Amiloidosi, “Il cuore lo sa”: al via una campagna per informare sui campanelli d’allarme

Il cuore ci parla. Ma la cosa essenziale è saperlo “ascoltare”. Perché, a volte, lancia delle vere e proprie richieste di aiuto. Potrebbe essere una difficoltà a respirare, oppure un capogiro o gonfiore alle gambe o, ancora, la perdita di un battito. Allora è il momento di registrare questi campanelli d’allarme, monitorarli rivolgendosi al medico di famiglia e informarsi su una malattia che prende il nome di amiloidosi cardiaca. Purtroppo, ancora oggi una patologia misconosciuta la cui diagnosi avviene sovente con un ritardo medio di 3-4 anni, a causa dell’aspecificità della sintomatologia, che può essere comune a quella di altre patologie cardiache e della mancanza di cultura anche da parte della comunità medica. Rivolgersi a uno specialista, cardiologo in primis, ci consentirà quindi di facilitare una diagnosi precoce, fattore chiave per limitare danni cardiaci e sistemici. È questo il concept, che segue il filo della nostra vita, della campagna “Il cuore lo sa – AMIloidosi cardiaca: Ascolta, Monitora, Informati”, promossa da Pfizer con l’egida della Società Italiana di Cardiologia – SIC e in collaborazione con Fondazione italiana per il cuore, fAMY Onlus e Conacuore ODV.

Lo scopo della campagna – L’iniziativa nasce per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’amiloidosi cardiaca, aumentando la conoscenza e la consapevolezza sui sintomi della malattia, favorendo la loro identificazione precoce, la diagnosi tempestiva e indirizzando i pazienti ai Centri di riferimento specializzati. Inoltre, un video in animazione veicolato sui social e sul sito www.pfizer.it/il-cuore-lo-sa racconterà l’impatto della patologia e i messaggi della campagna in modo empatico ed emozionale. Sul sito sono disponibili, oltre al video di campagna, le risorse informative sull’amiloidosi cardiaca, come le infografiche e l’opuscolo scaricabile.

L’amiloidosi cardiaca È una malattia rara, legata all’accumulo nel muscolo cardiaco di una sostanza detta amiloide, che forma fibrille insolubili che nel tempo si depositano negli spazi tra le cellule cardiache e ne compromettono la funzionalità. Tre sono le forme più comuni: amiloidosi a catene leggere o AL, con circa 600 nuovi casi per anno e una prevalenza in Italia di circa 1.500-2.000 pazienti viventi; amiloidosi da transtiretina ereditaria conseguente utazione del gene transtiretina, con circa 4-10 casi per milione di abitanti; amiloidosi da transtiretina wild type senza mutazione, con circa 3.000-4.000 pazienti viventi in Italia. Nel caso dell’amiloidosi da transtiretina, il riconoscimento precoce dei sintomi e la diagnosi tempestiva sono cruciali per rallentare la progressione della malattia. “L’infiltrazione di fibrille nel miocardio determina un progressivo ispessimento e irrigidimento delle pareti dei ventricoli, che causa la graduale compromissione della funzione di pompa del cuore con insorgenza di scompenso cardiaco”, dichiara Laura Obici, Dirigente medico Centro per lo studio e la cura delle amiloidosi sistemiche, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia. “Il primo sospetto tipicamente nasce sulla base di alterazioni ecocardiografiche in un paziente che richiede un consulto per difficoltà a respirare o per comparsa di gonfiore alle gambe. Il sospetto deve fare avviare rapidamente l’iter diagnostico, con alcuni esami del sangue finalizzati a cercare una eventuale componente monoclonale nel siero e nelle urine. Se la componente è presente bisogna fare una biopsia per ricercare amiloide; se assente è utile fare una scintigrafia cardiaca con un tracciante osseo, che è un esame capace di vedere i depositi di amiloide da transtiretina. Se la scintigrafia è positiva la diagnosi di amiloidosi da transtiretina è certa. Bisogna a questo punto fare un esame genetico per capire se si tratta della forma ereditaria o di quella wild-type”.

Molti approcci, ma c’è la prima soluzione terapeutica – Molti nuovi approcci terapeutici per il trattamento dell’amiloidosi cardiaca sono in corso di sviluppo clinico nei Centri di riferimento. Tuttavia, una recente novità riguarda tafamidis (Vyndaqel®), un farmaco da poche settimane disponibile anche in Italia per il trattamento dell’amiloidosi da transtiretina sia wild type senile non genetica, sia ereditaria con mutazione del gene transtiretina nei pazienti adulti affetti da cardiomiopatia (ATTR-CM) e rimborsato in classe H, a seguito della determina AIFA pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 250, 19 ottobre 2021. La dose raccomandata è di una capsula una sola volta al giorno per via orale. Il trattamento va iniziato il prima possibile, in modo da rendere più efficace il beneficio sulla progressione della malattia e sulla qualità di vita del paziente. “Il problema di questa forma di amiloidosi è che la transtiretina, proteina prodotta per la quasi totalità dal fegato, è instabile, cioè pronta a destabilizzarsi, a polimerizzare, a formare fibrille che precipitano nei tessuti sotto forma di amiloide”, spiega Claudio Rapezzi, Professore ordinario di Cardiologia all’Università degli Studi di Ferrara. “Tafamidis rappresenta la prima soluzione terapeutica testata e approvata per questa forma di amiloidosi cardiaca. È una piccola molecola, somministrata per via orale che riesce a raggiungere la proteina della transtiretina, a occupare un certo spazio tra i monomeri che costituiscono la sua struttura, per l’esattezza quattro monomeri, e a legarli l’uno all’altro stabilizzando la molecola. È efficace nel controllare sia la malattia neurologica sia cardiaca. Tre anni fa è stato pubblicato il primo grande studio registrativo, finora rimasto unico, chiamato ATTR-ACT: il trial ha dimostrato che, se si trattano i pazienti con amiloidosi da transtiretina, il farmaco previene o riduce la probabilità di morte o di ricovero per complicanze cardio-vascolari. Questa capacità si estrinseca soprattutto nei casi con forma lieve-moderata, non terminale della malattia, dove il farmaco riesce a “congelare” l’evoluzione della patologia”.

Le figure di riferimento per il paziente – Sono il cardiologo in primis, il neurologo ma anche l’internista che, se preparati, possono facilmente sospettare la patologia. È fondamentale indirizzare il paziente verso i Centri di riferimento specializzati, nello specifico le cardiologie. Lo scambio di informazioni e conoscenze tra medici e Centri specializzati è indispensabile, tanto più ora che ci sono nuove opportunità terapeutiche. A tal fine le società scientifiche SIC-ANMCO stanno cercando di organizzare e strutturare una Rete italiana per la diagnosi e cura dell’amiloidosi cardiaca nell’ambito della quale anche i pazienti presi in carico nelle cardiologie periferiche possano afferire alle cardiologie di riferimento per approfondire esami e indagini strumentali che, in alcuni casi non chiari, possono rendersi necessarie.

Pfizer è da sempre impegnata nel campo dell’amiloidosi cardiaca e delle malattie rare, attiva nel raccogliere i pareri dei pazienti e offrire loro servizi aggiuntivi. “Le persone con questa patologia spesso aspettano anni prima di ricevere una diagnosi oppure ne ricevono una errata o terapie non adatte alla patologia”, sottolinea Eleonora Russo, Rare Disease Medical Director Pfizer Italia. “Secondo un’indagine internazionale condotta dall’Amyloidosis Research Consortium, circa un terzo dei partecipanti, pazienti con amiloidosi da transtiretina wild type o caregivers, ha riferito una mancata diagnosi o diagnosi errate, rispettivamente, da parte dei cardiologi; e due terzi dei pazienti ha dovuto vedere almeno 2 cardiologi prima della diagnosi. Per avere un impatto positivo nel ridurre il ritardo diagnostico, Pfizer è impegnata da anni in iniziative globali di educazione, informazione e sensibilizzazione come “Il cuore lo sa – AMIloidosi cardiaca: Ascolta, Monitora, Informati”. Proprio identificando nella mancanza di conoscenza della malattia una delle principali barriere alla diagnosi precoce e focalizzandosi sulle nuove opportunità offerte dalle innovazioni digitali, Pfizer Inc. ha sviluppato e validato un algoritmo di intelligenza artificiale di ausilio al clinico nel complesso iter diagnostico. Una risorsa che può facilitare lo screening sistematico dei pazienti con scompenso cardiaco, utile clinicamente nell’identificazione dei soggetti a rischio che possono essere avviati a indagini mirate per giungere più precocemente alla diagnosi”.

Il parere delle Associazioni partner

Giuseppe Ciancamerla, Presidente Conacuore ODV – “Conacuore è da sempre orientato alla prevenzione primaria e secondaria. Pertanto, abbiamo accolto la campagna “Il cuore lo sa” promossa da Pfizer con entusiasmo anche per le modalità con cui verrà realizzata. L’informazione e la sensibilizzazione rivolte ai pazienti e ai medici in primis e poi all’opinione pubblica e ai media, sono momenti fondamentali per patologie importanti ma spesso sottovalutate come l’amiloidosi cardiaca. Più se ne parla meglio è, per chi ha già ricevuto una diagnosi di amiloidosi cardiaca e per quanti potrebbero avere la malattia e non saperlo. Siamo certi che le ricadute di questa iniziativa saranno importanti”.

Paolo Magni, Coordinatore Comitato scientifico Fondazione italiana per il cuore – “Lo scopo di campagne come “Il cuore lo sa”, promossa da Pfizer, è proprio quello di aumentare la consapevolezza e la conoscenza della patologia. Purtroppo, anche se la salute è il nostro bene più prezioso, le conoscenze e le informazioni sono scarse, poco chiare, a volte non validate. Bisogna accrescere la cultura della prevenzione, questo significa che il cittadino informato e consapevole diventa un po’ la “sentinella” sul territorio, con il passaparola e attraverso il dialogo con il medico di famiglia. La prevenzione può essere rinforzata dall’empowerment dei cittadini. Campagne come “Il cuore lo sa” servono a non far sentire soli e abbandonati i pazienti e sono necessarie per la comunità e per gli operatori sanitari che non sono sempre informati su tutte le patologie e le novità scientifiche. Insomma, una cultura serena e pro-attiva sulle patologie come l’amiloidosi cardiaca”.

Andrea Vaccari, Presidente fAMY Onlus – “Per una persona che riceve una diagnosi di amiloidosi cardiaca è fondamentale poter parlare con qualcuno della propria situazione. In Italia, anche se il supporto ai pazienti è abbastanza buono e le cose sono migliorate molto da quando ho ricevuto io la diagnosi, nel 2008, purtroppo permangono dei bisogni insoddisfatti in questo senso. La “cura” del paziente non deve fermarsi alle terapie farmacologiche ma deve andare oltre: i pazienti hanno bisogno di informazione, di confronto, di sentirsi rassicurati. Così come anche i medici a loro volta hanno bisogno di essere consapevoli della situazione dei loro pazienti. Il ruolo di un’associazione pazienti come fAMY Onlus è proprio quello di supportare i pazienti lungo tutto il percorso di cura, e questo vuol dire anche collaborare a iniziative di consapevolezza e sensibilizzazione come “Il cuore lo sa”, utili a far conoscere la patologia e facilitarne riconoscimento e diagnosi”.

 

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