Covid-19: prospettive e opportunità della terapia antivirale orale con molnupiravir

L’evoluzione della pandemia da Covid-19 è stata rapida. La comparsa sul nostro pianeta di un nuovo virus con caratteristiche pandemiche ha sconvolto, oltre alle vite dei cittadini, solidissimi sistemi sanitari ed intere economie.

A differenza delle pandemie del passato, però, i progressi scientifici hanno permesso in breve tempo di sviluppare farmaci e vaccini che sono in grado di deviare il corso naturale della diffusione pandemica ed accelerare il passaggio verso la circolazione endemica del virus.

“Siamo oggi ad un punto di svolta, grazie all’azione protettiva della vaccinazione di massa e le nuove terapie sempre più efficaci che permetteranno nel prossimo futuro di gestire sempre meglio i nuovi pazienti che inevitabilmente si presenteranno all’osservazione medica- commenta Pier Luigi Lopalco Professore ordinario di Igiene, Università del Salento- Eppure, questo miracolo della scienza non sembra aver fatto particolarmente presa nella coscienza collettiva. Movimenti negazionisti, anti-vaccinisti e in senso lato antiscientifici hanno certamente trovato nel periodo pandemico una opportunità per alzare la voce. Complice certamente un forte rumore informativo ed una sostanziale mancanza di strategia comunicativa da parte delle autorità sanitarie.

Ripristinare una corretta informazione ed una comunicazione efficace è fondamentale per ristabilire quel rapporto di fiducia verso le autorità sanitarie ed il mondo della scienza medica che è alla base del successo di ogni programma di prevenzione e cura. “La patogenesi della infezione da SARS-CoV-2 rende ragione del ruolo della terapia eziologica sin dalle primissime fasi della malattia – avverte Pier Luigi Lopalco- E ormai confermato che la “fase virale” della malattia è di breve durata e che l’entità della carica virale condiziona il rischio di progressione della malattia verso la fase di risposta infiammatoria sregolata in eccesso, quindi verso ambiti di maggiore gravità. In numerose categorie di pazienti con ridotta capacità di risposta immune la carica virale può persistere elevata nel tempo, condizionando un maggiore rischio di progressione di malattia”.

A fronte di un evidente razionale all’utilizzo precoce della terapia eziologica, questa è sostanzialmente rappresentata da due opzioni: ” gli anticorpi monoclonali specifici in grado di supportare, o meglio anticipare, la risposta immune adattativa e i farmaci antivirali – spiega Pierluigi Viale, Direttore UOC Malattie Infettive, Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna – Tra questi ultimi, molnupiravir, analogo nucleosidico in grado di alterare la conformazione del RNA virale, è certamente quello più avanti nella sperimentazione clinica.

Sebbene i dati dei trial registrativi non siano ancora stati definitivamente pubblicati, in un primo studio di fase 2 dove i partecipanti, soggetti infetti senza condizioni cliniche necessitanti ricovero,  erano randomizzati ad assumere placebo ovvero molnupiravir a tre differenti dosaggi (200, 400 e 800, mg/ die) per 5 giorni, è stato documentata una significativa riduzione del viral load al giorno 3 ed una completa negatività al giorno 5 di trattamento nei soggetti trattati con 800 mg al giorno

Nel successivo studio di fase 3, anch’esso condotto su outpatients, gli end point clinici, rappresentati da rischio di ospedalizzazione e decesso, hanno confermato i dati virologici: solo il 7.3% dei soggetti trattati con molnupiravir alla posologia di 800 mg due volte al giorno (28/385) sono stati ricoverati rispetto a 14.1% nei riceventi placebo (53/377). Ancora, nessun decesso ad un mese nel braccio molnupiravir, verso 8 decessi nel braccio placebo. La sicurezza del farmaco è stata confermata dalla bassa incidenza di effetti collaterali in entrambi gli studi.

“È quindi possibile affermare che la somministrazione precoce di un antivirale quale molnupiravir possa cambiare significativamente la prognosi della malattia, con evidenti ricadute favorevoli sia sulla salute individuale, sia sulla capacità dei sistemi sanitari di “reggere l’urto” della pandemia – conclude Pierluigi Viale-  Ovviamente le eccellenti prospettive della terapia antivirale non incidono minimamente sul valore prioritario della vaccinazione, che non devono sostituire ma alla quale possono affiancarsi”.

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