Apertura di AIFA ai biosimilari: ok con riserva dai pazienti oncologici

Sì ai biosimilari, ma spetta al medico prescrittore la decisione del passaggio da biologico a biosimilare, soprattutto nei pazienti già in trattamento con un biologico e solo su criteri scientifici,  non di risparmio: è la posizione di Salute Donna Onlus e delle Associazioni pazienti del gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” in risposta al position paper presentato da AIFA sull’utilizzo dei farmaci biosimilari.

Il position paper presentato da AIFA ha stabilito due importanti novità: primo, il principio dell’intercambiabilità, ovvero i biosimilari sono prodotti intercambiabili con i corrispondenti originatori di riferimento; secondo, l’intercambiabilità vale tanto per i pazienti naive, mai trattati prima, quanto per i pazienti già in cura con un farmaco biologico.

Salute Donna Onlus e le altre Associazioni prendono atto dell’importanza che i biosimilari rivestono quale strumento indispensabile a garantire l’accesso tempestivo alle terapie innovative in aree come l’oncologia, la reumatologia, la gastroenterologia e la dermatologia, ma al tempo stesso frenano sul principio di intercambiabilità specie nei pazienti che sono avviati a un trattamento con farmaci biologici, e si fanno portavoce di tante altre Associazioni pazienti, preoccupate che l’utilizzo dei biosimilari diventi solo un’opzione terapeutica basata sul principio del risparmio.

«Diciamo sì all’impiego dei farmaci biosimilari nei pazienti naive – dichiara Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna Onlus – ma chiediamo maggiori garanzie per i pazienti già in trattamento con un biologico o con un biosimilare, nei quali la scelta di passare ad un altro biosimilare deve spettare al medico prescrittore che deve prendere questa decisione solo seguendo criteri rigorosamente scientifici, e non di risparmio per il SSN. Concordiamo sul fatto che i biosimilari possano contribuire ad un accesso più ampio ai trattamenti innovativi e in uno stadio sempre più precoce di malattia, ma vogliamo che i benefici reali siano più per i malati che per l’economia».

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