Vaccini: importante vaccinare anche gli adulti

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Con 86 nuove segnalazioni della prima settimana d’agosto i casi di morbillo segnalati dall’inizio dell’anno hanno raggiunto quota 4.087. Tre i morti. L’’89% dei casi si è verificato in persone non vaccinate, un altro 6% aveva ricevuto una sola dose di vaccino. L’età media dei colpiti dalla malattia è di 27 anni. Ben 277 i casi sono stati segnalati fra gli operatori sanitari.

“Una situazione che ci pone al primo posto in Europa nel 2017 per numero dei casi di morbillo e nell’imbarazzante condizione di vedere CDC di Atlanta, l’agenzia governativa per il controllo delle malattie degli USA, raccomandare a chi programma un viaggio in Italia di sincerarsi di essere vaccinato o di ricorrere alla vaccinazione” – sottolinea il Prof. Massimo Galli, Professore Ordinario di Malattie Infettive all’Università di Milano e Vice Presidente della SIMIT, Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali.
“Un’emergenza conseguente alla riduzione della percentuale dei vaccinati e che richiede interventi importanti, il primo dei quali è stato il recente decreto che reintroduce l’obbligatorietà della vaccinazione per morbillo,parotite e rosolia (MMR). È possibile, tuttavia che ci voglia anche dell’altro. Il 56% dei casi di quest’anno ha riguardato persone di età compresa tra i 15 e i 39 anni”.

Un recentissimo studio di ricercatori della Università Bocconi, in corso di pubblicazione in Lancet Infectious Diseases stima le persone di questa fascia d’età suscettibili all’infezione (cioè che non abbiano contratto il morbillo da bambini e non siano stati vaccinati) in circa tre milioni, il 5% della popolazione italiana.  A commento dell’articolo, un editorialista di Lancet suggerisce che, in un paese a bassa natalità e con molti adulti suscettibili per arrestare la diffusione dell’infezione potrebbe non bastare vaccinare i bambini e che il vaccino potrebbe dover essere offerto anche agli adulti. A dispetto dell’emergenza,la anti MMR rimane purtroppo tra tutte le vaccinazioni la più irrazionalmente impopolare. A partire dalla diffusione ‘virale’ sul web dei dati falsi sulla relazione con l’autismo, rivelatasi inesistente, la anti MMR è diventata il bersaglio preferito degli antivaccinatori e degli ‘esitanti’.

Un interessante studio dell’Università di Pisa, da poco pubblicato, evidenzia una relazione  tra la riduzione della copertura vaccinale per MMR nel periodo 2010-2015 e l’aumento della ricerca online e dell’attività dei social network sul tema “autismo e vaccino MMR”. Un’altra ricerca recentissimamente pubblicata, attuata in Friuli-Venezia Giulia e in Emilia, ha considerati i dati di oltre 220mila bambini, il 2% circa dei quali non aveva ricevuto alcuna vaccinazione e l’11% dei quali non era stato vaccinato per MMR. Il numero di neonati non vaccinati è risultato aumentare nel tempo. A maggior rischio di non essere vaccinati sono risultati i figli di donne con più di più di 35 o meno di 25 anni, non sposate, con una istruzione superiore e cittadine di paesi economicamente sviluppati (prevalentemente italiane).

Nella regione Friuli-Venezia Giulia, che ha contribuito allo studio con i dati di oltre 145mila bambini, i nati tra il 1995 e il 2000 correvano un maggior rischio di non essere vaccinati se figli di madri straniere e con bassa scolarità, mentre la situazione si invertiva per i nati tra il 2006 e il 2010, anni in cui ad essere più a rischio di mancata vaccinazione erano i figli di italiane con alti livelli di educazione formale. Dati che sottolineano fortemente la necessità, già in precedenza prospettata da SIMIT,. di campagne di educazione sanitaria e di informazione che favoriscano la comprensione dell’importanza dei vaccini e della loro corretta assunzione.

“Uno dei settori di popolazione in cui la profilassi vaccinale è più disattesa e più necessaria” – conclude Galli – “è rappresentato dai portatori di malattie croniche in cui vaccinazioni come l’anti influenzale e l’anti pneumococcica possono rappresentare un importante strumento per garantire una più lunga aspettativa di vita libera da malattia”.

Il piano nazionale di prevenzione vaccinale raccomanda la profilassi vaccinale di infezioni che costituiscono un pericolo per persone affette da patologie croniche. Gli ambulatori specialistici ospedalieri rappresentano il contesto più favorevole per la prescrizione delle appropriate misure vaccinali a queste popolazioni di pazienti, il cui attuale tasso di vaccinazione è assai inferiore a quanto auspicabile.

Un campo ove molto resta da fare: prendendo ad esempio la sola vaccinazione antinfluenzale, i dati dell’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) pubblicati in luglio riferiscono di coperture medie nel 2014-15 mai superiori al 30% in pazienti cardiopatici, nefropatici, pazienti con malattie ematologiche o con bronco pneumopatie croniche, mentre non si va oltre il 28% delle persone con HIV, il 27% negli epatopatici cronici o il 26% nei portatori di malattie neurologiche o neuromuscolari. Non sono disponibili dati aggregati sulle malattie reumatologiche. Come è noto, la gran parte dei decessi attribuiti all’influenza non sono direttamente provocati dal virus influenzale, ma dalle complicanze causate dall’aggravarsi di patologie preesistenti negli anziani e più in generale in portatori di malattie croniche.
Mediamente, l’influenza colpisce ogni anno circa l’ 8% (tra il 4 e il 12%) della popolazione italiana. I casi stimati durante la stagione invernale 2016-17 sono stati 5.441.000.
La vaccinazione, che va ripetuta ogni anno, è raccomandata, oltre che ai portatori di patologie croniche, a tutti gli ultra 65enni. Che però nel 2016 si sono vaccinati nella modesta misura del 52%. Meglio del 49,9% del 2015 e del 48,6% del 2014 (il dato peggiore mai osservato), ma pur sempre un risultato lontanissimo dall’obiettivo minimo, fissato al 75%.

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