MALATTIE DELLA TIROIDE
: IL 97% DELLE DONNE INCINTE E POVERE NON FA PREVENZIONE


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Il 96,7% delle donne incinte che vivono in stato di povertà non assume integratori per la gravidanza (es. acido folico o multivitaminico). La percentuale arriva al 98,5% tra le italiane e al 95,9% tra le straniere. Un dato allarmante, specie se si considera che l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda un apporto giornaliero di almeno 150 μg di iodio in età adulta e di 250 μg in gravidanza e allattamento. Il deficit di iodio in gravidanza o in fase neonatale può causare aborti, parti prematuri, anomalie fetali, un aumento della mortalità perinatale, danno delle funzioni mentali mentale, gozzo fetale e cretinismo.

Soon i dati allarmanti che emergono da uno studio realizzato da Banco Farmaceutico e Osservatorio Donazione Farmaci e che rappresenta, in Italia, la più ampia analisi mai elaborata in materia.

“Povertà, carenza di iodio e malattie della tiroide”,  rivela che l’80,8% dei poveri intervistati non utilizza regolarmente (o non sa se sta utilizzando) sale iodato, elemento fondamentale per prevenire diverse patologie. La corretta funzione della tiroide è garantita da un adeguato apporto di iodio, presente nel corpo umano in quantità di 15-20 mg, (l’apporto giornaliero necessario è di 150 μg/giorno). Tuttavia, la presenza di iodio in acque e alimenti è molto variabile, spesso inferiore al fabbisogno umano. La profilassi iodica aiuta nella prevenzione del gozzo endemico e degli altri disordini da carenza iodica e consiste in misure semplici come, appunto, l’assunzione di sale iodato (sale fortificato con 30 mg di iodio/ kg).
Il ridotto impiego del sale iodato negli utenti intervistati (19,2%) e in particolar modo tra gli stranieri (13,2%) indica la necessità di migliorare le campagne di educazione sanitaria, in particolar modo per quanti vivono un accesso alle cure sanitarie pubbliche inappropriato.

Tali campagne sono tanto più necessarie quanto più si considerano diversi fattori concomitanti:
ben il 67,2% degli intervistati è in sovrappeso; tra questi, il 32% soffre di vera e propria obesità (malattia – contrariamente a quanto si possa immaginare – maggiormente legata alla povertà)
il 38% degli utenti è fumatore
il 79,7% degli intervistati non è a conoscenza di eventuali patologie croniche. La percentuale ammonta al 76,8% tra gli italiani e all’80,9% tra gli stranieri. Tra chi è a conoscenza di avere una malattia cronica, il 54,3% soffre di ipertensione, il 20,3% di diabete, il 7,5% di malattie renali.

Sulla base dei dati riportati, emerge dunque che la popolazione che ha rinunciato ai farmaci per ragioni economiche, che si rivolge quindi agli enti assistenziali e che normalmente sfugge al monitoraggio del Sistema Sanitario Nazionale, evidenzia un’aderenza molto bassa alla profilassi iodica e, in particolar modo, all’integrazione iodica durante la fase periconcezionale e durante la gravidanza. 
Tale bassa aderenza, spesso, risulta legata ad alimentazione scorretta, insufficiente assunzione di iodio e inadeguata – o addirittura del tutto assente – conoscenza del proprio quadro clinico. Inoltre, si evince che la povertà è una determinante di malattia più incisiva di altri fattori quali l’appartenenza etnica o la migrazione.

 

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