A tavola per prevenire, a tavola per guarire. Mangiare sano per vivere meglio.

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Mettere a confronto i ricercatori dell’IRCCS Policlinico San Donato, dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, dell’Istituto Nazionale dei Tumori e dell’Istituto Europeo di Oncologia, affiancati da noti chef, per fare chiarezza e guidare il pubblico nel mondo dell’alimentazione sana e della prevenzione oncologica, senza perdere di vista il gusto.

L’incontro, dal titolo  “A tavola per prevenire, a tavola per guarire. Il cibo nella prevenzione e cura delle patologie oncologiche”, è organizzato da Salute allo Specchio Onlus, associazione no profit attiva all’IRCCS Ospedale San Raffaele che supporta le pazienti in cura per patologie oncologiche, e da Casa dei Diritti del Comune di Milano, e si terrà il 3 febbraio presso le sale Alessi e Arazzi del Comune di Milano

Valentina Di Mattei, psicologa e ricercatrice dell’Università Vita-Salute San Raffaele, nonché vice presidente di Salute allo Specchio, dichiara: “Un’alimentazione sana, associata ad un’adeguata attività fisica e al controllo di alcuni fattori di rischio (ad esempio fumo e alcol), costituisce uno strumento fondamentale nella prevenzione e gestione di numerose patologie. Un regime dietetico equilibrato, oltre a fornire un apporto di nutrienti necessari a soddisfare i fabbisogni dell’organismo, consente anche di introdurre elementi che svolgono una funzione preventiva e protettiva nei confronti di determinate condizioni patologiche, tra cui i tumori. Mangiare troppo e in maniera non appropriata, infatti, può causare sovrappeso, ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa, diabete e, quindi, aumentare il rischio di varie malattie.”

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“In ambito oncologico – aggiunge Giorgia Mangili, responsabile dell’Unità di Ginecologia oncologica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, nonché presidente di Salute allo Specchio – la letteratura scientifica ha mostrato come una dieta sana e varia sia in grado di prevenire l’insorgenza dei tumori, nonché di influire sul controllo della crescita tumorale. Inoltre negli ultimi anni è stata confermata anche l’importanza del controllo del peso corporeo per le persone con una storia di patologia oncologica.”

A sua volta, Mauro Grimoldi, psicologo e direttore scientifico della Casa dei Diritti, sottolinea: “Il crescente interesse del pubblico sui temi dell’alimentazione e della salute ha contribuito alla diffusione a macchia d’olio di diete e teorie , soprattutto sul web, che promettono miracoli. La papaya fermentata ha ceduto il posto alle bacche di Goji, l’Acai ai più attuali semi di canapa: la ricerca dell’alimento esotico e miracoloso in grado di prevenire e guarire si accompagna alla diffusione di diete sempre più peculiari ed estreme. Quanto di vero c’è in queste promesse? Gli esperti cercheranno di dare risposte e indicazioni utili. Noi riteniamo di aver contribuito con la nostra iniziativa, che proseguirà in futuro con varie modalità, a fare maggiore chiarezza per aiutare tutti a vivere meglio.”

Partendo da queste considerazioni “comuni”, i tre IRCCS (Istituti di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico) partecipanti al convegno, intendono illustrare ciascuno le proprie ricerche più avanzate nel settore, allo scopo di fornire un contributo autorevole e chiaro.
I dati epidemiologici segnalano un preoccupante aumento dei casi di sovrappeso, obesità e patologie a essi correlate (malattie cardiovascolari, diabete 2, alcuni tipi di tumore, ecc.). Allo stesso tempo siamo circondati da una grande quantità di informazioni sui contenuti calorici e nutrizionali dei cibi, di ricette per prepararli in modo salutare e dalle più disparate diete dimagranti.

 

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“Come è possibile – si domanda quindi il dottor Stefano Erzegovesi, responsabile del Centro per i disturbi del comportamento alimentare dell’IRCCS Ospedale San Raffaele -– che sappiamo tanto sul cibo sano ma, alla fine, mangiamo male e spesso ci ammaliamo? Ci possono venire in aiuto la neurofisiologia, che ha spiegato alcuni dei potenti effetti che il cibo esercita sul nostro cervello, e la psicologia, che ha compreso alcune strette relazioni tra stati emotivi, relazioni umane e alimentazione.Abbiamo quindi studiato alcune delle relazioni, intense e apparentemente invisibili, tra il funzionamento del cervello e il cibo che mangiamo.”
“Inoltre – prosegue Erzegovesi – al San Raffaele stiamo implementando una Scuola di Cucina e, in particolare, i Laboratori di Cucina di Salute allo Specchio, per illustrare ai pazienti che vi partecipano le fondamentali tecniche di cucina sana, assieme a specifiche informazioni di nutrizione clinica, con particolare riferimento allo ‘Healthy Eating Plate’ della Scuola di Harvard. In pratica, si utilizzano prodotti vegetali (verdura e frutta), carboidrati a basso indice glicemico (es. cereali integrali in chicco), proteine salutari (più vegetali che animali), giusti condimenti (olio extravergine d’oliva), giusto apporto di fibre, che nutre al meglio i batteri amici del nostro microbiota intestinale.”

Il dottor Lelio Morricone, responsabile scientifico del Progetto EAT-Alimentazione sostenibile e direttore del Servizio di Nutrizione Clinica e Prevenzione Cardiovascolare, IRCCS Policlinico San Donato, afferma che: “Le malattie cronico-degenerative rappresentano oggi in Italia la causa principale di richieste di assistenza sanitaria. Molte di esse, come indicato dall’OMS, sono attribuibili a comportamenti che si instaurano sin dalla infanzia, come l’eccessivo consumo di alimenti ipercalorici e nutrizionalmente poveri insieme a una ridotta attività fisica, con il conseguente aumento di obesità e sovrappeso.  Intervenire attraverso la prevenzione e farlo sui giovani rappresenta un investimento cruciale per la salute di oggi e del futuro e non solo per le malattie del metabolismo. La letteratura scientifica mostra sempre più chiaramente come gli interventi di prevenzione coronati da successo siano quelli integrati, con la partecipazione di famiglie, scuole, operatori della salute e comunità, multicomponenti, che promuovono, per esempio, non solo la sana alimentazione ma anche l’attività fisica e la diminuzione della sedentarietà, la formazione dei genitori e l’educazione nutrizionale, continuativi nel tempo. Questi sono gli obiettivi che dal 2009 abbiamo perseguito con il programma EAT Educational con risultati incoraggianti e ripetibili, che mettiamo a disposizione di tutti i pazienti e della comunità.”

 

Intervengono al convegno milanese gli esperti della struttura complessa Epidemiologia e prevenzione dell’Istituto Nazionale dei Tumori (INT), Patrizia Pasanisi ed Eleonora Bruno, entrambe epidemiologhe e nutrizioniste.
“I tumori più frequenti delle popolazioni occidentali – affermano le ricercatrici INT -– sembrano condividere un meccanismo eziologico comune, che dipende dallo stesso stile alimentare che favorisce altre patologie croniche delle stesse popolazioni: il diabete, le dislipidemie, l’ipertensione, l’obesità, le coronaropatie, le demenze senili. Si tratta della dieta ad alto indice glicemico (zuccheri, farine raffinate, amidi rapidamente digeribili), ricca di grassi saturi (carni rosse e latticini) e povera di semi e altri alimenti integrali, instauratasi in tutti i paesi industrializzati, che sta alla base dell’insulino-resistenza con iperinsulinemia e della sindrome metabolica. L’iperinsulinemia accresce la disponibilità di fattori di crescita quali l’IGF-I, aumenta la disponibilità di ormoni sessuali (e quindi verosimilmente lo sviluppo di tumori ormonodipendenti) promuovendo la sintesi ovarica di androgeni e inibendo la sintesi epatica di SHBG (Sex Hormone Binding Globulin). L’insulino-resistenza è inoltre associata ad aumentati livelli di infiammazione che favoriscono la comparsa e la progressione dei tumori.” “La nostra ipotesi – proseguono le esperte INT– è che una frazione importante dell’incidenza e della mortalità per i tumori e per le altre malattie croniche frequenti nelle nostre popolazioni potrebbe essere prevenuta attraverso un cambiamento complessivo, radicale ma sostenibile, dello stile di vita comprendente una moderata restrizione calorica e proteica, ottenibile con una dieta di tipo mediterraneo tradizionale e macrobiotico, e un aumento dell’attività fisica; un trattamento chemio-preventivo con metformina, un farmaco il cui meccanismo di azione include l’attivazione degli stessi geni attivati dalla restrizione calorica e dall’attività fisica. È sulla base di queste considerazioni che stiamo portando avanti delle sperimentazioni randomizzate controllate di prevenzione.”

 

Al convegno partecipano Lucilla Titta, coordinatrice del progetto Smartfood dello IEO, e Francesca Ghelfi, nutrizionista nell’ambito dello stesso progetto. “È ormai riconosciuto dalla comunità scientifica – sostengono le ricercatrici IEO – che l’intervento più incisivo sull’alimentazione rispetto all’allungamento della vita è senz’altro la restrizione calorica. Esistono però altre ipotesi scientifiche, ad esempio sono state isolate dal mondo vegetale molecole che ‘mimano’ la restrizione calorica. È stato osservato in diversi studi che alcuni composti di origine vegetale agiscono sulle stesse vie metaboliche che vengono attivate o spente della restrizione calorica. Il resveratrolo dell’uva, la fisetina delle fragole o la capsaicina del peperoncino si dimostrano in grado, in base a studi in vitro e su modelli animali, di inibire i geni dell’invecchiamento e stimolare quelli della longevità.”
“Si apre così la possibilità per la ricerca scientifica nutrizionale- concludono le esperte IEO -– di individuare un tipo di alimentazione che simuli la restrizione calorica e che quindi ne apporti gli stessi benefici: prolungamento dell’aspettativa di vita e minor incidenza di malattie croniche.”
A completare il quadro l’intervento di chef particolarmente attenti a coniugare salute e gusto in cucina.. Si tratta di: Giovanni Allegro, di Cascina Rosa, Franco Cadei dell’Acanto-Hotel Principe di Savoia e Pietro Leeman del ristorante Joia, unico ristorante vegano-vegetariano in Italia con una stella Michelin. Gli chef dichiarano: “Gli studi recenti evidenziano sempre più il ruolo chiave del cibo nell’influenzare a lungo termine il nostro metabolismo e la nostra salute. Il cibo che scegliamo e il modo in cui lo cuciniamo influisce sulla quantità di molecole protettive a disposizione del nostro organismo e sulla capacità di sviluppare e rinforzare il nostro microbiota. La cucina buona e sana è una cucina che mira a preparare piatti gustosi ed è attenta all’equilibrio dei componenti, alla loro varietà e al contesto di in cui verrà realizzata.”
Chiuderà il convegno Giorgio Donegani, past president della Fondazione Italiana per l’Educazione Alimentare: “Oggi –- sono molte e scientificamente provate le indicazioni utili per la prevenzione della malattia tumorale. Esiste però un doppio problema: quello di trasferire queste indicazioni in modo efficace alla popolazionee quello di mettere la popolazione stessa nelle condizioni di distinguere l’informazione realmente attendibile nel panorama di una ‘divulgazione scientifica’ poco controllata. «Consapevolezza» è la parola d’ordine che deve guidare interventi di educazione alimentare, funzionali a una prevenzione primaria volta a minimizzare i fattori di rischio, nel segno del recupero di un sano rapporto con il cibo.”

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