Dermatite atopica, spiaggia e piscina off limits per un paziente su due

I disagi e gli imbarazzi connessi alla malattia rendono l’estate un inferno: il prurito peggiora e questo sintomo, giudicato dal 40% dei pazienti come il più difficile da sopportare, rende la vita impossibile. Due pazienti su tre ammettono di doversi assentare dal lavoro perché passano la notte a grattarsi anziché riposare, uno su due evita piscina e mare perché si vergogna delle lesioni cutanee visibili, il 43% è limitato nelle attività quotidiane perché per esempio non tollera polvere e sabbia.

L’estate, dunque, è in salita per molti pazienti con dermatite atopica: il prurito, uno dei sintomi principali della malattia assieme a lesioni cutanee, escoriazioni e infezioni, per colpa del caldo e del sudore tende a peggiorare e rende la vita dei pazienti un inferno. 

In estate il prurito tende a diventare più insistente in una quota di pazientie così, nonostante tendenzialmente la bella stagione faccia regredire le lesioni cutanee, i pazienti con dermatite atopica possono trovarsi a vivere con molto disagio la bella stagione – spiega Mario Di Gioacchino, vicepresidente SIAAIC e direttore UO di Allergologia Policlinico Universitario di Chieti – Il 40% dei pazienti afferma che il prurito è il principale fastidio correlato a questa malattia cutanea cronica che si manifesta con arrossamenti e prurito sulla pelle di viso, gambe e tronco: nei punti colpiti la cute si secca e si desquama, provocando lesioni visibili che imbarazzano chi ne soffre al punto da comprometterne seriamente la qualità di vita. Nel 60% dei casi la dermatite atopica scompare durante l’adolescenza, ma nei restanti casi persiste e in uno su due ha recidive in età adulta, più probabili se la patologia è comparsa entro i primi due mesi di vita, se c’è una familiarità per dermatite atopica e se ci sono asma o rinocongiuntivite allergica. La dermatite atopica si sviluppa infatti in soggetti geneticamente predisposti: il figlio di un genitore con dermatite atopica ha una probabilità su 4 di diventarlo, se mamma e papà lo sono il rischio raddoppia”.

In questi soggetti gli stimoli ambientali possono scatenare la malattia, che è anche più frequente dove il clima è più rigido e nelle città più inquinate. In estate, sole e mare tendono a migliorarla ma il prurito può farsi più insistente. “Per questo è raccomandabile esporsi al sole nelle ore meno calde della giornata e con un’adeguata protezione solare – interviene Eustachio Nettis, Vicepresidente SIAAIC e allergologo del Centro di Riferimento Regionale per le malattie allergiche e immunologiche dell’Azienda Ospedaliera Policlinico di Bari – La secchezza della cute può peggiorare con le docce frequenti estive, per cui è più appropriato un bagno di 10-15 minuti a una temperatura confortevole, assicurandosi che le lesioni siano del tutto sommerse. L’applicazione regolare e accurata di detergenti e idratanti adeguati può migliorare la secchezza cutanea tipica del soggetto atopico, alleviando il prurito e ripristinando la funzione di barriera della cute; la cura poi è per lo più locale, con l’applicazione di cortisonici, ma questi possono portare a effetti collaterali nell’uso continuativo necessario in chi ha una dermatite atopica più severa. I pazienti sentono perciò il bisogno di terapie più efficaci, sicure, che migliorino in maniera significativa sintomi e qualità di vita e siano anche economiche: i presidi utilizzati quotidianamente spesso sono costosi e completamente a carico del paziente. Si stima un costo annuale di oltre 900 euro per le terapie, a cui si aggiunge un incremento di circa il 18% nei consumi dei prodotti per l’igiene personale”.

Sono almeno 8000 gli italiani adulti con una dermatite atopica moderata o grave che non trovano sollievo dalle terapie locali: tra questi pazienti più severi il 36% lamenta nonostante la terapia una pelle secca o ruvida, pruriginosa (28%), desquamata (20%) o screpolata (17%). Solo il 15% per pazienti con dermatite atopica da moderata a grave è soddisfatto del trattamento. Per i pazienti che non trovano sollievo una soluzione può arrivare da dupilumab, un farmaco biologico recentemente approvato per la terapia della dermatite atopica. “Il farmaco è indicato in particolare per chi ha lesioni particolarmente severe in gran parte del corpo, in particolare  in zone visibili, come viso e arti, o molto sensibili come l’area genitale – riprende Di Gioacchino – Questo farmaco sta modificando radicalmente la qualità di vita dei casi più difficili. Il mancato utilizzo nei pazienti candidabili comporta il privarsi di un farmaco che ha mostrato alta tollerabilità e una rapida efficacia mantenuta nel tempo sia sulle lesioni cutanee sia sul prurito, comportando spesso anche un miglioramento dei sintomi relativi alle malattie atopiche associate (asma bronchiale, rinite, poliposi nasale); l’alternativa è utilizzare immunosoppressori per via sistemica, come i corticosteroidi, che non sempre funzionano altrettanto bene, hanno varie controindicazioni e soprattutto sono gravati da importanti effetti collaterali, oltre a non poter essere assunti per lunghi periodi. Purtroppo il farmaco non è ancora utilizzato largamente, visto che è stato autorizzato da poco dalle autorità regolatore e non c’è sufficiente sensibilizzazione e formazione dei medici al suo utilizzo: a oggi solo una modesta percentuale dei 7000 pazienti circa affetti dalla forma severa che avrebbero piena indicazione alla terapia. Lo sforzo delle società scientifiche è perciò proprio quello di aggiornare e formare i professionisti all’appropriato uso di questi farmaci innovativi”, conclude Di Gioacchino.

 

 

LA DERMATITE ATOPICA

  – Sintomi:Prurito, lesioni cutanee eczematose, arrossamento, escoriazioni su viso, arti e tronco. Se compare da bambini crescendo tende a colpire le stesse aree, ma la cute appare più secca e tende a desquamarsi; nell’adulto si manifesta con una tipica dermatite eczematosa sulle zone del viso, del collo, del décolleté, della zona poplitea, di mani e avambracci e del cuoio capelluto;

– Fattori che predicono la persistenza della dermatite da adulti:

  • una malattia severa con esordio entro i primi 2 mesi di vita
  • l’associazione ad asma bronchiale e rinocongiuntivite allergica
  • una storia familiare di dermatite atopica;

 

 

 

 

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