Emicrania: un nuovo farmaco garantisce ‘frequenza degli attacchi dimezzata e qualità di vita ritrovata’

Inizia una nuova era per le persone affette da emicrania. Arriva in Italia galcanezumab, farmaco sviluppato da Lilly per il trattamento preventivo delle forme episodiche e croniche. La somministrazione sottocute è mensile, l’efficacia elevata e la rapidità di risposta è assicurata anche nei pazienti “difficili”. Il profilo di tollerabilità e sicurezza è favorevole. Il farmaco appartiene alla nuova classe di anticorpi monoclonali anti-CGRP, che legano selettivamente il peptide correlato al gene della calcitonina con riduzione del dolore e miglioramento della produttività. A dimostrarlo c’è lo studio di fase 3 CONQUER che documenta una riduzione degli attacchi superiore al 50%. Già approvato dall’AIFA, entro luglio sarà disponibile nel mercato italiano a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

L’emicrania è la terza patologia più frequente al mondo, con un miliardo di persone colpite, e la seconda più debilitante – È caratterizzata da attacchi che durano dalle 4 alle 72 ore, migranti ma di solito localizzati in un solo lato della testa, con un dolore pulsante aggravato dalle attività fisiche e spesso associato a nausea, vomito, fastidio ai rumori e alla luce. Colpisce il 14% della popolazione mondiale con punte che superano il 20% in alcuni studi. In Italia ne soffre il 9% degli uomini e il 18% delle donne nelle quali gli attacchi sono più severi, più lunghi e più disabilitanti e con più sintomi associati. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) classifica l’emicrania sulla base del Global Burden Disease (GBD 2017) al secondo posto tra tutte le malattie che causano disabilità e prima causa di disabilità sotto i 50 anni. “In Europa è stato calcolato che l’emicrania costa 111 miliardi all’anno tra costi diretti, indiretti e intangibili”, dichiara Gioacchino Tedeschi, Presidente della Società Italiana di Neurologia (SIN). “Il primo impatto è sulla produttività, con 5 giorni di lavoro persi l’anno, ma ci sono aspetti che impattano la qualità della vita dei pazienti emicranici che vanno ben al di là del lavoro perso. Bisogna diffondere la cultura dell’emicrania, che è molto carente a livello sociale. Inoltre la presa in carico del paziente emicranico dovrebbe prevedere un percorso diagnostico-terapeutico che contempli la figura del ‘centro cefalee’, con uno specialista che imposti la terapia più adatta al singolo paziente. Fino a oggi le terapie di prevenzione sono state condotte utilizzando farmaci nati e impiegati per patologie diverse dall’emicrania, gravati da importanti effetti collaterali: l’introduzione degli anticorpi monoclonali anti-CGRP rappresenta in questo senso un’opzione terapeutica molto interessante”.

Gli anticorpi monoclonali anti-CGRP sono perfettamente disegnati sul modello sperimentale dell’emicrania, lo dimostra il fatto che hanno una tollerabilità assoluta – Mentre le cure fino ad oggi in commercio presentano un tasso di interruzione che arriva al 40% dopo 4 mesi di cura, i nuovi farmaci hanno un tasso di interruzione sensibilmente inferiore al 5%. “Gli anticorpi monoclonali anti-CGRP si caratterizzano per un meccanismo d’azione molecolare molto selettivo e specifico: è la prima volta che abbiamo farmaci che bloccano un neuropeptide o il suo recettore in maniera così precisa”, spiega Pierangelo Geppetti, Presidente SISC – Società Italiana per lo Studio delle Cefalee. “Questo comporta due risultati: da un lato si ha la possibilità di inibire il meccanismo che genera il dolore e la costellazione di sintomi dell’attacco emicranico, dall’altro che, proprio perché il meccanismo che viene inibito è così specificamente dedicato a produrre questo tipo di dolore, l’uso di questi farmaci ha portato all’evidenza di un profilo di sicurezza molto buono, se non addirittura eccellente. I vari studi clinici hanno evidenziato che gli effetti avversi prodotti da questi farmaci sono uguali a quelli prodotti dal placebo, quindi sono sostanzialmente assenti”.

Diversi studi clinici condotti su galcanezumab hanno dimostrato risultati estremamente positivi, soprattutto nei pazienti con precedenti fallimenti del trattamento – La mancata risposta ai trattamenti preventivi dell’emicrania è un evento comune. A livello internazionale si stima che circa il 40% dei pazienti che fa uso di farmaci preventivi abbia una storia di fallimento o ha cambiato almeno tre farmaci. Il trattamento inadeguato dell’emicrania si associa a un maggiore utilizzo di risorse sanitarie per ricoveri, visite ambulatoriali e costi diretti. “Gli studi clinici dimostrano che galcanezumab induce una riduzione del numero di giorni di emicrania di almeno il 50% nel 62% dei pazienti affetti dalla forma episodica (forma cronica 28%), di almeno il 75% nel 39% dei casi (forma cronica 9%) e del 100% nel 16% dei soggetti trattati”, afferma Piero Barbanti, Presidente eletto ANIRCEF – Associazione Neurologica Italiana per la Ricerca sulle Cefalee. “Galcanezumab è in grado di ridurre considerevolmente il numero dei giorni di emicrania anche nei soggetti che abbiano fallito fino a quattro farmaci preventivi precedenti, quindi finora considerati potenzialmente refrattari: lo studio CONQUER testimonia che l’efficacia di galcanezumab prescinde dai fallimenti terapeutici precedenti. L’esperienza diretta con galcanezumab ci ha inoltre fatto apprezzare un deciso cambiamento dello stile di vita del paziente il quale, riducendo il numero di giorni mensili di emicrania, si trova a vivere con maggiore serenità e spensieratezza i giorni intervallari”.

L’emicrania è imprevedibile, invadente e irrompe nella quotidianità come una tempesta – Il carico, lo stigma e le barriere che i pazienti devono affrontare sono enormi, eppure è evidente che si tratta di un problema sanitario sottovalutato anche da chi ne soffre, che spesso tende a ignorare o sottovalutare i sintomi, scadendo in forme croniche difficili da gestire. “Dobbiamo adattarci a vivere una vita intera con un dolore a volte insopportabile e con terapie che non danno i risultati sperati e con effetti collaterali molto importanti che ci cambiano profondamente”, dice Lara Merighi, Coordinatore laico di Al.Ce. (Alleanza Cefalalgici) Group Italia. “Trovo ingiusto, ora che sono disponibili le nuove cure con gli anticorpi monoclonali, terapie per la prima volta studiate appositamente per il nostro mal di testa e prive di effetti collaterali, che non possiamo accedervi se non dopo aver provato tutte le altre terapie gravate da effetti collaterali alle volte devastanti e spesso inefficaci. La maggior parte delle persone colpite da emicrania sono donne giovani, dobbiamo arrivare al cuore e alla mente di chi ci crede invisibili e dire basta alla sottovalutazione e al pregiudizio che ci accompagnano da sempre”.

 

 

 

Written By
More from A cura della redazione

SINDROME DELL’OCCHIO SECCO: NE SOFFRE IL 60% DELLE DONNE DOPO I 50 ANNI

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità è uno dei disturbi tra i più...
Leggi Tutto

Lascia un commento