Anziani e vaccinazioni: bene, ma non benissimo. Ancora troppe le lacune da colmare

La campagna vaccinale 2020-2021 è appena partita. E quest’anno, in particolare, l’importanza della vaccinazione va ribadita ancora più insistentemente. Perché è un dato di fatto, anche alla luce delle ultime vicende che il Paese sta vivendo in seguito alla seconda ondata della Pandemia da COVID-19 : le vaccinazioni, in generale, tutelano i cittadini e sostengo il sistema sanitario, facendo che si possa garantire loro un servizio sempre più efficiente.

Tuttavia, “in Italia manca  la cultura della prevenzione e la consapevolezza delle ricadute che dalle pratiche vaccinali possono derivare in termini di salute e di sostenibilità economica – spiega il Prof. Paolo Bonanni, ordinario di Igiene presso il Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di Firenze aprendo  il suo intervento nel corso del webinar LaPrevenzione come pilastro della sostenibilità, nel corso del quale è stato affrontato il tema dell’Importanza dell’immunizzazione nei soggetti anziani e fragili.

L’evento, promosso dalla rivista di politica sanitaria Italian Health Policy Brief (IHPB), con il contributo non condizionato di Pfizer, oltre alla relazione di apertura del Prof. Bonanni ha visto, tra le altre, la partecipazione Prof. Giovanni Rezza, Direttore Generale della Prevenzione del Ministero della Salute, del Presidente di Federfarma Dott. Marco Cossolo, del Dott. Graziano Onder dell’Istituto Superiore di Sanità e del Presidente della Società di Medicina Generale Dott. Claudio Cricelli.

In Italia, solo per quanto riguarda l’influenza, la copertura vaccinale accettabile per i soggetti anziani e fragili dovrebbe raggiungere come minimo il 75 per cento mentre, negli ultimi anni, non ha superato il 55 per cento; anche per altre patologie pericolose per la popolazione anziana  come la polmonite da pneumococco e l’herpes zoster la media della copertura oscilla tra il 15 e il 20 per cento. Un quadro in linea con un’altra incongruenza tutta italiana: nel nostro Paese, per legge, dovrebbe essere destinato alla prevenzione il 5 per cento del Fondo Sanitario Nazionale (FSN) mentre siamo al di sotto di questo livello e, per i vaccini, la spesa arriva solo all’1 per cento.

Ma oltre alla mancanza di un’adeguata cultura della prevenzione in sanità, anche altre sono le  ragioni di questa insufficiente e incompleta copertura vaccinale in Italia, ora che la popolazione anziana è in forte aumento.

Innanzitutto, le strutture sanitarie per la copertura della popolazione adulta e anziana non sono sviluppate come quelle per l’età pediatrica: mancano anagrafi vaccinali informatizzate e nuovi sistemi di gestione dei dati; c’è carenza di operatori sanitari,  mancano campagne d’informazione specie per quelle patologie particolarmente gravi come le polmoniti da pneumococco e l’herpes zoster, infine preoccupa il dato secondo il quale solo il 15 per cento dei medici si vaccina ogni anno contro l’influenza. A tutto questo, si aggiunge la disomogeneità delle modalità gestionali delle diverse regioni e una colpevole distrazione in materia di politica sanitaria che andrebbe superata con l’assunzione di iniziative capaci di alzare la risposta sanitaria in questo ambito, anche in considerazione dei grandi ritorni economici che una nuova e più incisiva politica vaccinale potrebbe produrre a beneficio della sostenibilità di un sistema sanitario sempre in equilibrio precario.

Un quadro complesso, che richiede interventi urgenti, come riconosciuto anche dal Prof. Giovanni Rezza che, interrogato sulle strategie del Ministero della Salute per rimuovere gli ostacoli e le molte riluttanze rispetto alla vaccinazione ha dichiarato: “Per gli anziani è centrale il ruolo del medico di medicina generale, che deve effettuare un richiamo attivo della popolazione dei suoi assistiti. Riguardo agli altri operatori sanitari, va osservato che  solo un terzo i questi si vaccina contro l’influenza. La vaccinazione degli anziani  è importante per proteggere le persone fragili, che sono ad alto rischio di sviluppare gravi polmoniti da pneumococco, fastidiose nevralgie da herpes zoster, o vanno incontro a complicanze – anche gravi – dopo aver sviluppato una sindrome influenzale”.

Il ruolo centrale dei vaccini nell’immunizzazione dei soggetti fragili e anziani è poi centrale anche in materia di contrasto all’antibioticoresistenza.  “Con la vaccinazione, si elimina alla radice una possibilità di resistenza- ha sottolineato il Prof. Bonanni -Se i vaccini contro i batteri hanno un effetto diretto nel ridurre l’antibioticoresistenza perchè ne riducono la presenza, quelli contro i virus, ad esempio dell’influenza, possono contribuirvi per via indiretta. Spesso infatti, anche per un’infezione virale come l’influenza, si prescrivono degli antibiotici per evitare la sovrainfezione batterica: questa è una prescrizione impropria, perché l’infezione è virale, e favorisce l’antibioticoresistenza. Le due cose ci dicono che avere nuovi antibiotici non è l’unico metodo per contrastarel’antibioticoresistenza, ma che anche la vaccinazione è importante”.

 

“In questo momento storico la pandemia COVID-19 sta forse contribuendo a cambiare la percezione rispetto all’importanza dell’immunizzazione – ha poi proseguito il Prof. Bonanni – In relazione a questo fatto, nell’attesa che vaccini mirati o terapie di assoluta efficacia siano disponibili in modo sistematico e diffuso, è di estrema importanza che si stia dando seguito alla massima estensione dell’offerta gratuita delle vaccinazioni per la entrante stagione autunno-invernale, specie per i soggetti fragili e a rischio, a causa di pregresse patologie”.

In tutto questo, un uomo importante deve essere svolto dalle farmacie e dai Medici di medicina Generale.  Il Presidente di Federfarma Marco Cossolo, infatti, sottolinea che “promuovere sul territorio la cultura della vaccinazione rientra tra gli obiettivi dell’attività svolta dalle farmacie ed assume una rilevanza particolare per le farmacie rurali, che operano in territori disagiati popolati prevalentemente proprio da persone anziane. In proposito nell’intento di ottenere che alle farmacie sia attribuita una maggiore operatività nelle attività di vaccinazione, Federfarma, insieme a FOFI e alla Fondazione Cannavò, patrocina e promuove i corsi offerti dall’UTIFAR volti a fornire ai farmacisti le competenze per somministrare direttamente i vaccini ai cittadini. Penso che questo ulteriore passo in avanti sarebbe utile per dare maggiore impulso allo sviluppo di una diffusa cultura della vaccinazione nell’interesse dell’intera collettività”.

Mentre il Presidente della SIMG, Dott. Claudio Cricelli, aggiunge che “la medicina generale è il primo comparto del Servizio Sanitario in grado di recepire e adattarsi ai cambiamenti epidemiologici: percepiamo in tempo reale tutte le modificazioni delle malattie dei bisogni e dello stato di salute dei cittadini. La nostra consapevolezza circa l’importanza di una rinnovata e più incisiva attenzione verso l’immunizzazione dei soggetti fragili e anziani è assoluta e questa fase particolarmente complessa della vita del Paese ci vedrà ancor più impegnati in questa direzione”.

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