Leucemia Acuta Promielocitica: verso una cura per guarire con la sola terapia orale

L’8° Simposio Internazionale GIMEMA  sulla Leucemia Acuta Promielocitica (LAP), tenutosi recentemente  a Roma ha esplorato nuovi approcci terapeutici per minimizzare le complicanze della malattia e migliorare la qualità di vita.

la LAP è una varietà di leucemia mieloide acuta (LMA) caratterizzata da manifestazioni cliniche  legate alle alterazioni della coagulazione caratteristiche di questa malattia. Tutto ciò si traduce in un rischio elevato di emorragie, anche potenzialmente fatali, e in minor misura di trombosi. L’età media di insorgenza della LAP è intorno ai 40 anni, generalmente più precoce rispetto alla LMA, e colpisce egualmente entrambi i sessi.

In particolare, l’uso innovativo del triossido di arsenico (ATO) in compresse per via orale, e non più per via endovenosa, il miglioramento dei regimi terapeutici per il trattamento dei pazienti anziani, fino alle nuove scoperte sulle complicanze della malattia e post trattamento sono stati i temi sui quali ematologi italiani e internazionali hanno discusso durante l’8° Simposio Internazionale sulla leucemia acuta promielocitica (LAP). Un evento che ha commemorato anche  il Professor Francesco Lo Coco, prematuramente scomparso nel 2019, che, con le sue ricerche, ha cambiato la storia della LAP, conosciuta anche come leucemia fulminante. 

Maria Teresa Voso, Professore Ordinario di Ematologia al Policlinico Universitario di Roma Tor Vergata e tra i coordinatori scientifici dell’evento, ha presentato i dati provenienti dal vasto database APL Harmony che evidenziano fattori quali l’età avanzata e l’“alto rischio” (secondo la classificazione correntemente in uso) come associati a una minore sopravvivenza dei pazienti. La combinazione di acido all-trans retinoico (ATRA) e ATO senza chemioterapia si è dimostrata la migliore opzione terapeutica per le fasce di rischio cosiddetto “standard”, con alti tassi di sopravvivenza a lungo termine e una ridotta probabilità di ricaduta rispetto ad altri regimi terapeutici.

Aggiornamenti significativi sono stati inoltre dedicati al trattamento di importanti complicanze della LAP. I risultati di studi recenti presentati durante il Simposio suggeriscono che le cellule staminali leucemiche potrebbero giocare un ruolo significativo nella genesi della coagulopatia, una complicanza tipica per cui i pazienti presentano all’esordio emorragie anomale potenzialmente letali. È stato osservato che un sottogruppo specifico di queste cellule leucemiche potrebbe essere responsabile della regolazione della coagulazione, suggerendo così l’esistenza di nuovi bersagli terapeutici potenziali e lo sviluppo di strategie più efficaci per gestire questa complicanza.

Si stanno dimostrando efficaci invece le strategie contro la sindrome da differenziamento, una complicanza potenzialmente letale associata al trattamento della LAP. Questa condizione si verifica quando le terapie mirate, come ATRA e ATO, inducono un’infiammazione sistemica e una sindrome da liberazione di citochine, manifestando una serie di sintomi clinici come difficolta respiratoria, febbre, insufficienza renale e altri. Una sindrome che può essere devastante se non diagnosticata e trattata precocemente, ma per la quale, negli ultimi anni, l’introduzione della terapia steroidea profilattica ha contribuito significativamente a ridurre la mortalità, portandola a livelli stimati tra l’1 e il 2%.

 Le terapie in fase di sperimentazione riguardano i risultati di uno studio rilevante sull’uso dell’arsenico per via orale.

La terapia standard a base di ATO richiede infusioni prolungate di due ore. Tale procedura, sebbene efficace, comporta un impatto sull’utilizzo delle risorse ospedaliere e sulla comodità del paziente. L’ATO orale potrebbe così rappresentare un’alternativa vantaggiosa dal punto di vista economico e forse anche in termini di sicurezza, ma attualmente la sua disponibilità per uso clinico è limitata principalmente alla Cina e a Hong Kong. Lo studio presentato da

Harry J Iland, Professore di medicina all’Università di Sydney, Australia, e medico specialista al Royal Prince Alfred Hospital, si è concentrato sulla disponibilità di una nuova formulazione orale di ATO, sviluppata come parte della terapia di consolidamento standard del trattamento della LAP. La ricerca ha confermato la bioequivalenza tra la somministrazione orale e quella endovenosa, il che potrebbe aprire nuove prospettive nella gestione della malattia.

Altri  ricercatori, come Hongming Zhu dell’Istituto di Ematologia di Shanghai, stanno esplorando la possibilità di una terapia post-induzione senza chemioterapia per i pazienti affetti da LAP, a prescindere dalla classificazione del rischio. Si tratta di un trattamento post-remissione completamente privo di chemioterapia, che includa una terapia di mantenimento orale. Una nuova prospettiva che potrebbe portare a benefici significativi per un numero maggiore di pazienti.

Infine,  gli studi in corso promossi dalla Fondazione GIMEMA, che sono più di 50 e vedono la partecipazione attiva della quasi totalità dei centri ematologici italiani – diffusi su tutto il territorio nazionale – abbracciano la gran parte delle patologie ematologiche, sia di natura neoplastica che non, e affrontano argomenti più “trasversali” come la qualità di vita e le complicanze infettive, che, come noto, sono molto frequenti in pazienti sottoposti a terapie come il trapianto di midollo.

 

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