli più brevi. Seguiamo infatti schemi di frazionamento approvati dalla comunità scientifica  nazionale e internazionale che ci permettono, con una media di soli 5 appuntamenti, di avere ottimi risultati, più rapidamente degli schemi di radioterapia tradizionale che possono invece superare anche 40 sedute. Abbiamo registrato in 9 pazienti su 10 un significativo ed immediato calo dei valori del PSA nel sangue, indicatore indiretto della malattia oncologica prostatica; inoltre il primo esame di controllo PET è stato soddisfacente per 7 pazienti su 10 in caso di malattia oligometastatica, cioè con una o più metastasi in sedi addominali e pelviche, riportando una remissione o totale scomparsa delle sedi precedentemente attive di malattia”.
La sfida ora sono i pazienti con recidiva tumorale già sottoposti in passato a radioterapia convenzionale. “Grazie alla guida di precisione possiamo escludere o ridurre l’esposizione dei tessuti già irradiati per minimizzare gli effetti collaterali – conclude Alongi – Abbiamo in parte iniziato a trattare con questo sistema e con le tecniche guidate da risonanza magnetica sedi non solo come la prostata e le metastasi linfonodali, ossee in pelvi e addome, ma anche il distretto toracico e recentemente anche quello cerebrale”.
Molti dei circa 160 pazienti trattati sono stati arruolati per lo studio prospettico e osservazionale ancora aperto per il quale la Regione Veneto ha incaricato l’IRCCS di Negrar per definire un modello di utilizzo ottimale della risorsa MrLinac Unity (personale necessario, processo organizzativo, tempi di trattamento e potenziali ricadute sul Sistema Sanitario Nazionale, anche per quanto riguarda tumori come quello del pancreas e del fegato).
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