COVID-19: un sondaggio rileva la presenza sul 5% delle superfici anche dopo la disinfezione e nel 48% delle acque reflue di circa 100 città

Non bastano solo i tamponi per monitorare l’andamento complessivo della pandemia Covid-19 in Italia. Le analisi delle acque, dell’aria e delle superfici degli ambienti lavorativi e ospedalieri possono, anzi, fornire una panoramica completa sulla diffusione del coronavirus.

Un’indagine condotta da aprile ad oggi  su tutto il territorio italiano al fine di tracciare il materiale genetico del coronavirus su superfici, acqua e aria, con l’obiettivo di fornire ad aziende e Comuni un ulteriore strumento per contenere la diffusione del virus ha rilevato tracce dell’RNA del coronavirus sul 5% delle superfici precedentemente disinfettate e dalle indagini svolte in circa 100 città nel 3% dei casi è stata trovata traccia dell’RNA del virus nelle acque reflue. 

In particolare, il primo monitoraggio è stato effettuato, da aprile ad oggi, all’interno di oltre 180 aziende e strutture sanitarie per verificare la buona riuscita delle attività di disinfezione, garantendo ambienti lavorativi covid-free. Secondo l’indagine, la presenza dell’RNA del coronavirus, in media, è stata rilevata sul 5% delle superfici anche dopo la normale attività di disinfezione. Nonostante la trasmissione del Covid-19 da contatto con superfici contaminate sia meno frequente, questa percentuale identifica comunque un rischio per i lavoratori e per il personale ospedaliero. Un fattore di rischio contagio sicuramente più alto è rappresentato dall’utilizzo di dispositivi di protezione individuale non adatti al contenimento del virus.  Un recente studio pubblicato su Lancet1 dimostra come le tracce del coronavirus possano resistere anche fino a 7 giorni sull’esterno della mascherina.

Da sole le analisi ambientali non sono sufficienti per fornire un quadro completo dell’andamento della pandemia: fondamentali restano il monitoraggio delle acque reflue e della qualità dell’aria.  E in circa 100 città, la presenza dell’RNA del virus è stata riscontrata nel 48% dei casi nelle acque reflue. 

Studi internazionali dimostrano come il monitoraggio delle acque reflue consenta di prevedere, anche con qualche giorno di anticipo, la presenza di un focolaio. Le analisi ambientali e delle acque potrebbero quindi essere un reale strumento in più per prevedere e rallentare la diffusione del Covid-19. 

Le analisi condotte dai laboratori del Gruppo si basano sulla Real Time PCR (Reazione a catena della polimerasi di trascrizione inversa) che include l’estrazione di RNA – RiboNucleic Acid dai campioni prelevati, ovvero lo stesso metodo utilizzato per identificare la positività di un paziente con il tampone. Questa tipologia di indagini fa parte di “PIÙ SICURO”, un insieme di esami integrati ideati da Lifeanalytics e volti ad analizzare e monitorare la sicurezza degli ambienti di lavoro e sanitari in questo periodo di pandemia. 

 

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