Dolore cronico: le donne “soffrono” più’ degli uomini

E’ un dato di fatto: il dolore cronico colpisce  il 45% delle donne contro il 31% degli uomini. Ma non solo. Diversa e’ anche la risposta ai farmaci: il sesso femminile e’ più a rischio di effetti collaterali.

Le cause? Soprattutto caratteristiche genetiche, fluttuazioni ormonali e differenze anatomiche. E tra i disturbi più’ comune fr ale donne ci sono dismenorrea, mal di testa, lombalgia, problematiche muscolo-scheletriche. Le donne rappresentano anche le maggiori consumatrici di analgesici e hanno necessità di molecole efficaci ma, al tempo stesso sicure, anche in fasi delicate della vita, come la gravidanza e la post-menopausa. Numerose evidenze scientifiche e linee guida evidenziano il ruolo di paracetamolo come farmaco di prima scelta per il trattamento dei disturbi dolorosi che colpiscono l’universo femminile. Con il suo peculiare meccanismo d’azione, a livello centrale, la molecola contribuisce a potenziare le difese analgesiche naturali dell’organismo.

“Le donne hanno più sindromi dolorose e più malattie che causano loro sofferenza”, spiega Alessandra Graziottin, Direttore Centro di Ginecologia presso l’Ospedale San Raffaele Resnati di Milano e Presidente Fondazione Graziottin per la cura del dolore nella donna Onlus. “Sembra inoltre che riconoscano il problema dolore più precocemente, per una sorta di meccanismo autoprotettivo. Ciononostante, ricevono molta meno attenzione diagnostica e terapeutica, ritrovandosi così costrette a soffrire di più e più a lungo, con l’avanzare dell’età. Dopo la pubertà, malattie infiammatorie e autoimmuni raddoppiano o addirittura triplicano nel sesso femminile, per l’effetto degli ormoni sessuali sulle cellule che regolano le difese immunitarie; in particolare, la fluttuazione degli estrogeni, nel corso del ciclo mestruale, stimola la liberazione di sostanze infiammatorie nei tessuti, con aumento dell’infiammazione e del dolore ad essa correlato. Quanto più la sofferenza persiste, tanto più aumentano i cambiamenti nel Sistema Nervoso Centrale, per cui il dolore si fa sempre più autonomo rispetto all’infiammazione e diventa malattia in sé”.

“La maggiore prevalenza al femminile del dolore cronico presenta importanti basi biologiche”, precisa Diego Fornasari, Professore di Farmacologia, Università degli Studi di Milano. “Negli ultimi anni è emerso che i meccanismi endogeni deputati alla modulazione e al controllo del dolore funzionerebbero in maniera differente tra maschi e femmine, secondo l’assetto ormonale: in queste ultime, avrebbero un’attività ridotta, il che spiegherebbe la soglia al dolore più bassa. Ma la specificità di genere riguarda anche la risposta alle terapie: uomini e donne assorbono, distribuiscono, metabolizzano ed eliminano i farmaci in modo diverso. Questo implica che l’efficacia o la comparsa di effetti collaterali possano presentare differenze rilevanti e già sappiamo che appartenere al sesso femminile costituisce, di per sé, un fattore di rischio indipendente per lo sviluppo di reazioni avverse. Le donne, ad esempio, possiedono minori quantità di enzimi utili al metabolismo di alcuni farmaci, come gli antidepressivi o certi oppiacei: ciò potrebbe determinare un maggior accumulo nell’organismo”.

“Nella donna in età fertile – puntualizza Graziottin – le forme di dolore più comuni sono quelle correlate alla mestruazione, come ad esempio dismenorrea e dolore pelvico cronico. Il paracetamolo può essere considerato un farmaco di prima linea nel trattamento della dismenorrea primaria e delle comorbidità associate, per le sue caratteristiche di maneggevolezza, sicurezza e minori effetti collaterali rispetto ai FANS. In gravidanza, sono lombalgia e dolore nella regione pelvica a presentarsi più di frequente: è bene ricordare che anche nella gestante il dolore cronico non va trascurato, perché potrebbe essere lesivo per il feto. In questi casi, paracetamolo è tuttora l’analgesico considerato più sicuro per la mamma e il bambino. In post-menopausa si moltiplicano invece i dolori ossei, articolari e muscolari, per via della carenza estrogenica. Una terapia ormonale su misura è la prima efficacissima cura antalgica, perché va a trattare la vera causa del problema, ma può essere integrata vantaggiosamente da un analgesico ben tollerato come paracetamolo, indicato come farmaco di prima scelta nel controllo del dolore artrosico”.

“Le sindromi algiche sono tra le condizioni più frequenti che vengono sottoposte al farmacista”, rivela Eugenio Leopardi, Presidente Unione Tecnica Italiana Farmacisti (UTIFAR). “Un terzo dei cittadini esce dalla farmacia con un consiglio: di questi, circa il 20% è costituito da consulenze per la risoluzione di stati dolorosi, molto spesso richieste proprio dalle donne, che sono le maggiori consumatrici di farmaci. Non a caso, 6 volte su 10 l’analgesico viene dispensato a una paziente di sesso femminile. Il ruolo del farmacista è di grande importanza per guidare la donna nella scelta consapevole del principio attivo più indicato, favorendo i prodotti con un buon profilo di efficacia e safety, come paracetamolo, e chiarendo che il ricorso ai FANS va evitato se si è in terapia con anticoagulanti, se si soffre di gastrite o reflusso e in caso di gravidanza. Nella sua attività di counselling, il farmacista deve anche mettere in guardia dai possibili rischi di un selvaggio e protratto ‘fai da te’, che potrebbe causare ritardi diagnostici, interazioni farmacologiche o danni da abuso”.

La Campagna NienteMale
La Campagna NienteMale ha l’obiettivo di sensibilizzare opinione pubblica e operatori sanitari sul dolore inutile nelle sue diverse forme e intensità e sulla sua gestione ottimale. Nell’ambito della Campagna vengono promossi progetti di carattere formativo e informativo. La Campagna NienteMale è inserita all’interno del portale web multitarget www.nientemale.it, realizzato dall’editore medico-scientifico Edra, che tratta il dolore, in particolare quello acuto e cronico non oncologico, attraverso continui aggiornamenti, differenziati per tipologia di informazione e livello di approfondimento e rivolti a medici (MMG, pediatri, terapisti del dolore, ortopedici), farmacisti e pubblico.

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