19-24 SETTEMBRE: IX SETTIMANA DI PREVENZIONE DELL’INVECCHIAMENTO MENTALE

Cimentarsi in nuove imprese e imparare a fare cose che si pensavano impossibili da realizzare. È questo il primo passo per tenere in allenamento la mente. A sostenerlo è Giuseppe Alfredo Iannoccari, neuropsicologo, docente a contratto all’Università Statale di Milano e Presidente di Assomensana. E, allora, il suo consiglio si chiama #SOCIALmente. Avete i capelli bianchi e temete che la vostra mente possa ‘perdere colpi’? Aprite un profilo facebook, o iniziate a twittare e, da nonni trasformatevi in cybernonni. Basta parole crociate e tv: meglio un profilo facebook, che è anche l’occasione per aprirsi al mondo. L’invecchiamento mentale fa paura a tutti: allora è bene passare da ‘preoccuparcene’ a ‘occuparcene’ quando ancora ha senso farlo. Magari giocando d’anticipo già a 50 anni, ma senza darsi per persi anche dopo i 65.

Per questo Assomensana invita tutti alla 9ª Edizione nazionale della “Settimana di Prevenzione dell’Invecchiamento Mentale”, che si svolgerà in tutta Italia dal 19 al 24 settembre (con l’alto patrocinio del Ministero della Salute) durante la quale l’Associazione metterà a disposizione degli iscritti più di 350 specialisti psicologi, neurologi e geriatri che offriranno una valutazione gratuita per rilevare le condizioni cognitive di ogni soggetto e daranno utili consigli per ostacolare il decadimento mentale. (Per informazioni: www.assomensana.it).

La settimana di prevenzione dell’invecchiamento mentale: tutte le indicazioni – “Un check-up mentale è indicato a partire dai 55 anni”, precisa il presidente di Assomensana, “e ci tengo a dire che non si tratta di andare a cercare una malattia degenerativa, non si avrà una diagnosi. Si tratta di misurare scientificamente in quale ambiti si è più forti e in quali più deboli. Un modo per combattere il decadimento mentale con nuove capacità cognitive. Bisogna cercare uno specialista nell’elenco presente sul sito dell’associazione www.assomensana.it e prendere un appuntamento. Lo specialista effettuerà gratuitamente il check-up attraverso degli esercizi cognitivi che valutano il livello di efficienza delle 10 principali funzioni cognitive e, alla fine grazie a un computer, potrà elaborare un grafico e spiegare all’utente qual è la situazione e dove lavorare per migliorare, rafforzare, sostenere. Dura circa un’ora e alla fine si avranno anche molti consigli pratici”.

A settembre, dunque, tutti a iscriversi in palestra. Ma se per accontentare lo specchio ci sono pesi, diete e ritocchini del chirurgo per la mente ci si rassegna a quello che sembra l’ineluttabile passare del tempo. “Il primo errore”, spiega Iannoccari, “è proprio questo, credere che nulla si possa fare per fronteggiare l’invecchiamento cognitivo. Il cervello è un organo plastico, ovviamente subisce le lusinghe del tempo che passa, ma è in continua evoluzione. A partire dai 28/30 anni – dopo il picco dell’efficienza mentale che si ha verso i 25 anni – si iniziano a perdere neuroni, circa centomila ogni giorno. Questo significa che a 50 anni quasi un quarto del nostro potenziale è rimasto dietro di noi. Ma guardiamo al potenziale che ancora abbiamo e che può essere un patrimonio da investire per ‘vivere di rendita’ con il passare degli anni”.

Ecco come tenere la mente allenata in 6 mosse – “Ci sono tante regole e moltissime strategie. Questi 6 semplici esercizi creano nuove connessioni a livello dei neuroni”, continua lo specialista, “riempiono la memoria, tengono in allenamento le capacità cognitive, insegnano al cervello cose nuove che riempiono gli spazi lasciati dai neuroni persi. Le lesioni dell’Alzheimer o la demenza senile non siamo in grado ancora di farle regredire ma possiamo fare in modo che i sintomi della malattia siano tenuti a bada”.

  • Diventare social – Oggi gli over 65 hanno un’opportunità enorme: internet e i social. Imparare a mandare una mail, a navigare in internet, a scrivere un post su facebook è divertente e stimolante. È l’uso virtuoso di internet. E quando si è sicuri di facebook, passare a twitter e via così. Purché sia una nuova avventura.
  • Andare a caccia di parole – Per due giorni scrivere su un quaderno tutte le parole che iniziano con la A, il giorno dopo con la B e così via. Bastano dieci minuti. Poi rendere l’esercizio via via più difficile: per esempio, tutte le parole che iniziano con AL e finiscono con una vocale.
  • Gioco del 3 – Apprendere una notizia positiva e piacevole e ripeterla a 3 persone differenti. La prima volta la racconteremo in modo più confuso. La seconda volta saremo più precisi. La terza potremo dire di averla memorizzata.
  • Scacchi e dintorni – Scacchi, carte, sudoku: a ognuno il suo. Gli scacchi sono in assoluto l’attività da preferire. Giocare a carte è un buon esercizio purché non sia sempre lo stesso gioco. L’enigmistica è un discorso a parte: fare le parole crociate è un buon esercizio ma richiede anche una preparazione culturale. Gli esercizi mentali devono poter essere fatti da tutti e affrontati con le proprie capacità mentali non con le proprie conoscenze.
  • Sovvertire le regole – Ci mettiamo sempre la crema con la mano destra? Per un po’ insegniamo alla sinistra a stenderla sul viso. Facciamo sempre la stessa strada? Cambiamo percorso. Cambiamo le regole, spezziamo la routine dei gesti. Il cervello dovrà venirci dietro ed apprendere nuove abitudini.
  • Buonanotte – La sera, a letto, prima di prendere sonno ripensare alla giornata trascorsa. Non per fare un bilancio o darsi un voto. Ma per ripassare le cose fatte, le persone viste, anche nel dettaglio. Si ricostruisce la memoria a breve termine e si posiziona nella casella della memoria a lungo termine.

I campanelli d’allarme – “Tutti perdiamo colpi, soprattutto se siamo stanchi o stressati. Una dimenticanza o una distrazione possono succedere. E dobbiamo farci una risata sopra o magari capire che è arrivato il momento di staccare un po’ la spina. Al contrario ci dobbiamo preoccupare quando questo avviene con una certa frequenza. Se una volta mentre guidiamo scopriamo di non sapere dove stiamo andando, ci sentiamo persi o smarriti (diverso da aver semplicemente sbagliato strada) possiamo anche far finta di nulla, ma la seconda no. Non sono i singoli segnali ma la frequenza con la quale si manifestano. E non c’è un’età a rischio. Noi crediamo che la demenza o l’Alzheimer siano malattie ‘da vecchi’ solo perché il picco massimo dei sintomi si ha tra gli 80 e i 90 anni. In realtà i primi segnali possono affacciarsi anche a 50 anni. Basti pensare che quando arrivano dopo i 60 anni si parla di ‘esordio tardivo’”.

Lo sport: allena il fisico, aiuta la mente – “Il potenziamento cognitivo e quello muscolare sono sempre a portata e si completano. Basta crederci e provare”, precisa Iannoccari. “Fare jogging regolarmente per 30-45 minuti stimola del 10% circa la neurogenesi nell’ippocampo: grazie all’attività fisica, questo nucleo del cervello, centrale per la memoria, si arricchisce di cellule nuove di zecca. Ogni sport stimola competenze cognitive diverse”.

A tavola il cervello ordina il menu ‘mediterraneo” sin dal mattino – “Sul fronte alimentare, strettamente correlato al controllo del peso, la ricerca conferma: il cervello si mantiene in salute mangiando mediterraneo e, tutte le volte che si può, insieme ad altri. La convivialità del consumo dei pasti è parte integrante della Dieta Mediterranea: agisce sul tono dell’umore, fa sì che si consumi il pasto mediterraneo con i tempi corretti per buona digestione e miglior senso di sazietà. Con la prima colazione corretta, consumata secondo le linee-guida si rifornisce il cervello di energia. Il messaggio sia: gli zuccheri vanno riservati al mattino”.

Dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 19: al cervello non piace ‘l’orario continuato’ – “Per allenare i neuroni è inutile sottrarre ore al sonno del mattino, o cercare di impegnarsi durante l’intervallo-pranzo o dopo cena”, sottolinea ancora lo specialista. “Prima delle 9.00 i bioritmi fisiologici parlano chiaro: il cervello ha bisogno di tempo per carburare e ha bisogno della prima colazione per immagazzinare l’energia che serve all’attenzione, all’organizzazione delle informazioni e alla memorizzazione. Simile il discorso per l’intervallo-pranzo: qui il calo degli zuccheri si fa sentire. Bisogna fare una sosta priva di stimoli e introdurre nuovo carburante. Il cervello è in grado di rispondere alle sollecitazioni di nuovi esercizi mirati dopo le 15.00, ma ha di nuovo bisogno di riposo dopo le 19.00. Conclusione: gli intervalli temporali corretti per “allenare” la cognitività sono compresi tra le 9.00 e le 12.00 e tra le 15.00 e le 19.00».

Demenze & Alzheimer, al 6° posto in Italia tra le cause di morte – Oggi, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, circa 35,6 milioni di persone nel mondo soffrono di demenza. Di queste, il 60-70% (tra i 21 e i 25 milioni) è affetto da Alzheimer. Anche in Italia la patologia ha dimensioni rilevanti: secondo l’Istat circa 1 milione di italiani sono colpiti da questa malattia. Ma ci sono anche altri numeri che fanno davvero impressione: quelli della mortalità. La demenza e malattia di Alzheimer è al 6° posto tra le cause di morte più frequenti in Italia. Nel 2012 (ultimo dato Istat disponibile) sono state responsabili del 4,3% del totale dei decessi, in deciso aumento rispetto a soli 5 anni prima (2,8%).

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