Il nemico numero uno delle donne? Si chiama fumo

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In Italia aumentano le malattie correlate al tabacco nella popolazione femminile, il tasso di fumatori fra gli uomini continua a diminuire, ma il numero delle fumatrici torna invece a crescere. Secondo un’indagine promossa da Fondazione Umberto Veronesi e condotta da AstraRicerche dal titolo “Le donne. eia fumo in Italia”, fuma il 45% delle donne e il 38,6% lo fa tutti i giorni.

Per queste ragioni la Fondazione Umberto Veronesi ha dedicato al tema “Donne e fumo” il suo impegno in vista del World No Tobacco Day del 31 maggio e per tutto il 2018. Fra le principali novità la prima edizione del Premio alla miglior ricerca sul tabagismo femminile, in collaborazione con la Società Italiana di Tabaccologia, e una mattinata dedicata alla prevenzione con la spirometria in Piazza della Scala a Milano.

La ricerca ha coinvolto un campione di 1.502 donne italiane fra i 15 e i 65 anni e ha restituito un dato allarmante: alla domanda “in un giorno, di media, quante sigarette fuma?” ha risposto “mai”poco più della metà del campione. Il 34.7% fuma 3 o più sigarette al giorno, il 9.7% fuma ‘non tutti i giorni, a volte’ o ‘1-2 sigarette al giorno’. Dieci donne su cento accendono almeno 16 sigarette al giorno.

L’abitudine al tabacco è più diffusa fra le donne mature, più al Sud che al Nord. Fuma poco meno della metà delle italiane, 4 su dieci tutti i giorni. Perché dunque le donne fumano e, soprattutto, perché non smettono? Nel fumo le donne vedono un antistress e tre su quattro hanno provato a smettere, ma a prevalere sono il bisogno di rilassarsi e stemperare le tensioni quotidiane proprio attraverso la sigaretta.

Smettere interessa alla gran parte delle fumatrici, ma prevale una scarsa fiducia nella capacità di lasciarsi il tabacco alle spalle. Tre su quattro ci hanno già provato almeno una volta. Per le più giovani l’ostacolo determinante sono gli amici che fumano, ma è diffusa anche la sottovalutazione del danno. Una su dieci teme di ingrassare.

Ma ai dati sul fumo corrispondono, purtroppo, le nuove diagnosi e la mortalità per tumore del polmone, che sono in aumento fra le italiane, con un trend in salita che riflette l’aumento di donne fumatrici di trent’anni fa. Fra il 1999 e il 2010, mentre i casi di tumore del polmone negli uomini scendeva del 2,5% l’anno, nelle donne saliva del 2,4%. I tumori del polmone, ancora oggi assai complessi da curare, sono solo uno dei costi da pagare al tabagismo femminile. Il fumo di sigaretta infatti è causa di almeno 25 diverse malattie e 18 forme di tumore. Per le donne inoltre il fumo compromette la fertilità e la salute riproduttiva, si lega a menopausa precoce e fragilità delle ossa.

La Fondazione Umberto Veronesi ha quindi ritenuto indispensabile rafforzare il suo impegno per la lotta al tabagismo e per la salute delle donne, con la guida e la supervisione del Comitato Scientifico di No Smoking Be Happy, il progetto di lotta al fumo nato nel 2008.

Nel 2018 la Fondazione bandisce la prima edizione del Premio per la migliore ricerca su fumo e donne, a fianco della Società Italiana di Tabaccologia (SITAB). Il riconoscimento – del valore di 2.500 euro, sarà consegnato a un ricercatore under 40 iscritto alla SITAB nel corso del congresso nazionale in programma a Firenze l’8 e il 9 novembre, con lo scopo di «incentivare, selezionare e diffondere progetti e ricerche che abbiano come finalità la lotta al fumo di tabacco e ai suoi danni nel genere femminile» (bando sul sito tabaccologia.it).

 

Fino  al 31 maggio, infine,  torna in Piazza della Scala, a Milano, la sigaretta gigante della campagna «Spegni l’Ultima» e la mostra sui danni del fumo al corpo umano «Cosa succede al tuo corpo quando fumi?». Il 31 maggio, dalle 10 alle 16, i fumatori potranno sottoporsi a unaspirometria gratuita per verificare lo stato di salute dei loro polmoni.

“La prevalenza della BPCO nel sesso femminile sta aumentando più rapidamente che nel sesso maschile, in particolare nelle donne giovani” – afferma Francesco Blasi, Professore Ordinario di Malattie Respiratorie presso il Dipartimento di Fisiopatologia medico-chirurgica e trapiantidell’Università degli Studi di Milano e Direttore della Pneumologia de IRCCS Fondazione CàGranda Policlinico di Milano. “Negli Stati Uniti le ospedalizzazioni e le morti delle donne correlate con la BPCO hanno superato quelle degli uomini. La suscettibilità maggiore allo sviluppo della malattia nelle donne non è del tutto chiarito, probabilmente vi è una maggiore suscettibilità al danno da fumo, ma dobbiamo anche tenere presente altri possibili fattori comele dimensioni più ridotte del polmone, l’impatto degli estrogeni sugli effetti del fumo,esposizioni ambientali e come il periodo peri menopausale sia un momento di accelerazione della perdita della funzione polmonare. D’altra parte diversi studi hanno dimostrato come larisposta al trattamento con broncodilatatori sia migliore nel sesso femminile. La terapia di base per la BPCO sono i broncodilatatori. I più recenti studi mettono in evidenza come nella BPCO lieve un trattamento con singolo broncodilatatore della classe degli anticolinergici induce un significativo miglioramento della sintomatologia e della funzione polmonare e una riduzione delle riacutizzazioni. Nei soggetti sintomatici con BPCO da moderata a molto gravel’uso di due broncodilatatori con meccanismi d’azione diversi consente di ottimizzare labroncodilatazione ottenendo un miglioramento dei sintomi, della funzione polmonare e una riduzione delle riacutizzazioni. Sarebbe quindi da riservare ai soggetti con storia di allergie, asma, riacutizzazioni frequenti e valori ematici di eosinofili superiori a 300 cellule/ml l’aggiunta in terapia dello steroide inalatorio”

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