Dolpo: il segreto meglio custodito del Nepal

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Dolpo, la regione più grande del Nepal, occupa quasi 8000 kilometri quadrati con circa 30 mila abitanti.
Una zona i cui paesaggi sono considerati tra i più spettacolari della Terra, ma anche così inviolata che i rari abitanti della regione sono generalmente installati tra i 3660 m ed i 4000 m, guadagnandosi il record tra le popolazioni che vivono alle altitudini più elevate al mondo. Il popolo Dolpo è strettamente connesso al Tibet da cui ha origine e di cui ne preserva fattezze fisiche e tradizioni religiose e culturali: qui è fortemente venerato il Dalai Lama e, nonostante l’esiguo numero di abitanti, su questo territorio sono ben 130 i gompa, i tipici templi tibetani, dato che connota la profonda fede della popolazione locale.

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Tra le meraviglie nascoste in questa remota parte del Nepal, aperta ai visitatori stranieri solo dal 1989, è possibile ammirare il lago Phoksundo. Forse la principale attrazione della zona, il piccolo specchio d’acqua cristallina gode di una posizione incantevole, le cui acque turchesi sono come un pietra preziosa incastonata in una corona di rade conifere ed un orizzonte di cime rocciose e ghiacciai. Il Phoksundo è anche il nome del Parco Nazionale Shey Phoksundo, che si estende in parte in Cina e che è il più grande parco del Nepal ed anche il solo che condivida con un’altra nazione. Il parco prende nome anche dallo Shey Gompa, luogo sacro dove ogni anno per 3 giorni si celebra la luna piena di agosto.

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Un trekking nel Dolpo consente di ammirare le carovane di yak che ancora oggi vengono spostate su questi territori impervi alla ricerca di cibo. Perfetto per l’inizio d’autunno, questo è un viaggio che offre grandi ispirazioni di carattere etnografico, potendo incontrare popolazioni che seguono uno stile di vita tradizionale antico di centinaia d’anni, e naturalmente ammirare i grandiosi paesaggi delle montagne nepalesi.
Gli incredibili paesaggi della regione del Dolpo sono stati raccontati al mondo anche grazie le immagini del film Himalaya – L’infanzia di un capo, un lungometraggio girato dal regista francese Eric Valli che a lungo visse tra i Tibetani e che decise di raccontare una storia che ne testimoniasse le antichissime ed incontaminate tradizioni. Il film è un documento che racconta le abitudini delle popolazioni seminomadi locali e che nel 1999 ricevette la candidatura come Miglior Film Straniero. Dagli abitanti del Dolpo il film è considerato il loro namdar, che in tibetano significa “libro delle memorie”.

www.welcomenepal.com

 

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