Le vene varicose si curano col laser…

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Secondo recenti stime capillari, venuzze, gonfiori e varici colpiscono il 25% delle donne e il 15% degli uomini e la situazione peggiora con l’età, interessando il 50% degli over 50.
Le varici e l’insufficienza venosa possono essere una scomoda eredità: la predisposizione ereditaria, infatti, coesiste nell’85% delle pazienti affette da varici. Cui si aggiungono fattori predisponenti come il numero di gravidanze e parti, il sovrappeso e alcune professioni, come quelle che prevedono la prolungata stazione eretta.
Durante l’estate, poi, questi problemi sembrano essere ancora più evidenti. Complici gli abiti che scoprono le gambe, questi inestetismi sono davvero fastidiosi. Ma anche l’esposizione al sole e il caldo può peggiorarne lo stato.

“In presenza di segni quali senso di peso, gonfiore e capillari evidenti la prima cosa da fare è un ecodoppler, indagine non invasiva che consiste nella misurazione del grado di insufficienza venosa presente, ossia quella condizione per cui le minuscole valvole presenti all’interno dei vasi non riescono a pompare verso l’alto il sangue e la localizzazione precisa dei punti di reflusso”, spiega il Professor Carlo Spartera, Responsabile del Reparto di Chirurgia Vascolare della casa di cura Villa Valeria di Roma.
La valutazione specialistica consente di definire un corretto piano di azione: dall’uso di calze compressive, alla terapia fisico-riabilitativa, dalla terapia medica sino alla chirurgia.

Il laser a diodi in questo caso è lo strumento più moderno ed efficace perché funziona in maniera specifica su alcune componenti del sangue: il raggio raggiunge l’interno della parete venosa senza danneggiare in alcun modo i tessuti circostanti.
“L’intervento prevede una minuscola incisione all’interno della quale si fa passare una sottilissima sonda che emette il raggio laser, il cui operato viene seguito dall’esterno tramite monitor grazie al costante controllo di un eco-doppler”, prosegue il Professor Spartera. “Il laser agisce sulla parete interna della vena, colpendo selettivamente alcune proteine che la compongono e ‘chiudendola’ quasi fosse sigillata. Un approccio conservativo rispetto al tradizionale approccio di rimozione della safena e delle sue collaterali. L’intervento dura tra i 30 e i 45 minuti con anestesia locale e una leggera anestesia. Le percentuali di successo raggiungono il 90-95% con una percentuale di recidive del 5%. In uso da oltre 15 anni la metodica, chiamata EVLT (sigla per EndoVenous Laser Treatment) è in costante progressivo aumento, con il 70% dei trattamenti eseguiti in ‘one day surgery’ o ricovero diurno anche grazie all’assenza di complicanze attestata dall’autorità americana di controllo dei farmaci, degli alimenti e dei dispositivi medici (FDA). Dopo l’intervento il paziente può tornare a camminare dopo qualche ora. La novità è che ora possiamo trattare con questa tecnica anche le grandi vene come le safene (circa il 75% dei casi sono trattati con il laser) risparmiando l’invasività dell’accesso inguinale”.

Ma quando ricorrere all’intervento laser?
“Appena possibile”, sottolinea il chirurgo, “le varici tendono a peggiorare e ad avere tra i fattori di rischio la gravidanza, l’età e la menopausa a causa della mancata protezione degli estrogeni. Quando le vene sono sfiancate e mostrano quel tipico aspetto a grappolo dell’insufficienza venosa ‘di lungo corso’ è più difficile raggiungere un risultato estetico ottimale”.

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