Gioco di squadra contro gli acari

In Italia continua il boom di allergie con il 25% della popolazione colpito ed un trend di crescita del 5% calcolato negli ultimi 5 anni.

Tra le allergie, quella agli acari è tra le più frequenti e dannose, perché responsabile del 50% dei casi d’asma, e perché fortemente connessa con la Rinite Allergica (RA) visto che il 70-80% dei pazienti con asma ha anche la Rinite Allergica.

Per favorire la collaborazione tra allergologi, pneumologi e rinologi, sensibilizzare l’opinione pubblica sull’allergia da acaro, favorire l’emersione della patologia, grazie ad un percorso diagnostico e terapeutico più capillare ed efficace nasce  l’Osservatorio HOME (Housedust Mite Observatory for the First Evidence-based immunotherapy), patrocinato da FederAsma e Allergie Federazione Italiana Pazienti Onlus, dalle 5 maggiori Società Scientifiche nazionali nell’ambito delle patologie respiratorie e realizzato con il sostegno non-condizionato di ALK Abellò.

L’allergia è una malattia del sistema immunitario, caratterizzata da reazioni eccessive portate da particolari anticorpi, nei confronti di sostanze abitualmente innocue. In particolare, l’allergia alla polvere dipende dagli acari, animaletti microscopici che si nutrono di desquamazioni umane, come pelle e capelli. L’allergia all’acaro è la forma allergica più diffusa nei paesi occidentali ed è perenne. L’acaro, infatti, è in grado di scatenare una reazione allergica per tutto l’anno, perché si nasconde nella case ed in tutti gli ambienti indoor.

Un’altra buona notizia e’ l’arrivo, nel 2017, di una nuova opzione terapeutica. “L’Immunoterapia Allergene Specifica è una soluzione che si sta accreditando sempre di più nella comunità e nella letteratura scientifica. – dichiara il Prof.Giorgio Walter Canonica – La sua particolarità è dovuta al fatto che è in grado di agire sulle cause dell’allergia e non solo sui sintomi. L’AIT è già stata sdoganata per diverse forme allergiche e penso in particolare al vaccino per le graminacee. L’AIT per allergia da acaro in tablet sublinguali non è ancora disponibile in Italia, mal’EMA[3] ne ha certificato l’efficacia con l’indicazione in pazienti adulti con asma da allergia da acaro non ben controllata, che è proprio la nostra categoria di pazienti più numerosa e più difficile da trattare.”
L’arrivo della nuova l’Immunoterapia Allergene Specifica, si prefigura come una vera e propria rivoluzione e richiederà uno sforzo a tutti gli specialisti coinvolti nella cura dell’allergia da acaro della polvere. “Questa nuova soluzione – afferma il Prof. Francesco Blasi – apre le porte ad una nuova gestione della malattia e, quindi, è fondamentale che, oltre all’allergologo, già esperto sul tema, anche il rinologo e lo pneumologo investano in formazione professionale, per rispondere alle esigenze di un paziente che già vedono con grande frequenza.”

 

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Una ricerca DoxaPharma, infine,  ha analizzato le risposte di 206 pazienti, divisi in due campioni, con allergia da acaro: 103 pazienti con Rinite Allergica (RA) e 103 con RA ed Asma Allergico (AA) associate. La fotografia che restituisce l’indagine demoscopica è quella di un paziente prevalentemente polisensibile (principalmente ad acari ed a pollini), polisintomatico, scarsamente controllato e con una patologia che impatta in modo non trascurabile nella vita quotidiana, soprattutto sul piano psicologico. Poi, al contrario di quello che ci si potrebbe aspettare con queste premesse, il paziente tipo invece di curarsi, sembra fare di tutto per tollerare o abituarsi alla sua malattia, sovrastimando il suo stato di salute, e non prendendo in considerazione le conseguenze a cui porta una cattiva gestione della malattia.

“Possiamo definire l’allergia all’acaro, una malattia ‘contraddittoria’. – spiega la Dott.ssa Maria Beatrice Bilò, Presidente dell’Associazione Allergologi Immunologi Italiani Territoriali Ospedalieri (AAIITO) – Si evidenzia infatti come i pazienti abbiano una visione distorta ed una conoscenza sommaria della loro patologia. Lo dimostra il fatto che 4 pazienti su 5, tra gli intervistati, considerano buona la loro salute, ed allo stesso tempo dichiarano, per oltre l’80%, che la patologia ha un impatto importante sulla loro qualità di vita.”

Per quanto riguarda il controllo della malattia, l’86% dei pazienti con la sola RA risulta essere non controllato, o parzialmente controllato. “Questo è un problema – spiega il prof. Matteo Gelardi, Presidente dell’Accademia Italiana di Rinologia (IAR) – le nostre stime evidenziano come i soggetti con RA abbiano probabilità quattro volte superiori rispetto ai soggetti sani di sviluppare asma.Questo accade perché le due patologie sono aspetti clinici differenti di un unico disordine dell’apparato respiratorio. Diagnosticare e curare correttamente la RA significa tenere sotto controllo l’asma.”

La ricerca chiarisce, inoltre, che anche la maggioranza dei pazienti con RA e AA, sono parzialmente o poco controllati. “Il paziente asmatico parzialmente controllato o non controllato è quello che sta peggio tra tutti, – afferma il Prof. Pierluigi Paggiaro, delegato italiano per le Linee Guida GINA- perché è quello che ha i sintomi più gravi. Chi è affetto da asma allergico, infatti, oltre a starnutire ed avere il naso chiuso, prova anche una costrizione al petto e fa fatica a respirare. Anche se il dato è inferiore a quello del non controllo della patologia nella sola RA (86% vs 68%), per noi pneumologi si tratta di un’indicazione allarmante, perché mette questi soggetti a potenziale rischio di sviluppare episodi di crisi asmatiche anche gravi.”

Un’altra evidenza che emerge è che, nonostante circa 1/3 dei pazienti sia non ben controllato, la terapia principale che viene scelta è quella al bisogno e la sua gestione è scarsa. “Il 50% dei pazienti ha un’aderenza alla terapia scarsa– afferma il Prof. Francesco Blasi, Presidente della Società Italiana di Pneumologia (SIP) – e, nel 89% dei casi, questo avviene perché il paziente si sente meglio.Il problema è che ‘meglio’ non significa ‘bene’ ma soltanto che i sintomi si sono attenuati e che sicuramente ricompariranno. Dal nostro punto di vista il paziente si ‘stanca’ di prendere medicine e la sua soglia di attenzione cala, così preferisce tollerare i sintomi, uniti ad una qualità di vita inferiore, che seguire una terapia continuativa. Tutto questo, a scapito della propria qualità di vita e della propria salute”.

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