Al via la prima campagna “Menopausa, meno…male”

Sono ancora troppe le donne italiane che considerano la menopausa una fase negativa della loro vita. Il 61% afferma di sentirsi peggio di prima della fine del ciclo mestruale. Il 76% lamenta un aumento di peso, il 68% presenta disturbi urinari, irritazione e secchezza vaginale. E il 31% soffre di sbalzi d’umore. Oltre il 50% delle donne non sa che aumenta il rischio oncologico e cardiovascolare. Otto su dieci però vorrebbero ricevere maggiori informazioni su prevenzione, pericoli per la salute e possibili terapie. Sono questi alcuni dei dati emersi dal sondaggio “Come Vivi la Menopausa” condotto dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) il mese scorso su 2.037 italiane d’età compresa tra i 40 e i 60 anni. L’indagine fa parte della campagna “Menopausa Meno…Male” lanciata dalla SIGO con l’obiettivo di aiutare a vivere questa fase della vita con maggiore consapevolezza e serenità.

“Menopausa Meno…Male” vede la collaborazione di diverse società scientifiche come l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), la Società Italiana di Endocrinologia (SIE) e la Fondazione Insieme contro il Cancro. Si articola attraverso un sito internet dedicato www.menopausamenomale.org; la distribuzione di materiale informativo; l’elaborazione di sondaggi e survey tra la popolazione e le società scientifiche, l’organizzazione di dibattiti pubblici e la formazione degli stessi ginecologi. In particolare nei prossimi mesi si terrà la prima conferenza nazionale sulla salute della donna in menopausa che riunirà ginecologi, oncologi, cardiologi, endocrinologi, medici di famiglia.

“Con la nostra campagna vogliamo raggiungere anche tutti i camici bianchi che si interfacciano direttamente con le over 50”, afferma il professor Paolo Scollo, Presidente Nazionale della SIGO. “Siamo gli specialisti del benessere femminile e seguiamo le nostre assistite fin dall’inizio dell’età fertile. Possiamo quindi dare il nostro contributo affinché i vari professionisti della salute migliorino il loro approccio verso chi sta affrontando una fase complessa della vita”. Menopausa Meno…Male vuole inoltre contrastare la diffidenza sulle terapie a cui le donne possono sottoporsi. “Il 42% delle intervistate non le utilizza perché ha paura di possibili effetti collaterali”, aggiunge il professor Giovanni Scambia, Direttore del Dipartimento Tutela della Salute della Donna della Cattolica di Roma.Il 35% però non ha ricevuto nessuna informazione a riguardo. Abbiamo un problema culturale da affrontare, il progetto ci aiuterà a farlo”.

“La menopausa non deve essere più considerata un periodo grigio e di decadenza”, continua il professor Scollo. “L’aspettativa di vita femminile è, infatti, di 84 anni nel nostro Paese. Significa che dopo la fine della fertilità una donna ha quasi 30 anni di vita attiva di fronte a sé e almeno 15 di vita sessuale. I disturbi legati ai cambiamenti psico-fisici sono spesso sottovalutati e ritenuti, in modo errato, inevitabili. Nella maggior parte dei casi invece basta correggere gli stili di vita per migliorare i sintomi e, quando serve, ricorrere alle terapie più innovative”.

“Vogliamo promuovere a livello nazionale una nuova cultura della prevenzione e combattere vecchi stereotipi”, sottolinea il professor Enrico Vizza, Segretario Nazionale SIGO. “Per esempio i chili di troppo sono una delle conseguenze più temute della menopausa ma solo il 24% delle donne afferma di praticare regolarmente sport. Mentre il 32% sostiene di seguire una dieta regolare ed equilibrata. Anche gli esami tipici di questa fase della vita non sempre vengono scrupolosamente eseguiti. Un’italiana su tre non controlla annualmente la pressione arteriosa e il livello di colesterolo nel sangue. Il 29% non svolge ogni 24 mesi la mammografia per la diagnosi precoce del tumore del seno”.

“La menopausa è ancora vissuta come un tabù ed è un argomento di cui si parla molto poco nel nostro Paese”, afferma ancora il professor Scambia.Appena il 31% delle italiane riesce a comunicare i suoi problemi, dubbi e ansie con il proprio marito o partner. Una su due preferisce confidarsi con amiche e parenti. Nelle prossime settimane distribuiremo in tutti gli ambulatori di ginecologia materiale informativo. Proseguiremo poi con altre iniziative nazionali per fornire a tutte le donne gli strumenti formativi e i rimedi più adatti a preservare il benessere psico-fisico anche dopo i 50 anni”.

“Con la fine del ciclo mestruale non deve interrompersi la “collaborazione” tra il ginecologo e la donna”, conclude Vizza. “Solo il 51% delle italiane però si sottopone regolarmente, almeno una volta l’anno, alla visita con lo specialista. Il nostro ruolo invece è ancora fondamentale per assicurare che il corpo femminile venga mantenuto in salute il più possibile. Possiamo interpretare i segnali, medicare tempestivamente gli eventuali piccoli disturbi e intercettare le patologie più serie”.

 

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