Il sole? Un prezioso serbatoio di vitamina D. Ma… non per tutti

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Estate, sole. Un’accoppiata vincente per le nostre ossa! Sì, perché l’esposizione ai raggi del sole ci consente di fare il pieno di vitamina D (in particolare la vitamina D3), quella che ci permette di mantenere ai massimi livelli il nostro apparato osseo. Distesi in spiaggia, in barca o in montagna, il nostro corpo si trasforma in un vero e proprio serbatoio che servirà da deposito sino alla prossima primavera. Nei mesi estivi, infatti, la sovrapproduzione di vitamina D ne consente l’accumulo, così che la si possa avere a disposizione anche durante il periodo invernale. Ovviamente, si registrerà un picco subito dopo le vacanze per poi toccare i livelli più bassi da novembre all’inizio della primavera se le uscite non sono sufficienti a ripristinarne i livelli. Ma anche nel periodo estivo bisogna ricordare di dedicare almeno 20 minuti al giorno all’esposizione senza filtri: la protezione solare anche di fattore 6 è capace di bloccare quasi del tutto la sintesi cutanea.

Attenzione però, soggetti troppo magri o troppo grassi possono avere difficoltà a raggiungere lo status ottimale e la maggior parte dei disturbi alimentari è collegato a un deficit di vitamina D. “Sappiamo che, per uno stato osseo ottimale, è necessario avere anche un indice di massa corporea (BMI) nei limiti, sia durante l’infanzia sia nell’adolescenza e nell’età adulta. Infatti, valori di BMI alle estremità dello spettro possono rappresentare un fattore di rischio sia per lo sviluppo dello scheletro che per il mantenimento dello stato osseo”, avverte il professor Ranuccio Nuti, Università di Siena. “E’ ormai noto che oltre il 50% dei soggetti affetti da magrezza patologica e soprattutto anoressia nervosa presenta alterazioni dello stato osseo, in particolare circa il 10 % dei soggetti affetti da anoressia manifesta un quadro di osteoporosi. Tra le molteplici complicanze di questa patologia, oltre al grave calo ponderale, meritano notevole considerazione quelle endocrino-metaboliche, tra cui si annoverano la malnutrizione, con conseguente riduzione della massa grassa e della massa magra, l’ipogonadismo e l’amenorrea, la resistenza periferica all’azione del GH, l’eccesso di cortisolo, nonché la sindrome da basso T3 (uno degli ormoni tiroidei). Tali condizioni contribuiscono alla determinazione sia di alterazioni del metabolismo osseo che a una riduzione della densità minerale ossea (BMD)”.

Anche l’obesità può rappresentare un fattore di rischio per la fragilità ossea. Tradizionalmente l’obesità è sempre stata considerata una protezione contro il rischio di fratture osteoporotiche. In realtà non esistono molti dati in letteratura riguardo alle modificazioni scheletriche cui vanno incontro i pazienti obesi. Recentemente però numerosi studi hanno dimostrato che la presenza di massa grassa non sempre ha un effetto protettivo nei confronti dell’osteoporosi e del rischio di fratture. È stato osservato, infatti, che un eccessivo accumulo di grasso viscerale ha un effetto negativo sulla densità minerale ossea e studi condotti sia su popolazioni asiatiche che caucasiche hanno riportato una correlazione inversa tra tessuto adiposo addominale e BMD femorale.

Dunque, “un giusto apporto di proteine ha un duplice effetto, preventivo e protettivo. Perché contribuisce allo sviluppo di ossa e muscoli forti, anche grazie all’aumento dei livelli di IGF-1 nel sangue (prodotto dal fegato, IGF-1 promuove la formazione di tessuto osseo, di muscolo e aiuta la trasformazione della vitamina D nella sua forma attiva). Inoltre gli aminoacidi che compongono le proteine hanno un ruolo sull’intestino favorendo l’assorbimento intestinale di calcio”, precisa il presidente SINuC, Professor Maurizio Muscaritoli. “E per rassicurare anche chi assume poche proteine da fonti animali, recenti studi hanno confermato che anche le fonti di proteine vegetali funzionano per la prevenzione dell’osteoporosi”.

Come sottolineato anche nelle linee guida per la prevenzione dell’osteoporosi emanate dal nostro Ministero della Salute, l’osteoporosi non è solo conseguente alla perdita ossea che si manifesta con l’avanzare dell’età. Un individuo che non raggiunge un picco ottimale di massa ossea durante l’infanzia e l’adolescenza, può infatti sviluppare osteoporosi senza che vi sia una accelerata perdita ossea in età adulta.

La prevenzione deve iniziare nell’infanzia e durare tutta la vita, e passare per un’alimentazione ricca, equilibrata e completa, mentre sappiamo che spesso nell’età anziana la qualità dell’alimentazione va incontro a uno scadimento, aprendo la strada a quadri clinici di malnutrizione: fattori economici, problemi dentali e di masticazione, mancanza di appetito, rendono l’alimentazione degli anziani monotona, povera e spesso priva del giusto quantitativo di proteine, il che ha come conseguenza la perdita di massa muscolare, debolezza e fragilità con il rischio di cadute.

Come stabilire di quante proteine abbiamo bisogno? Il calcolo è abbastanza semplice: occorre moltiplicare il proprio peso (se adulti) per 0,8 (il fabbisogno in grammi per chilo). Quindi un soggetto di 60 chili avrà bisogno di introdurre nell’organismo 48 gr di proteine. Un etto di carne rossa o pesce apporta 28 grammi di proteine circa, un uovo grande 6 grammi, 400 grammi di latte 16 grammi, 1 etto di formaggio intorno ai 30 grammi, 1 tazza di lenticchie 20 grammi e due cucchiai di burro di arachidi circa 8 (Fonte RDA US Department of Agriculture).

 

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