Contraccezione d’emergenza: il 70% delle italiane non ha le idee chiare

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Negli ospedali con i Bollini Rosa e sui canali social parte la campagna di Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere) per un’informazione chiara e corretta sulla contraccezione orale di emergenza. A quanto pare, infatti, le donne italiane non hanno le idee chiare su questo tipo di contraccezione, un “piano B” a disposizione in caso di rapporto non adeguatamente protetto per scongiurare il rischio di una gravidanza indesiderata e dunque di una sua eventuale interruzione. Ad affermarlo è Francesca Merzagora, Presidente Onda, che ha scattato la più recente fotografia sulla conoscenza della contraccezione d’emergenza in Italia attraverso un’indagine, condotta da Elma Research, su un campione di 757 donne tra i 15 e i 45 anni. La ricerca ha analizzato in particolare la conoscenza di questa “contraccezione del dopo”, il vissuto e le modalità di accesso.

“Data l’importanza di tutti gli aspetti che riguardano la contraccezione per il benessere psico-fisico della donna in età fertile”, sostiene Merzagora, “Onda ha deciso di intraprendere un’attività di informazione sulla contraccezione orale di emergenza, partendo dalle conoscenze emerse da questa indagine. Consiste essenzialmente in una campagna sui propri social network con post ad hoc e video pillole e accompagnata dalla realizzazione della brochure ‘La nuova mini-guida sulla contraccezione – Focus sulla contraccezione orale di emergenza’ che sarà distribuita negli ospedali del network Bollini Rosa e scaricabile dal sito www.ondaosservatorio.it. Ancora oggi molte donne non sanno come utilizzare la ‘contraccezione del dopo’ correttamente e quindi questo progetto punta a fare chiarezza sul tema, utilizzando strumenti idonei a raggiungere anche le donne più giovani”. I dati rivelano che le italiane hanno una vita sessuale attiva, il 63% delle intervistate ha dichiarato di avere rapporti sessuali regolari, e sono attente alla salute ginecologica: il 48% si è sottoposta a una visita meno di un anno fa e il 24% fra uno e tre anni fa. Le donne si mostrano in generale consapevoli rispetto all’esistenza della contraccezione d’emergenza (87%), anche se si segnala un gap tra le 2 diverse opzioni.

La “pillola dei cinque giorni dopo” – La conoscenza della tradizionale “pillola del giorno dopo” è consolidata in tutto il campione, mentre un buon 20% non ha mai sentito parlare della cosiddetta “pillola dei cinque giorni dopo”, recentemente introdotta sul mercato. La conoscenza passa principalmente attraverso canali non scientifici, come i media e il passaparola tra amici e conoscenti che emergono come principali fonti di informazione, indicati rispettivamente dal 71% e dal 65% delle donne. Anche in questo caso il trend dell’uso di “Dottor Google” è rispettato, con sei donne su dieci che citano internet come canale informativo, indicato addirittura dall’80% delle intervistate del centro-sud. Importante è anche il ruolo della comunicazione in ambito scolastico secondo una donna su quattro.

Dall’indagine emerge che, anche se le donne sanno che esiste questa “contraccezione del dopo”, hanno un’informazione piuttosto sommaria e superficiale sulla modalità di azione: il 70%, infatti, non sa che, per impedire di avviare una gravidanza indesiderata, la pillola agisce ritardando o bloccando l’ovulazione, non avendo quindi effetti abortivi. Le donne inoltre non hanno chiaro il corretto tempo di assunzione: solo la metà delle intervistate sa che dalla tempestività di assunzione dipende l’efficacia del farmaco, da assumere quindi il prima possibile, e meno di una donna su dieci è a conoscenza che la “pillola dei cinque giorni dopo” è quella che garantisce maggiore efficacia.

Non occorre la ricetta per le maggiorenni – Nonostante dal 2015 le maggiorenni possano acquistare i farmaci per la contraccezione d’emergenza senza ricetta medica, ancora una donna su tre non sa che è possibile farlo in farmacia e parafarmacia, con il 9% che pensa che sia dispensata solo in ospedale, e oltre un’intervistata su due non è al corrente che la prescrizione medica serva solo per le minorenni.

“La mancanza di conoscenza nasce dal fatto che la contraccezione d’emergenza viene poco spiegata dal ginecologo nel corso della visita come una opzione possibile quando altri metodi contraccettivi falliscono o ci si viene a trovare in situazioni a rischio”, afferma la professoressa Rossella Nappi, Università degli Studi di Pavia. “È per questo che non si comprende la differenza nel tempo di azione delle due diverse pillole disponibili sul mercato e quanto sia importante invece definirle ‘pillola del prima possibile’. La mancanza di ricetta medica ha cercato di rispondere all’esigenza di un’assunzione rapida per garantire l’efficacia migliore. Purtroppo, l’informazione ‘fai da te’ genera un utilizzo a volte improprio che non aiuta le donne a vivere sessualità e riproduzione in modo consapevole e le allontana da un reale progetto contraccettivo che andrebbe sempre discusso con il medico”.

 

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