Terre des femmes Italia: vince il progetto per un villaggio eco sostenibile in Tanzania

Daniela De Donno e’ la vincitrice del Premio Nazionale Terre de Femmes 2016-2017, alla guida un progetto di riconversione di un orfanotrofio in un villaggio ecosostenibile in Tanzania.

 

Fondata nel 1991 da Jacques Rocher, sotto l’egida dell’Institut de France, la Fondazione Yves Rocher nasce come impegno per un futuro ecologico, promuovendo la biodiversità attraverso numerosi progetti.

DANIELA DE DONNO - JACQUES ROCHER

Il Premio Terre de Femmes, in particolare, sostiene, da 15 anni in tutto il mondo, la leadership di donne straordinarie che operano per la tutela dell’ambiente, evidenziando il loro impegno come esempio che possa aprire nuove strade.

Diversi progetti sono nati, come espressione delle diverse battaglie personali portate avanti da ognuna di esse.

Grazie al Premio Terre de Femmes, la Fondazione Yves Rocher desidera far vivere a donne straordinarie dei momenti eccezionali. La consegna dei premi è sempre un momento ricco di emozioni, poiché ogni vincitrice porta il progetto di una squadra e la speranza della perennità della sua azione.

Il Premio Terre de Femmes prevede un riconoscimento di 10.000€ attribuito da una giuria nazionale composta da esperti in tutela ambientale e leadership delle donne.

Il Gran Premio Internazionale premia il progetto più emblematico tra le prime vincitrici di ogni paese partecipante: la vincitrice riceve un ulteriore finanziamento di 10.000€. La Premiazione, che si svolge ogni anno in primavera a Parigi, offre alle vincitrici nazionali la possibilità di conoscenza e scambio, ma soprattutto il supporto di professionisti (marketing, finance, etc) che le supportino concretamente nella realizzazione e nel miglioramento delle loro attività.

 Studio a Sanganigwa

 

Daniela De Donno, 56 anni, una Laurea in Scienze Biologiche (Università di Firenze), è Presidente e Direttore Esecutivo dell’Organizzazione nazionale di protezione ambientale Jane Goodall Institute Italia ONLUS.

La collaborazione con la primatologa Jane Goodall inizia nel 1991 quando Daniela lavora come volontaria nel centro Half Way House a Bujumbura, Burundi, occupandosi del recupero di scimpanzé confiscati ai bracconieri, per poi proseguire in Tanzania, a Kigoma, presso il Jane Goodall Institute, organizzazione internazionale impegnata nella tutela ambientale e aiuti umanitari. L’impegno di Daniela è dunque quello di tutelare la biodiversità attraverso programmi sostenibili di sviluppo sociale ed economico. Lì, colpita dalla situazione di abbandono che riguarda l’unico orfanotrofio della regione, il “Sanganigwa Children’s Home”, fonda la Onlus Jane Goodall Institute Italia (JGI Italia), ridando un futuro all’orfanotrofio. L’organizzazione è impegnata nella tutela dei diritti per l’infanzia e nella realizzazione di progetti concreti per lo sviluppo della comunità.   Sanganigwa Children's Home

L’impegno di Daniela si concretizza ulteriormente in altri progetti tra cui Tanganyika Catchment Area Reforestation Education (TACARE), a sostegno dello sviluppo sociale ed economico, finanziato dall’Unione Europea, il programma Roots&Shoots di educazione ambientale e umanitaria rivolta agli studenti italiani, il progetto “Così simili a noi” per la protezione animale, in particolare degli scimpanzé.

 

 Orti Sanganigwa

TERRE DE FEMMES

Il Progetto:

La casa dei bambini Sanganigwa si veste di verde. 

www.janegoodall-italia.org

Il progetto è la fase conclusiva del sostegno del Jane Goodhall Institute Italia (di cui Daniela De Donno è presidente) di un orfanotrofio in Tanzania. Il fine del progetto è quello di rendere questo orfanotrofio un “villaggio ecosostenibile” e autosufficiente dal punto di vista finanziario ed energetico. Molti bambini in Tanzania sono rimasti orfani a causa dell’AIDS, oppure abbandonati da genitori alcolisti. Il progetto permette a questi bambini di vivere in vere case, accuditi con amore da una “mama”. Infatti, il Jane Goodall Institute Italia è riuscito nel corso degli anni a costruire 5 case famiglia, una casetta ludica, un parco giochi e una biblioteca, tutte con elettricità fornita da pannelli solari e sistema di raccolta di acqua piovana dai tetti. Le case sono state fornite di fornelli a gas per evitare il costante uso di carbone, i bambini e ragazzi sono avviati a quanto di meglio offre il sistema educativo locale (scuole in inglese e, per i più dotati, superiori e college). Inoltre, sono state avviate attività produttive come gli orti, con lo scopo di rendere gradualmente autonoma la struttura. In questa direzione, il Premio della Fondazione Yves Rocher darà un contributo fondamentale permettendo di combattere il problema dell’erosione, di supportare il progetto degli orti e della piantumazione di alberi da frutto.

 

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