BPCO: arriva la combinazione terapeutica che migliora il respiro dei pazienti per tutta la giornata

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Nel nostro paese oltre 3 italiani su 4 (il 77%) hanno perso il respiro almeno una volta nella propria vita e oggi quasi 1 abitante su 5 (il 17%) non riesce a camminare velocemente o a salire una rampa di scale. La mancanza di fiato è poi cronica per gli oltre 2,5 milioni di italiani che convivono con la BPCO o Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva: una grave malattia respiratoria che ruba progressivamente il respiro e il cui sintomo principale è proprio il fiato corto (dispnea).

Ogni anno, nel mondo, la BPCO provoca circa 3 milioni di vittime e costituisce così la quarta causa di morte a livello globale. Per restituire ai pazienti il fiato sottratto dalla malattia è ora disponibile anche in Italia la combinazione di aclidinio e formoterolo che è l’unica associazione di due broncodilatatori – a dose fissa precostituita, somministrata in un unico inalatore – capace di controllare i sintomi mattutini (-17,7%), diurni (-21,6%) e notturni (-25,2%) della BPCO rispetto ai monocomponenti, portando inoltre a un miglioramento clinicamente significativo della dispnea.

Commenta Pierachille Santus, Professore associato di Malattie Respiratorie all’Università degli Studi di Milano: “agli studi clinici che sono stati condotti emerge la rapidità d’azione della nuova terapia, che fa sì che il paziente sperimenti un sollievo immediato dei sintomi. Inoltre, la broncodilatazione osservata dopo la somministrazione del farmaco è risultata superiore rispetto a quella ottenuta con i singoli monocomponenti. Ciò determina un’efficacia superiore nel controllo dei sintomi per quanto riguarda la dispnea, in ogni momento della giornata. Tutto ciò si traduce in una maggiore facilità per il paziente nello svolgere le sue normali attività quotidiane come alzarsi dal letto, lavarsi e fare le scale; in modo particolare per quanto concerne le azioni del primo mattino, il momento solitamente più critico per un paziente con la BPCO. La nuova combinazione rappresenta quindi un avanzamento terapeutico con nuove prospettive di utilizzo nei pazienti”.

La BPCO è una malattia che toglie il fiato e ostacola lo svolgimento delle attività più semplici, impattando pesantemente sulla qualità di vita. L’indagine “Gli ostacoli del fiato”, realizzata da GfK e promossa da AstraZeneca, rivela che quasi 1 paziente su 2 è in difficoltà a fare le scale (47%) e a svolgere qualsiasi tipo di attività fisica (45%). A causa della patologia, i pazienti non riescono a dedicarsi ai propri hobby (41%) e ad andare a ballare (36%). Anche il lavoro è investito dalle conseguenze negative della malattia: quasi 1 paziente su 5 (19%) ha dovuto cambiare professione a causa della BPCO, il 9% ha addirittura rinunciato a lavorare.

“La BPCO incide sulle abitudini quotidiane dei pazienti – spiega Paola Rogliani, Direttore Unità di Malattie dell’Apparato Respiratorio Dipartimento di Medicina dei Sistemi dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” – perché può ostacolare lo svolgimento di azioni semplici, come quelle legate all’attività fisica, con inevitabili risvolti nell’ambito della sfera sociale e di conseguenze sulla qualità di vita. I responsabili principali sono i sintomi della malattia: in particolare la dispnea presente anche nelle fasi iniziali della BPCO, che fa sì che il paziente si autolimiti proprio per non avvertire questa fastidiosa sensazione di mancanza di respiro. Si crea quindi un vero e proprio circolo vizioso: non potendo più compiere le attività di prima gli individui affetti da BPCO tendono a chiudersi in se stessi, considerando che la depressione é una delle comorbilità più frequenti. La nuova combinazione con aclidinio e formoterolo interviene proprio sul sintomo della dispnea: l’obiettivo è ridurre la fastidiosa sensazione di mancanza di respiro in modo tale che il soggetto affetto da BPCO possa essere invogliato a riprendere le sue attività quotidiane”.

La BPCO è una malattia cronica e progressiva che comprende diverse patologie respiratorie, come l’enfisema e la bronchite cronica,, e che si manifesta con mancanza di fiato, accumulo di catarro, tosse cronica e infezioni respiratorie ricorrenti. I primi segnali della patologia compaiono intorno ai 40 anni, progredendo poi nel tempo. Nonostante le terapie a disposizione, circa 9 pazienti su 10 in cura per la BPCO continuano a sperimentare i sintomi della malattia in almeno un momento della giornata; più di 1 su 2 li manifesta durante tutto l’arco delle 24 ore nonostante un trattamento regolare. Se smettere di fumare rimane senza dubbio il primo passo per la gestione della BPCO, le cure si sono focalizzate sul ridurre i sintomi e sul ritardare l’evoluzione della malattia,.

“La BPCO è una malattia che evolve progressivamente verso l’insufficienza respiratoria e può portare alla morte – commenta Nicola Scichilone Professore di Malattie dell’Apparato Respiratorio dell’Università degli Studi di Palermo – per cause respiratorie o di altro tipo, come quelle cardiache. Interessa circa il 10% della popolazione generale, ma può raggiungere picchi del 50% nelle persone sopra i 60 anni. Si tratta di una malattia in costante crescita sia nei Paesi sviluppati, sia in quelli in via di sviluppo a causa dell’esposizione al fumo di sigaretta, dell’inquinamento ambientale e dell’esposizione professionale ad agenti inalanti irritanti. Pur essendo cronica e progressiva, la BPCO può essere prevenuta e trattata grazie alla conoscenza dei fattori di rischio, ad una diagnosi precoce che viene effettuata con l’esame spirometrico e ai progressi terapeutici. L’identificazione precoce dei possibili segnali della malattia è quindi fondamentale: non vanno sottovalutati, ad esempio, la tosse mattutina e la mancanza di aria dopo uno sforzo fisico, soprattutto nei fumatori. Diventa fondamentale il dialogo tra medico di base e paziente, non solo per riconoscere ed agire tempestivamente su questi primi sintomi, ma anche per indirizzare il prima possibile il paziente verso un appropriato percorso diagnostico e di gestione della malattia nel tempo”.

 

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