Probiotici: gli ingredienti per un’integrazione efficace

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Se ne parla da sempre ed è ormai un fatto assodato. I probiotici sono gli alleati del benessere dell’intestino, quindi della salute in generale.
Ma non tutti sono probiotici nel vero senso del termine. Il Ministero della Salute, infatti, definisce probiotici quei microrganismi vivi e vitali che si dimostrano in grado, una volta ingeriti in adeguate quantità, di esercitare funzioni benefiche per l’organismo.

 

Della loro azione e delle caratteristiche degli integratori più all’avanguardia affinché possano esplicare il massimo dei benefici si è parlato .nel corso dell’incontro a margine del meeting 9th PROBIOTICS, PREBIOTICS & NEW FOODS, NUTRACEUTICALS AND BOTANICALS for NUTRITION & HUMAN and MICROBIOTA HEALTH in corso a Roma fino al 12 settembre.

 

“Il microbiota intestinale è un complesso mondo di microrganismi che si sviluppa in ogni persona immediatamente dopo la nascita.” Spiega il Professor Lucio Capurso primario gastroenterologo e presidente del meeting 9th PROBIOTICS, PREBIOTICS & NEW FOODS, NUTRACEUTICALS AND BOTANICALS for NUTRITION & HUMAN and MICROBIOTA HEALTH “Se viene mantenuto il giusto equilibrio tra i suoi componenti, conferisce elementi che agevolano alcune funzioni utili alla salute dell’uomo: si va da quella a favore di strutture dell’apparato gastroenterico, come i villi epiteliali, alla funzione barriera e protettiva nei confronti dei batteri potenzialmente patogeni, all’attività metabolica che si esplica nella produzione sia di vitamine sia di batteriocine ovvero sostanze con azione antibatterica”.

I ritmi di vita frenetici, stress, alimentazione scorretta, impiego prolungato di farmaci, uso di antibiotici sono situazioni che possono provocare quella che in termine medico si definisce disbiosi intestinale ovvero un’alterazione della flora batterica intestinale che si traduce nello sbilanciamento della composizione del microbiota, nella modifica sia delle sue attività metaboliche, sia della distribuzione dei batteri nell’intestino.
“Le conseguenze sono principalmente tre”, continua il Professor Lucio Capurso, “ Diminuzione notevole del numero di batteri benefici in cui rientrano soprattutto Lattobacilli e Bifidobacteria, crescita eccessiva di quelli potenzialmente patogeni, cioè nocivi, e perdita della diversità batterica”.
Nella gran parte dei casi questi tre tipi di disbiosi avvengono contemporaneamente e comportano spesso come campanelli d’allarme alcuni sintomi fastidiosi: senso di gonfiore e tensione addominale, pesantezza, nausea, difficoltà digestive, attività intestinale irregolare (accelerata o rallentata).

Giocare in difesa dell’equilibrio del microbiota intestinale si può, grazie all’impiego di prodotti a base di probiotici, che devono avere precise qualità tra cui la presenza di ceppi specifici di batteri, per così dire amici, come per esempio Lactobacilli e Bifidobacteria, dotati di elevate capacità di superare, rimanendo vivi, le varie porzioni gastrointestinali (stomaco con ambiente fortemente acido e intestino tenue con ambiente alcalino), di riprodursi e di moltiplicarsi: queste qualità ne determinano la loro maggiore potenza.

Precisa in proposito Simone Gugliemetti, Professore associato presso il Dipartimento di Scienze degli alimenti, la nutrizione e l’ambiente (Defens) dell’Università degli Studi di Milano: “Tra i microrganismi probiotici, un ruolo di primo piano è ricoperto dai bifidobatteri, abitanti tipici e specializzati dell’intestino crasso umano, che si sono evoluti esclusivamente all’interno dell’ecosistema intestinale, sviluppando caratteristiche che permettono loro un rapporto privilegiato con la fisiologia umana”.

Per la loro particolare caratteristica i bifidobatteri, una volta reintrodotti nell’intestino con prodotti specifici, per esempio integratori alimentari, ritrovandosi in un habitat favorevole alla loro sopravvivenza, riescono a svolgere in modo particolarmente efficiente il compito di mantenere o ripristinare l’equilibrio della flora microbica attraverso l’effetto barriera contro i microrganismi potenzialmente patogeni per l’uomo.

“I bifidobatteri sono in grado di produrre non solo l’acido lattico (come avviene per altri tipi di probiotici) ma anche quello acetico, potenziando le azioni antimicrobiche (ovvero di inibire i batteri patogeni)”, conclude Guglielmetti: “Per le loro importanti caratteristiche ancora oggi continuano a nascere studi clinici circa le loro proprietà benefiche. Un’attenzione particolare viene riservata al Bifidobacterium animalis subsp. lactis (B. lactis). Quest’ultimo è il più usato nelle formulazioni degli integratori probiotici, perché ha dimostrato maggiori garanzie di sopravvivenza durante i processi industriali di produzione e nel prodotto finale durante il periodo di conservazione”.

Insieme alla qualità, ci sono altri due fattori che entrano in gioco a favore dell’efficacia dei prodotti probiotici. “Il punto di maggiore innovazione consiste nella consapevolezza, che sia necessaria una grande concentrazione di batteri per ottenere un buon effetto probiotico, superiore a 109 CFU (circa 10 miliardi di cellule vive)”. Conclude il Professor Capurso. “L’altro dato interessante è la constatazione che cocktail di diversi batteri, per esempio l’associazione Lactobacilli e Bifidobacteria, con l’aggiunta di un lievito il Saccharomyces Boulardii, possono essere molto più efficaci di singoli ceppi. In definitiva sia un’elevata concentrazione di batteri, sia un loro mix, rientrano tra le caratteristiche di prodotti probiotici all’avanguardia e con ottime probabilità di successo”.

 

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