3 PAZIENTI DIABETICI su dieci RISCHIANO DI PERDERE LA VISTA

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L’allarme arriva dal 2° Forum Nazionale sulla Retinopatia Diabetica che si è tenuto al Senato sul tema “Retinopatia Diabetica: una lotta possibile”, promosso dall’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità (IAPB Italia Onlus) e dalla rivista di economia e politica sanitaria Public Health & Health Policy (PH&HP), con il patrocinio del Senato della Repubblica, del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità.

Questa patologia, che in Italia interessa oggi oltre un milione di pazienti, in assenza di un miglioramento del quadro assistenziale, genererà un aumento della spesa sanitaria di 4,2 miliardi di euro nel periodo 2015-2030, secondo un recente studio condotto dal CEIS-Università di Roma Tor Vergata che ha valutato anche l’impatto economico declinato sulle singole regioni.

La retinopatia diabetica (RD) è la complicanza microvascolare più comune del diabete mellito, patologia che causa danni alle pareti vascolari di tutto l’organismo. Colpisce i capillari della retina che, non più in grado di irrorarla adeguatamente, producono lesioni e ischemie in diverse aree dell’occhio causando ipovisione grave. Secondo le stime, si tratta della prima causa di cecità non traumatica in età lavorativa negli adulti di età compresa tra 20 e i 74 anni ed è inoltre la responsabile del 13 per cento dei casi di grave handicap visivo.

Secondo i dati di un’indagine sul diabete condotta quest’anno dall’Ncd Risk Factor Collaboration, e basata su 751 studi di popolazione, il numero dei diabetici è quadruplicato dal 1980 al 2014 passando da 108 a 422 milioni. In Italia si è passati dai 2,4 milioni di diabetici nel 1980 ai 4,3 milioni nel 2014. Le ragioni sono da ricondurre in particolare alla maggiore longevità e all’incremento di obesità e sovrappeso. Dal momento che la RD si riscontra in circa un terzo degli individui diabetici, e che circa il 2 per cento dei pazienti con diabete sviluppa una forma grave di tale complicanza, è facile immaginare la crescente importanza di questa patologia nel presente e nel prossimo futuro.

Purtroppo, a fronte di questi dati, non c’è ancora una risposta sanitaria adeguata a contrastare la crescente diffusione della retinopatia diabetica. Una patologia che, in assenza di un miglioramento del quadro assistenziale, genererà un aumento della spesa sanitaria di 4,2 miliardi di euro nel periodo 2015-2030, secondo un recente studio condotto dal CEIS-Università di Roma Tor Vergata che ha valutato anche l’impatto economico declinato sulle singole regioni.

«Sensibilizzazione, diagnosi precoce e riabilitazione sono le tre parole chiave per uscire da questo quadro così’ preoccupante, che ha evidenziato  l’importanza dello screening come strumento per debellare la crescita della patologia, il suo impatto sulla qualità della vita, il miglioramento dell’allocazione delle risorse umane ed economiche, la centralità delle linee guida e dei percorsi diagnostico-terapeutici, il salto di qualità offerto dalla telemedicina per la diagnosi precoce e la necessità del dialogo intenso tra medici di medicina generale, oculisti e centri diabetologici.

Il quadro gestionale della patologia oggi ci presenta pazienti che vivono una difficile condizione: sotto-diagnosticati (secondo il rapporto ARNO 2015 solo l’11 per cento dei soggetti diabetici è stato sottoposto a visita oculistica), non trattati adeguatamente o, ancora, non sottoposti a screening. Inoltre, una quota importante dei pazienti in trattamento non aderisce pienamente alle cure, assumendo solo in parte i farmaci o non completando le somministrazioni previste. Infine, l’offerta dei centri oculistici specialistici per il trattamento della patologia, sempre secondo un’analisi curata dai ricercatori del CEIS, risulta inadeguata sul piano della quantità e distribuita geograficamente in modo disomogeneo sul territorio.

Da questo punto di vista c’è ancora molto da fare. Già in occasione della prima edizione del Forum Nazionale sulla Retinopatia Diabetica erano state presentate le raccomandazioni alle istituzioni sanitarie del Paese circa le azioni da intraprendere nel breve e nel medio termine: maggiori finanziamenti ai centri oculistici, incremento della programmazione delle attività, predisposizione di percorsi diagnostici terapeutici assistenziali e un incremento delle attività di prevenzione e dello screening in campo oculistico. Imperativi, questi, che sono stati riconfermati anche oggi dai medici di medicina generale, che di fatto rappresentano il primo punto di riferimento con cui il paziente si confronta e al quale è sempre più richiesta una collaborazione con gli oculisti.

 

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