Glaucoma: gennaio è il mese della prevenzione

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Solo in Italia un milione di soggetti sono affetti da glaucoma e 500mila casi risultano non diagnosticati.
Eppure, una visita oculistica annuale a partire dai 40 anni potrebbe evitare il 30% dei casi di cecità nel mondo occidentale.
Per conoscere i fattori di rischio, l’importanza della prevenzione e la conoscenza degli strumenti per tenere sotto controllo la progressione del danno visivo è attiva la campagna social  #soloperituoiocchi

 

Chi soffre di glaucoma inizia a vedere sfuocato, ma col passare del tempo arriva alla perdita graduale del campo visivo fino alla visione tubolare, ossia è come se guardasse attraverso un foglio di carta arrotolato. Vede, ma solo una piccola porzione, per cui è incapace di orientarsi.

Il ladro silenzioso della vista, cosi come è chiamato il glaucoma, può quindi portare alla cecità se non viene diagnosticato e curato in tempo. La causa è legata all’aumento della pressione intraoculare, che danneggia progressivamente il nervo  ottico e il campo visivo. Nella sua genesi tuttavia giocano un ruolo importante anche fattori neurodegenerativi e vascolari.

«All’inizio il campo visivo viene danneggiato nella sua porzione periferica per cui il paziente percepisce di meno il problema perché riesce a vedere bene ciò che ha di fronte, ma mano che il glaucoma progredisce la percezione dello spazio intorno a sé diminuisce e nascono delle difficoltà in alcune delle attività quotidiane» spiega Carlo Nucci, direttore dell’Uoc Oculistica presso il Policlinico Universitario di Roma Tor Vergata. «Il maggior rischio di caduta è legato alla riduzione del campo visivo perché, specie quando interessa la porzione inferiore, la persona ha maggiori difficoltà a vedere le buche per strada, i gradini, le scale ed è più facile cadere oppure urtare contro qualcosa. Inoltre, si è visto che il problema è dovuto anche ad un’alterazione dell’equilibrio».

Il glaucoma può avere un impatto anche sulla capacità di guidare, specie per  l’individuazione di ostacoli che compaiono nella periferia del campo visivo perché vedono bene quello che hanno di fronte agli occhi ma possono avere difficoltà a vedere una macchina, una persona o un altro mezzo che improvvisamente sbuca da una via laterale.
Dunque, per non dover subire tutte queste limitazioni, è fondamentale fare prevenzione: «Negli stadi iniziali della malattia – dichiara Michele Rinaldi, docente di oftalmologia presso la Seconda Università degli Studi di Napoli – il glaucoma può essere asintomatico e senza la corretta prevenzione, può essere diagnosticato solo in una fase avanzata del suo decorso, quando ormai sono manifeste importanti e irreversibili perdite del campo visivo. La diagnosi viene fatta misurando la pressione intraoculare, le fibre del nervo ottico e i difetti del campo visivo».

L’aumento della pressione oculare è il principale fattore di rischio per l’insorgenza del glaucoma, ma questa patologia si può sviluppare anche in soggetti che hanno una pressione oculare normale. Infatti, si stima che dal 30% al 70% dei soggetti con glaucoma ne hanno una forma indipendente dalla pressione oculare alta. «Infatti, conferma Michele Figus, oculista presso l’Aou di Pisa –  se è vero che la pressione oculare è sicuramente il fattore di rischio più importante per sviluppare la malattia, non è sempre presente in tutte le forme con cui la stessa malattia può presentarsi tant’è vero che esiste un tipo particolare di glaucoma che si definisce “glaucoma a pressione normale. Il glaucoma è una malattia neurodegenerativa e come tale condivide alcune caratteristiche con altre malattie neurodegenerative come la malattia di Alzheimer ed il morbo di Parkinson. È ormai chiaro che la riduzione della pressione intraoculare non è sufficiente a prevenire l’insorgenza del glaucoma in tutti i soggetti a rischio e non riesce ad arrestarne la progressione in tutti i soggetti già malati. Sono, quindi, necessarie altre strategie terapeutiche come la neuroprotezione che, affiancate alla riduzione della pressione intraoculare e agendo direttamente sulla cellula neuronale, siano in grado di contrastare la progressiva morte cellulare» conclude Figus.
Tra le varie sostanze ad azione anti-ossidante e bio-energetica, il Coenzima Q10, noto anche come ubiquinone, è considerato una delle molecole più promettenti da affiancare alla terapia tradizionale del glaucoma. «Si tratta di una molecola simile ad una vitamina presente a livello del mitocondrio che partecipa al metabolismo deputato alla produzione di energia all’interno della cellula e che interviene nei meccanismi di rimozione dei radicali liberi – spiega Nucci. Il coenzima Q10 è oggi riconosciuto dalla comunità scientifica come un possibile approccio di supporto nel contrastare i complessi meccanismi di danno neuronale causati dal glaucoma.

Il glaucoma può manifestarsi a qualsiasi età. «Il glaucoma congenito, infatti, si presenta già alla nascita con una prevalenza di 1 su 27.000 nati in Europa. Colpisce il bambino in ambo gli occhi nel 70% dei casi – prosegue il professor Rinaldi. Il tipo ‘giovanile’ può manifestarsi tra i 10 e i 35 anni e inizialmente i pazienti sono completamente asintomatici. L’aumento della pressione intraoculare, l’aumento dell’escavazione del nervo ottico o una perdita del campo visivo sono da considerare campanello d’allarme per una diagnosi precoce. Pertanto, una corretta prevenzione del glaucoma andrebbe fatta sin dai 10 anni del bambino con una banale misurazione della pressione intraoculare e un esame del fondo oculare con particolare attenzione all’analisi del nervo ottico».

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