NONNI: MODERNI SUPEREROI… A RISCHIO

man-2806396_960_720

Sono attivi. Sono dinamici. E il loro invecchiamento è sempre più ritardato. Svolgono in famiglia, e nella società, ruoli chiave universalmente riconosciuti. Sono gli ultra sessantenni di oggi. E, fin qui, il ritratto è certamente più che positivo. Ma, si è chiesta una recente indagine condotta da Astra Ricerche per conto di Pfizer su un campione rappresentativo della popolazione italiana nello scorso mese di settembre, sono sempre consapevoli del proprio ruolo e di come prendersi cura di sé? E come affrontano il tema della salute e della prevenzione, rispetto a malattie gravi come, ad esempio, la polmonite? La ricerca mette in luce alcune contraddizioni.

Il ruolo e il valore degli anziani per i più giovani e in famiglia Agli anziani vengono riconosciuti ruoli sostanziali per le generazioni più giovani e per le famiglie in generale. Sono un supporto importante per la custodia e l’educazione di bambini e ragazzi (71%), custodi della memoria collettiva (66%) e grazie alla loro esperienza sono in grado di offrire consigli e insegnamenti (61%). Emerge un rapporto che mescola compagnia, autorevolezza, protezione e divertimento in grado di rafforzare i legami tra una generazione e l’altra (48,4%). Nell’esperienza personale degli intervistati più giovani, gli anziani della propria famiglia, i nonni, rappresentano figure cui hanno sempre portato rispetto (91%), sono oggetto di ammirazione e interesse (80%), modello per i loro valori e i loro comportamenti (76%), punto di riferimento a cui chiedere aiuto e consiglio (68%), sono moderni Supereroi.

Manca la consapevolezza di essere soggetti a rischio In generale, gli over60 di oggi sono considerati e si sentono più in forma rispetto ai loro omologhi di 30 anni fa, soggetti attivi, dinamici e in forze. In tema di malattie gravi e potenzialmente letali come la polmonite, gli ultra-60enni sono più informati rispetto al 2015 (14%) e cresce parallelamente anche la percezione di gravità e diffusione della malattia (+8%). Malgrado ciò, si sentono sempre meno a rischio, tanto che solo 1 su 10 pensa di poterla contrarre (9%, contro il 24% del 2015). “Spesso gli adulti sani non sono consapevoli del potenziale rischio di contrarre malattie infettive, ritenendo di non aver bisogno dei vaccini. In realtà, tutti siamo a rischio di contrarre la polmonite, che è tutt’ora la prima causa di decesso per malattie infettive nei Paesi Occidentali”, commenta Francesco Blasi, Professore ordinario all’Università degli Studi di Milano e Responsabile dell’U.O. di Broncopneumologia presso l’IRCCS Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico Cà Granda di Milano. “Solo in Italia si contano ogni anno oltre 9.000 morti a causa della polmonite, per il 96% tra gli over65, quasi tre volte quelle dovute a incidenti stradali e oltre 33 volte quelle causate dall’influenza”.

Invecchiare in salute: incongruenze e falsi miti sulla prevenzioneDalla ricerca emergono incongruenze sulle modalità di prevenzione di patologie gravi come la polmonite. Il 75% del campione ritiene che questa malattia si possa prevenire (+15% negli over60) ma, per la maggior parte di chi lo pensa (83%), la chiave per la prevenzione risulta essere il mantenersi in buona salute, per avere il sistema immunitario sempre “pronto”. La risposta è largamente dominante rispetto al lavarsi spesso le mani con acqua tiepida e sapone (37%, 51% nella fascia 70-85enni). Solo un intervistato su tre pensa che la prevenzione di questa patologia passi attraverso la vaccinazione, nonostante rispetto a due anni fa siano aumentate sia la conoscenza del vaccino contro la polmonite (+12,8%, +19% negli over60) sia il numero di persone che dichiarano di essersi vaccinate (+4,8%). Tra coloro che non si dichiarano vaccinati, solo il 38,5% degli over60 intende farlo.

La vaccinazione: l’unico strumento di prevenzione “La vaccinazione antipneumococcica è, a oggi, l’unico strumento di prevenzione primaria in grado di evitare l’infezione da pneumococco e prevenire lo sviluppo delle malattie e delle complicanze che questo batterio può portare”, commenta Michele Conversano, Past President della S.It.I. Società Italiana di Igiene e Presidente di HappyAgeing. “In particolare, con il vaccino coniugato, che negli adulti richiede un’unica somministrazione per tutta la vita, si può ‘tenere pronto’ il sistema immunitario a reagire nel caso di infezione da pneumococco. I nuovi LEA prevedono che da quest’anno il vaccino pneumococcico sia raccomandato e gratuito in tutte le regioni per tutti coloro che hanno 65 anni o per chi ha una patologia cronica come ad esempio patologie polmonari croniche, malattie cardiovascolari o il diabete. Soprattutto nella popolazione adulta e anziana è importante che aumenti la consapevolezza del rischio di contrarre la polmonite, e che tutti usufruiscano del proprio diritto ad essere vaccinati“.

I nonni: una risorsa sempre più preziosa – Rispetto al ruolo degli ultrasessantenni nella società e in famiglia, sono proprio i più giovani che fanno emergere con forza la centralità della creazione di una cultura del benessere (89%), di campagne loro dedicate per la prevenzione di patologie importanti di cui non sempre sono consapevoli ma che possono avere su di essi effetti particolarmente severi (85%), perché i nonni sono e saranno sempre di più una risorsa preziosa (74%).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *