Procreazione Assistita: le parole d’ordine sono ‘sicurezza ed efficacia’

Artificial insemination
Artificial insemination

In Italia, secondo il Ministero della salute, una coppia su cinque ha difficoltà a procreare: il doppio rispetto a 20 anni fa. E la natalità continua a scendere: 2% di nati in meno nel 2017 (dati Istat). Sono numeri importanti e allarmanti. Nonostante tutto, però, la società sembra non riuscire a farsi carico del problema. E cosa fa la scienza? La scienza cerca, invece, di dare delle risposte con nuove terapie per la cura della sterilità e innovative metodiche di diagnosi prenatale. Di questo si è parlato a Bologna nel Convegno sulla “Riproduzione Assistita e sulla Diagnosi Prenatale” organizzato dai Centri Medici GynePro in collaborazione con CECOS Italia.

In questo ambito sono stati presentati i dati aggiornati sulla tecnica  di trasferimento degli embrioni a stadio di blastocisti (ovvero più maturi e fertili). “Questa metodica permette di avere un sostanziale aumento dei tassi di gravidanza nella procreazione assistita omologa ed eterologa”, spiega il professor Marco Filicori, Presidente del Congresso e Presidente CECOS Italia. “Utilizzando inoltre procedure eseguite interamente in Italia, consente  di evitare il più possibile  il “Turismo Procreativo”, così gravoso per le coppie”.

La legge deve aiutare le famiglie – “La scienza dunque offre sempre più supporti tecnici per aiutare le coppie desiderose di prole, ma è necessario anche che il quadro legislativo si evolva per aiutare le famiglie”, sostiene ancora Filicori. “In qualità di Presidente di CECOS Italia lancio un appello al futuro governo: è necessario modificare le norme che regolano la donazione di spermatozoi e ovociti, prevedendo in Italia, come in altri Paesi Europei, la possibilità di offrire un rimborso per le spese che attualmente donatori e donatrici sostengono da soli. Ciò porterebbe a una riduzione dei costi legati alle pratiche di procreazione assistita eterologa, attualmente fortemente condizionata dagli elevati oneri di invio da Centri esteri, con la possibile fruizione di queste procedure anche da parte delle coppie meno abbienti”.

Una nuova tecnica garantisce il massimo dei risultati – “L’unico vero grosso rischio nelle terapie contro la sterilità è legato all’iperstimolazione dell’ovaio. Ma oggi esiste una nuova tecnica, che come gruppo GynePro noi utilizziamo da anni, che permette di eliminare questo rischio e, in più, dà la possibilità di avere un numero elevato di uova ed embrioni”, continua lo specialista. “Questa terapia consiste nella somministrazione, alla fine del trattamento, di un ormone che induce il segnale della maturazione finale dei follicoli e degli ovociti attraverso l’ipofisi e non direttamente sull’ovaio come le metodiche tradizionali. Si tratta quindi di un approccio più fisiologico e naturale, che permette di avere il massimo dei risultati azzerando i rischi”.

Per quanto riguarda l’efficacia, avere un laboratorio tecnologicamente molto avanzato permette di aumentare le percentuali di gravidanza – Un aspetto fondamentale da questo punto di vista è la possibilità di seguire lo sviluppo degli embrioni con incubatori di ultima generazione che filmano con una telecamera e permettono così di non estrarre mai l’embrione dall’incubatore stesso. Ciò permette di ottimizzare lo sviluppo embrionale, di tenerlo sotto controllo, e di giungere alla formazione di embrioni più maturi, le blastocisti, ovvero embrioni che ritroviamo dopo 5-6 giorni di coltura, piuttosto che gli embrioni al 2°-3° giorno di sviluppo che sono correntemente utilizzati in molti altri Centri. “E’ grazie a loro che si riescono ad avere tassi di gravidanza estremamente elevati. Questa tecnica inoltre è particolarmente utile nel caso di ovodonazione, perché viene quasi sempre svolta con ovociti ottenuti in altri Paesi, congelati e spediti ai Centri Italiani. Fino ad ora si pensava che questa procedura (ovociti congelati) fosse associata a una riduzione delle percentuali di successo. Il nostro gruppo invece ha visto che, quando si utilizzano blastocisti, è possibile ottenere gli stessi elevatissimi tassi di successo dell’ovodonazione svolta con ovociti freschi. Ciò permette alle pazienti di rimanere in Italia per eseguire i trattamenti, anziché recarsi all’estero, evitando quindi ulteriori disagi e aggravio di costi. Con questo approccio”, conclude il professor Filicori, “il nostro Centro è riuscito ad ottenere il 60% di gravidanze per ogni ciclo di trasferimento embrionario. Noi abbiamo inoltre visto che, quando si utilizzano sia ovociti che spermatozoi donati, e cioè di qualità ottimale, è possibile incrementare ulteriormente le probabilità di successo. Questo significa che, sebbene sottovalutato, anche il fattore maschile gioca un ruolo molto rilevante nelle tecniche di PMA omologa ed eterologa”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *