Hanno l’asma ma non ditegli che sono malati

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Nel corso della propria vita 3 pazienti asmatici su 4 hanno sofferto di crisi acute (1 su 4 nell’ultimo anno) e 1 su 3 dichiara di esser finito addirittura in Pronto Soccorso. Il 40% riconosce inoltre molto gravi e seri i propri disturbi. Malgrado ciò il 96% ritiene però che la propria asma sia sotto controllo. 

E’ questo il primo dato che colpisce e che emerge dalla survey condotta da Doxa, per conto di GSK, su un campione di 251 pazienti asmatici, attraverso l’SF36, lo strumento di misura della qualità di vita correlata alla salute, utilizzato nella letteratura internazionale, versione short del questionario originario del Medical Outcome Study (MOS). L’SF36 non contiene soltanto scale di misura dello “star male”, ma anche misure di salute positiva. Nello specifico, le dimensioni analizzate sono 9: attività fisica, ruolo e salute fisica, dolore fisico, salute generale, vitalità, attività sociali, ruolo e stato emotivo, salute mentale, cambiamento in salute.

“La persona che soffre di asma – spiega Massimo Sumberesi, direttore generale di Doxa marketing Advice – non si ritiene malato. E’ come se ci trovassimo di fronte ad una sorta di fenomeno di dissonanza cognitiva: un bias percettivo della propria condizione, dovuto, probabilmente, ad una sintomatologia spesso solo saltuaria. Una volta passata la fase acuta, il paziente torna alla normalità e di conseguenza ad una percezione di salute. Questo spiega – prosegue Sumberesi – perché la stragrande maggioranza si cura solo saltuariamente”.

La ricerca mostra infatti che del 70% dei pazienti a cui è stata prescritta una terapia inalatoria, solo il 16% la assume regolarmente. Il 53% ne fa uso al bisogno e di questi il 35% soltanto durante una crisi e un 18% in caso di emergenza. Dietro queste percentuali non dobbiamo dimenticare che ci sono numeri importanti. In Italia i pazienti asmatici sono circa 3 milioni ma sappiamo che potrebbe trattarsi di un numero sottostimato.

In ogni caso, questo 96% di persone che dice di stare bene, in realtà non risulta così in forma. Prosegue Massimo Sumberesi: “7 su 10 hanno difficoltà a svolgere attività fisicamente impegnative, 6 su 10 fanno fatica a salire qualche piano di scale, per più di metà anche camminare per un chilometro risulta troppo faticoso. A chi dovesse credere che questa è una situazione comprensibile e compatibile con la malattia, ricordo che ci sono asmatici che praticano sport ad altissimo livello. E la differenza è data dalla compliance nella cura: chi segue le direttive mediche non ha bisogno di non sentirsi malato, di fatto non lo è”.

Fa pensare anche il dato sull’impatto dell’asma nelle attività quotidiane, in particolare in ambito lavorativo. Il 40% del campione risponde di aver avuto difficoltà ad eseguire la propria attività professionale, il 35% di aver reso meno di quanto avrebbe voluto e il 32% di aver dovuto limitare alcuni tipi di lavoro.

“Valutando questo dato secondo l’algoritmo dell’SF36 esce un dato complessivo di 69, dove 100 è la piena efficienza e 0 la condizione di problematicità massima. Ci troviamo di fronte ad un 30% di capacità produttiva in meno, che ha un impatto significativo anche in termini economici”. Fortunatamente l’asma non comporta, se non in fase di acuzie, dolore fisico tanto che il paziente non lo evidenzia in modo significativo, mentre invece qualche strascico lo lascia in termini di impatto psicologico. Anche in questo caso, se guardiamo il dato aggregato, il paziente si ritiene al 70%. “Questo giustifica la risposta alla domanda successiva – dice ancora Sumberesi – per quasi un terzo degli asmatici la malattia condiziona la concentrazione sul lavoro. Pur non presentando sintomi o situazioni depressive, rispetto ai soggetti sani emerge qualche segnale di disagio e una minore vitalità delle persone con asma, che riverberano – seppure non in modo decisivo – sulle attività sociali”.
Su questa scorta GSK ha anche concluso la seconda parte di uno studio in real life che ha coinvolto 4233 pazienti. Il Salford Lung Study, questo il nome del trial, aveva l’obiettivo di confrontare l’efficacia e il profilo di sicurezza di un trattamento con fluticasone furoato e vilanterolo rispetto a tutte le altre terapie di mantenimento. prescritte dal medico di famiglia. Tutti i pazienti idonei con asma di 74 ambulatori di cure primarie nelle aree di Salford e South Manchester (Inghilterra) – da qui il nome dello studio – sono stati identificati attraverso banche dati e sono stati invitati a partecipare allo studio dal loro medico di riferimento. “L’analisi dell’efficacia nella popolazione in esame  è stato misurato alla 24esima settimana con l’Asma Control Test ed ha evidenziato che i pazienti in cura con fluticasone furoato e vilanterolo avevano una probabilità doppia di ottenere un miglioramento nel controllo della malattia rispetto a tutti gli altri pazienti.
L’altro elemento interessante è che il Salford Lung Study ha avuto criteri di esclusione minimi ed ha arruolato pazienti di età estremamente diverse. I medici avevano la possibilità di controllare i pazienti, gli eventuali accessi al pronto soccorso o in ospedale, gli effetti indesiderati dei farmaci, ma erano gli stessi pazienti a gestirsi i farmaci, come succede nella vita di tutti i giorni. Un modo quindi per valutare la reale efficienza ed efficacia di una terapia. I risultati del Salford saranno pubblicati la prossima settimana sulla rivista Lancet.

 

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