Malattie infettive: una task force per fermare i superbatteri

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Incentivi alla ricerca e meccanismi di prezzi e rimborso  che favoriscano lo sviluppo di terapie antibiotiche innovative; attuazione di una sorveglianza  o stewardship antibiotica contro l’abuso di questi farmaci negli ospedali e nella comunità;  rigorosi protocolli di igiene all’interno degli ospedali;  rilancio della pratica vaccinale, oggi in preoccupante calo, e promozione  di un uso corretto dei vaccini e di un uso consapevole degli antibiotici  anche negli animali secondo l’approccio One Health, vale a dire una nuova visione della salute umana e della salute animale, intese come “salute unica” .

Queste le misure indispensabili per fermare la diffusione dei batteri resistenti agli antibiotici  che potrebbero rendere complessa la cura anche di semplici infezioni  ed essere la prima causa di morte a livello globale entro il 2050.

Anche in Italia, dove la resistenza agli antibiotici è ai massimi livelli,  si consolida la grande alleanza contro l’emergenza che vede già schierati l’OMS e i ministri del G7.

«La resistenza agli antibiotici è un problema allarmante, potenzialmente drammatico, perché cominciamo ad avere situazioni in cui i pazienti sono resistenti a quasi tutti gli antibiotici e questo vuol dire non avere più strumenti per curarli» afferma Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. «L’utilizzo inappropriato degli antibiotici sta determinando un vasto e rapido sviluppo di ceppi di batteri resistenti, che avrà l’effetto di rendere difficile il trattamento di una gamma sempre più ampia di infezioni oggi abbastanza comuni e facili da contrarre».
Sono ben 4 milioni le infezioni da antibiotico-resistenza registrate ogni anno in Europa. In Italia le infezioni correlate all’assistenza o intra-ospedaliere colpiscono ogni anno circa 284.000 pazienti (dal 7% al 10% dei pazienti ricoverati) causando circa 4.500-7.000 decessi. Le più comuni infezioni sono polmonite (24%) e infezioni del tratto urinario (21%).

Se i termini dell’emergenza sono ormai chiari cominciano a delinearsi anche le strategie per affrontarla.

«C’è bisogno di una campagna informativa diretta ad educare i cittadini e i medici ad un uso appropriato di antibiotici in tutti gli ambiti (ospedale, territorio, strutture veterinarie) – afferma l’Onorevole Raffaele Calabrò, Membro della XII Commissione Affari Sociali della Camera – è necessario far comprendere ai cittadini che un utilizzo improprio degli antibiotici renderà sempre più difficile curare le infezioni causate da batteri resistenti, in quanto gli antibiotici normalmente utilizzati hanno perso efficacia ed è necessario ricorrere ad altri antibiotici».

«La ricerca e lo sviluppo di nuove molecole antibiotiche può avvenire sulla base di un’alleanza forte tra Governi, aziende farmaceutiche e centri di ricerca, in una cornice necessariamente europea – afferma l’Onorevole Federico Gelli, Membro della XII Commissione Affari Sociali della Camera –. Il primo impegno dovrebbe essere quello di favorire e sostenere la realizzazione di studi clinici di livello europeo; il secondo aspetto riguarda la previsione di incentivi per le aziende impegnate in attività di ricerca e sviluppo di nuovi antibiotici; infine, occorre creare condizioni favorevoli a coniugare il diritto di cura con la competitività del mercato. Dunque, è essenziale che il nuovo farmaco venga reso accessibile a tutti i pazienti che ne hanno effettivamente bisogno, ma anche che il suo prezzo sia in grado di riflettere il reale valore che ha in termini di salute pubblica. Su questo aspetto è fondamentale, insieme allo stanziamento di risorse adeguate e a meccanismi efficaci di pricing, il pieno coinvolgimento delle Società scientifiche».

I focolai di crisi in questa emergenza sono soprattutto due: i pazienti “fragili”, persone anziane, affette da più patologie o quelle immunocompromesse, e gli ambienti ospedalieri, dove non sempre vengono adottati o rispettati i protocolli idonei a bloccare il passaggio delle infezioni, come il lavaggio delle mani o le precauzioni nel trasferimento dei pazienti.
«Una volta acquisita la resistenza, i batteri si trasformano in temibili killer che agiscono proprio dove vivono le persone malate, ricoverate nei reparti di oncologia, rianimazione, ematologia e sottoposte a trattamenti invasivi – afferma Giovanni Rezza, Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive Parassitarie e Immunomediate dell’Istituto Superiore di Sanità – in queste condizioni anche un germe banale diventa pericoloso perché l’ambiente ospedaliero amplifica queste epidemie: alcuni microrganismi, come le klebsiellae, hanno ormai invaso tutti gli ospedali».

La partita a scacchi con i superbatteri si gioca soprattutto sulla possibilità di sviluppare e rendere disponibili nuove molecole antibiotiche prima che le infezioni resistenti prendano il sopravvento.

Nel corso dell’ultimo World Economic Forum di Davos oltre 80 aziende produttrici di farmaci, medicinali generici, biotecnologie e dispositivi diagnostici di 18 Paesi hanno indicato in una dichiarazione rivolta ai Governi le misure chiave per facilitare lo sviluppo di terapie antibiotiche innovative: incentivi adeguati, a sostegno degli investimenti in ricerca e sviluppo; meccanismi di rimborso che rendano il prezzo degli antibiotici adeguato ai benefici di salute; modelli innovativi di remunerazione che riducano il legame tra redditività di un antibiotico e il volume venduto, per ridurre la necessità di investimenti promozionali.

 

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