Nuovi Anticoagulanti Orali: arriva il primo farmaco con l’air bag

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I Nuovi Anticoagulanti Orali (NAO) stanno assumendo un ruolo sempre più strategico nella prevenzione di eventi tromboembolici nei pazienti a rischio. Per questo motivo diventa importante poter disporre per le rare situazioni d’emergenza, di strumenti che ne inattivino gli effetti in maniera rapida, specifica e sicura.

«I Nuovi Anticoagulanti Orali hanno rivoluzionato la prevenzione dell’ictus in presenza di Fibrillazione Atriale e hanno fatto sì che molti pazienti, che prima del loro ingresso nella pratica clinica non venivano trattati, oggi siano “protetti” da complicanze tromboemboliche – ha dichiarato il Dottor Giuseppe Di Pasquale, Direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia dell’Ospedale Maggiore di Bologna – I plus che li caratterizzano sono ormai noti: rispetto alla terapia anticoagulante tradizionale, i NAO, efficaci almeno quanto warfarin ma più sicuri, non necessitano di controlli ematici costanti, hanno scarsissime probabilità di interazioni con alimenti e altri farmaci, sono somministrati a dosaggio fisso e presentano un ridotto rischio di emorragie cerebrali rispetto alla terapia tradizionale».

«Tuttavia – conclude il Dottor Di Pasquale – esistono ancora alcune remore riguardo l’utilizzo di questi farmaci per la mancanza in un antidoto in caso di emergenza. Per questo motivo, l’arrivo di idarucizumab assume una particolare importanza».

La disponibilità di idarucizumab, ioffre ai clinici maggiore sicurezza nella prescrizione di dabigatran, il primo NAO in assoluto per il quale esiste un inattivatore specifico che ne neutralizza gli effetti terapeutici in maniera rapida e sostenuta nel tempo.

Ad oggi sono numerose le evidenze di sicurezza sul dabigatran, che attualmente vanta un follow-up di oltre 6 anni. I dati disponibili provengono sia dagli USA che dall’Europa e derivano prevalentemente da database amministrativi indipendenti, che costituiscono una fonte affidabile per una “macro-fotografia” dell’impiego di dabigatran nel mondo reale, che confermano pienamente i dati di sicurezza ottenuti negli studi clinici.

«Se i NAO hanno ridotto, rispetto al trattamento anticoagulante orale tradizionale il rischio di sanguinamento cerebrale (il più pericoloso per la vita di una persona) – aggiunge la Dottoressa Anna Maria Ferrari, Direttore del Dipartimento di Emergenza Urgenza dell’Azienda Ospedaliera Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia – ciò non significa che non si possano verificare sanguinamenti gravi, soprattutto quando ci troviamo di fronte a pazienti politraumatizzati o per i quali vengano richiesti interventi chirurgici urgenti come, ad esempio, per eliminare ematomi cerebrali, che non sarebbe possibile effettuare in presenza di un’anticoagulazione in fase attiva».

«Evidentemente – aggiunge la Dottoressa Ferrari – questa non è la pratica clinica comune, ma nel momento in cui si verificasse un’emergenza, l’antidoto fa veramente la differenza. L’Azienda Ospedaliera presso la quale opero fa parte dei 10 Centri italiani entrati nella sperimentazione di idarucizumab che, nel nostro caso, abbiamo utilizzato su 5 pazienti, verificandone la sicurezza e l’efficacia. Il fatto di aver potuto impiegare questo farmaco, anche se con i vincoli legati allo studio, ci ha dato la possibilità di intervenire su alcuni pazienti gravi, consentendoci di affrontare con maggior sicurezza un sanguinamento in corso di trattamento anticoagulante con dabigatran».

Per neutralizzare l’effetto della terapia anticoagulante tradizionale vengono generalmente utilizzate terapie non specifiche, come i concentrati di protrombina.

«Pur essendo molto efficaci – aggiunge il Dottor Marco Moia, Responsabile dell’Unità Operativa di Terapia Anticoagulante della Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena di Milano e Presidente dei Centri di Terapia Anticoagulante Orale (FCSA) – questi rimedi vanno ad aumentare la coagulabilità del sangue in modo non sempre ‘controllato’, con il rischio di arrivare ad un eccesso di correzione. L’elemento interessante di idarucizumab – afferma il Dottor Moia – è che non produce alcun effetto pro-trombotico. È un inattivatore altamente specifico per dabigatran e agisce in modo totalmente differente rispetto ai concentrati di protrombina: il suo meccanismo, infatti, elimina in pochi minuti dalla circolazione sanguigna il dabigatran, riportando la coagulazione a una situazione di normalità».

«E’ bene, poi, sottolineare – continua il Dottor Moia – che idarucizumab è importante anche nei pazienti che assumono dabigatran per eventi di tromboembolismo venoso (ulteriore indicazione per cui il farmaco è approvato). In questi casi, infatti, la terapia anticoagulante orale, viene prescritta per un periodo che può essere anche molto lungo (minimo 6 mesi), per evitare eventuali recidive».

 

 

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